Riassunto capitolo 24 Promessi Sposi


Riassunto del ventiquattresimo capitolo (cap. XXIV) del romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Dove: nel castello dell'innominato, lungo la strada verso il paese, a casa del sarto.

Quando: la stessa giornata del dicembre 1628, dalla tarda mattinata a sera.

Chi: Lucia, la vecchia, l'innominato, la moglie del sarto, don Abbondio, il sarto e i suoi figli, il curato del paese, Agnese, il cardinale.



Sintesi

Il risveglio di Lucia e la notizia della sua liberazione
Lucia si sveglia poco prima del ritorno dell'innominato al castello. Rinnova alla vecchia la preghiera di essere lasciata libera, mentre questa le riferisce che il padrone è assente, ma al suo ritorno farà quello che Lucia desidera. Proprio in quel punto l'innominato lascia entrare nella stanza don Abbondio e la donna scelta per consolare Lucia. Confusa e disorientata, Lucia riceve da don Abbondio la notizia della liberazione; subito dopo l'innominato si mostra a lei, rispondendo con una domanda di perdono al suo istintivo moto di spavento. Quindi tutti quanti si avviano per tornare al paese.


La discesa dal castello al paese
L'innominato procede a cavallo, mentre Lucia e la donna scendono in lettiga e don Abbondio sulla mula. Nel corso del viaggio, la donna spiega a Lucia la ragione della sua presenza, informandola anche su chi sia il signore che l'ha fatta rapire e poi liberare. Don Abbondio, per quanto ormai privo dei sospetti che avevano avvelenato la salita al castello, vive con apprensione anche il viaggio di ritorno. La discesa è ripida, la mula ha il vizio di camminare proprio sul ciglio della strada e le facce dei bravi gli ispirano nuove preoccupazioni; ma è soprattutto il pensiero delle reazioni di don Rodrigo a spaventarlo. Don Abbondio si ripromette di raccontare tutto a Perpetua: sarà lei a divulgare la storia e a far capire che il padrone non ha preso nessuna iniziativa. Per intanto, la sua massima aspirazione è di tornare a casa.


Lucia ospite della famiglia del sarto
Lucia, nel frattempo, è ospite della donna, che è la moglie del sarto del paese. Ristorata con una tazza di brodo, nel rimettersi in ordine tocca con le dita la corona del rosario che si era posta al collo la notte precedente. La memoria del voto si presenta ora nitida: la prima reazione è di rammarico, ma subito Lucia si pente e riconferma l'impegno a non sposare Renzo. Arriva intanto il sarto con i bambini, di ritorno dalla chiesa. Il sarto — un uomo buono, con l'unica presunzione di essere colto per aver letto alcuni libri — racconta alla famiglia riunita a tavola la predica del cardinale, tessendo l'elogio di Federigo e della sua carità; invia poi la bambina più grande da una povera donna del paese, con un po' di vino e di cibo. Nel frattempo arriva Agnese che nel viaggio aveva incontrato don Abbondio di ritorno alla sua casa, ricevendo da lui un sommario racconto dei fatti occorsi a Lucia, e anche la raccomandazione di non fare parola al cardinale del matrimonio. Lucia stessa racconta alla madre il rapimento e la notte al castello, tacendo però del voto: la sua intenzione è di parlarne prima con fra Cristoforo, ma apprende la notizia del suo allontanamento.


La visita del cardinale alla casa del sarto
Il cardinale, che aveva pranzato con l'innominato e in seguito aveva avuto con lui un lungo colloquio, giunge alla casa del sarto per incontrare Lucia. Agnese non si trattiene dall'accennare alle colpe di don Abbondio, anche se non è mossa da desiderio di vendetta: comprende che non servirebbero i rimproveri del cardinale, perché il curato è costituzionalmente pavido. Lucia, per onestà, completa il racconto della madre con l'episodio del matrimonio per sorpresa, che Agnese aveva taciuto; difende quindi Renzo, quando il cardinale accenna ai suoi guai con la giustizia. Il cardinale chiede al sarto di ospitare per alcuni giorni Lucia e Agnese, in attesa di trovare loro una sistemazione sicura; il sarto e la moglie acconsentono, ma l'uomo serberà sempre il rimpianto di non aver saputo rispondere in modo adeguato all'illustre personaggio.


Il ritorno dell'innominato al castello
L'innominato, sul finire della giornata, fa ritorno al castello e convoca i bravi. Annuncia la propria conversione, revoca tutti gli ordini dati fino a quel momento e pone l'alternativa fra restare al suo servizio, adeguandosi al nuovo stile di vita, oppure andarsene. I bravi avranno una notte per decidere; la mattina successiva, saranno convocati singolarmente per la risposta. Ritiratosi nelle sue stanze, l'innominato conclude la sua giornata nella preghiera, quindi si addormenta profondamente.


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