Capitolo 24 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento
     


Capitolo 24 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Analisi e commento del ventiquattresimo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La Struttura

Il ventiquattresimo capitolo chiude due importanti storie che si erano sviluppate all'interno del romanzo dal XIX al XXIV, ovvero quelle dell'Innominato e di Lucia. Il primo esce di scena per poi riapparire più avanti dove concretizzerà la sua conversione attraverso le opere, la seconda invece vede il suo dramma concludersi.

Il XXIV capitolo si può quindi riassumere in tre parti:
  1. La liberazione di Lucia (conclusione del suo dramma);
  2. La sosta della ragazza nella casa del sarto;
  3. L'Innominato ritorna al castello.

Queste tre fasi sono tenuti insieme dall'intervento del cardinale Borromeo che ha sapientemente organizzato il soccorso della giovane e ha saputo "convertire" quel terribile uomo che era l'Innominato, prospettandogli il riscatto dalle colpe e la certezza della redenzione.



I Personaggi e le Tecniche Narrative

Analizzeremo i personaggi di questo 24° capitolo in modo assai schematico, in modo tale da rendere più chiare le ricche annotazioni psicologiche di ciascuno.

Iniziamo dall'Innominato. Egli è imperioso, deciso nei gesti, un capo, un santo, un uomo pacificato che può finalmente dormire tranquillo (ricordiamo a tal proposito la notte angosciosa trascorsa dallo stesso uomo). Il tutto viene narrato attraverso un discorso diretto (viene spiegato ai bravi la loro nuova situazione) e il discorso raccontato.
Don Abbondio, per usare un termine Pirandelliano, viene gettato nel "flusso vitale" da cui si era sempre tenuto ai margini convinto di poter vivere la sua vita senza creare problemi a nessuno e senza che nessuno ne creasse a lui. L'uomo religioso ha quindi un timore sproporzionato alla realtà dei fatti ed è completamente incapace di comprendere il mutamento nell'animo dell'Innominato. La tecnica narrativa del soliloquio produce un vivace effetto comico.
Arriviamo quindi a Lucia che in questo capitolo si pente di aver pronunciato il voto alla Madonna, ha paura di aver commesso un sacrilegio, essendosene pentita, rinnova il voto, ha un'assoluta certezza nell'aiuto della Provvidenza ed è come se si ribellasse di fronte ad un futuro che si prospetta privo sia di amore che, quindi, di Renzo. Il discorso indiretto, riportando i pensieri e i sentimenti del personaggio, arricchisce il carattere. Da sottolineare che il conflitto tra convinzioni religiose e intensità dell'amore per Renzo dona un tocco realistico a Lucia, rendendola autentica, capace di soffrire.
L'ultimo personaggio, anche se di effettivo personaggio non si tratta, è rappresentato dal gruppo familiare del sarto del villaggio dal quale viene condotta Lucia dopo la sua liberazione. Questo nucleo è fortemente legato da un affetto reciproco che ne fa un modello di armonia coniugale, i figli vengono educati nella fede e nel rispetto e disponibilità verso il prossimo. I due difetti che Manzoni, in modo quasi scherzoso, ci fa notare sono che la moglie è un po' pettegola e il marito un po' vanitoso.



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