Riassunto capitolo 19 I Promessi Sposi


Riassunto del diciannovesimo capitolo (cap. XIX) del romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.
Il conte zio e il padre provinciale dei cappuccini


Dove: a Milano nel palazzo del conte zio, nel convento di Pescarenico, nei territori dell'innominato.

Quando: un giorno non precisato (il colloquio fra il conte zio e il padre provinciale), una sera e la mattina dopo (l'allontanamento di fra Cristoforo da Pescarenico), una mattina (la partenza di don Rodrigo verso il castello dell'innominato).

Chi: Il conte zio, Attilio, il padre provinciale, fra Cristoforo, don Rodrigo, l'innominato, il Griso.



Sintesi

Il conte zio invita a pranzo il padre provinciale
Il conte zio, dopo l'incontro con Attilio, decide di agire contro fra Cristoforo. Perciò invita a pranzo il padre provinciale dei cappuccini, insieme al quale compare una serie di commensali la cui funzione è quella di manifestare al religioso la potenza del conte zio.


Il colloquio fra le due autorità
Dopo il pranzo, il conte zio conduce il padre provinciale in un'altra stanza. Nel colloquio tra le due autorità, il conte zio impiega la sua solita tattica di alludere e di minacciare velatamente. Risulta tuttavia chiaro che egli accusa padre Cristoforo di aver avuto rapporti con un pericoloso ribelle, Renzo Tramaglino, e di essere lui stesso un individuo poco affidabile, visto il suo passato. Il padre provinciale ribatte con diplomazia alle parole del conte zio, finché questi non sfodera l'argomento decisivo e vincente: fra Cristoforo è un avversario di don Rodrigo. Questo significa che, qualora il contrasto si inasprisse tutta la famiglia si sentirebbe chiamata a tutelare il proprio onore, con gravi conseguenze nei rapporti con l'ordine dei cappuccini. A queste argomentazioni il padre provinciale cede, anche se tenta di farlo salvando l'onore dell'ordine: afferma di aver già contemplato la possibilità di inviare fra Cristoforo a predicare altrove e che proprio in quei giorni gli era stato richiesto un predicatore da Rimini; chiede inoltre che don Rodrigo dia segni tangibili di rispetto per l'ordine di cappuccini, affinché non sembri che l'allontanamento del frate sia stato causato dal suo urto con lui.


Fra Cristoforo lascia Pescarenico
Una sera, il padre guardiano del convento di Pescarenico riceve l'ordine di far partire fra Cristoforo per Rimini: dovrà anche invitarlo a troncare qualsiasi legame con persone del villaggio. La mattina successiva, fra Cristoforo viene informato della decisione dei superiori e poco dopo lascia Pescarenico.


Don Rodrigo decide di ricorrere all'aiuto dell'innominato
Don Rodrigo decide di ricorrere al tiranno terribile di cui si era fatto cenno in precedenza, per realizzare le sue mire su Lucia. Quest'uomo è l'innominato, un personaggio di cui le cronache del tempo parlano come di un individuo violento e ribelle, conscio della propria superiorità e deciso a violare qualsiasi legge per il puro gusto della trasgressione. La paura che egli provoca spiega il rifiuto, da parte degli storici contemporanei, di chiamarlo con il suo vero nome (si tratta di un personaggio realmente esistito: Francesco Bernardino Visconti, feudatario di Brignano Ghiara d'Adda, responsabile di vari omicidi e poi famoso convertito). Il narratore ne traccia il ritratto morale, insistendo sulla dimensione della ribellione e dell'isolamento, sulla smania di primeggiare e di imporre la propria volontà a chiunque. A paragone dell'innominato, don Rodrigo è un mediocre prepotente che vuole perseguire i suoi illeciti scopi senza però inimicarsi le autorità preposte al rispetto della legge. Per questo motivo egli ha esitato nel decidere di affidarsi all'innominato. Una mattina, però, esce dal suo palazzotto per recarsi, con un una scorta di bravi, al castellaccio dell'innominato.


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