Capitolo 11 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Analisi e commento dell'undicesimo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Questo capitolo risulta molto interessante soprattutto sul piano dell'intreccio, in quanto nella prima parte si raccolgono le fila degli avvenimenti narrati nell'ottavo. In effetti il nono e il decimo capitolo hanno interrotto il racconto e ora il lettore è messo al corrente, in particolare attraverso l'ottica di don Rodrigo, degli esiti fallimentari della notte degli imbrogli.


Struttura

Il capitolo è diviso in quattro macrosequenze:

1) Don Rodrigo attende con ansia l’arrivo del Griso e il dialogo con con Don Rodrigo.

2) Il Griso attraverso le voci che corrono di bocca in bocca riesce a scoprire che Lucia è rifugiata a Monza e che Renzo è andato a cercare aiuto a Milano

3) Il Griso racconta a Don Rodrigo ciò che aveva scoperto e insieme attuano un un piano.

4) Renzo arriva a Milano e viene attratto dalla folla.


Luoghi

• Il primo luogo citato in questo capitolo è la stanzaccia del palazzotto dove Don Rodrigo attende il ritorno del Griso
• Il secondo luogo è villaggio dove le voci corrono di bocca in bocca
• Il terzo è Milano, in particolare la strada che ha un valore simbolico e indica le difficoltà ed il Duomo che invece è l’immagine della nuova vita di Renzo. Per la prima volta si trova a confrontare due realtà diverse, si volta guardando i monti, come aveva fatto Lucia al momento del distacco dal paese.
• Il quarto è il convento Fra Bonaventura.

Il tempo della vicenda è molto breve, si svolge in un giorno.


Personaggi

I personaggi finora incontrati si presentano in una nuova luce.

Don Rodrigo, dipinto come anima perduta nei capitoli. Precedenti mostra di avere dei sentimenti di riconoscenza nei confronti del fidato Griso

Il conte Attilio, finora personaggio brillante quasi simpatico, ora invece si rivela vendicativo, pronto a ricorrere alla menzogna infamante e alla raccomandazione del potente conte zio per difendere il suo orgoglio di famiglia

I personaggi della notte degli imbrogli, ciascuno a modo suo mostra nuovi aspetti con passioni ed atteggiamenti piuttosto ridicoli (la furia di Perpetua, la chiacchiera di Tonio, lo spettegolamento del buon barocciaio; e don Abbondio, che trova una sua coerenza in mezzo a tanti chiacchieroni ripetendo quel che aveva già detto, di star zitti che ne va della vita).

Renzo che era stato visto con molta simpatia nella sua ingenua istintività di montanaro, è presentato nell'ottica di Perpetua, che lo chiama “giovin dabbene:” e quando è invitato ad entrare nel convento ad attendere il padre Bonaventura, egli invece di aspettare preferisce andar a mescolarsi nel tumulto di Milano che gli appare come una città della cuccagna.
È un Renzo ancora immaturo che ha bisogno di affrontare delle esperienze e di imparare dagli sbagli. Inizia la sua maturazione psicologica

La massa popolare ha un valore negativo, fa paura. I vari abbigliamenti rivelano le classi sociali. Particolarmente efficace è la descrizione della mamma che con la veste porta più farina che può e il suo atteggiamento di egoistico rimprovero nei confronti del figlio.


Commento

Questo capitolo rappresenta un asse portante nella struttura dell'opera è un capitolo di trapasso, segna la nuova vita di Renzo.
Colpisce il procedimento narrativo utilizzato soprattutto nell’ultima parte, la rivolta vista da Renzo, come positiva mentre dall’Autore negativa. Lo si intuisce soprattutto dal quadro descrittivo che fa della famigliola dove vengono evidenziati i tratti negativi della madre.
Per Renzo la rivolta è positiva “Il vortice attrasse lo spettatore”, Renzo è attratto, incuriosito. Per il Manzoni invece la massa ha valore negativo, fa paura perché riduce le responsabilità individuali e la razionalità, il buon senso del comportamento, anche se il fine è buono il mezzo non è giustificato.


Molto efficaci sono inoltre:

1. La metafora dei porcellini d'India, cui il narratore ricorre per giustificare il suo saltare da un personaggio all'altro dentro il capitolo.

2. La digressione sull'amicizia, con cui il Manzoni si rivela come profondo conoscitore dell'animo umano. L'amicizia è certo una consolazione, ma inevitabilmente comporta che i segreti circolino impunemente e all'insaputa di tutti.

3. La citazione del verso del Grossi, dove il Manzoni per la prima volta nel romanzo ci parla apertamente, pur senza nominarlo, di un suo amico, e della sua opera letteraria.

4. Il compiacimento nel rievocare la Milano d'un tempo, anteriore alla riforma edilizia neoclassica, che ne fece la capitale d'un regno, ma le tolse profumi d'alberi e di orti.

5. La botte in cui gorgoglia il vino, per indicare le cose che Perpetua dovrebbe tacere e che invece ribollono nel suo animo.



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