Capitolo 10 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento
     


Capitolo 10 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Analisi e commento del decimo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La Struttura

La struttura del capitolo decimo si ricollega a quella del nono, si completa infatti la narrazione del passato di Gertrude iniziato nel capitolo precedente. La storia della monaca è l'anello di congiunzione tra i due momenti della narrazione, tra la fuga di Renzo e Lucia e l'attesa del signorotto, ancora all'oscuro circa l'esito del rapimento.


Lo Spazio e il Tempo

Nei capitoli IX e X prevalgono gli spazi chiusi se si fa eccezione per l'incipit del IX capitolo (approdo sulla riva destra dell'Adda e il viaggio notturno fino all'osteria).
I luoghi chiusi sono essenzialmente due: le stanze della casa paterna e il monastero, entrambi simbolo dell'esclusione di Gertrude dalla vita che lei sogna e quello della reclusione dal mondo esterno, una sorta di riparo dai pericoli. Un mondo che però attrae fatalmente Gertrude che, nella sua mente, è sinonimo di piacere e di un'esistenza brillante.
Gli interni e gli esterni possono quindi anche essere considerati come una metafora del buono (interni) e cattivo (esterni), accessibile (interni) e inaccessibile (esterni).
Per quanto riguarda il tempo possiamo capire, dalle prime pagine del capitolo IX, che siamo nelle prime ore di Sabato 11 Novembre. Un "break" temporale si verifica a cavallo tra il IX e il X capitolo con la breve narrazione dell'infelice storia di Gertrude. Questa pausa ha un duplice significato: sia spiegare l'aspetto insolito e misterioso che tanto colpisce chi si avvicina alla monaca, sia chiarire i motivi della sua condotta in quello che avvenne dopo.


I Personaggi e i Nuclei Tematici

Ovviamente, al centro della narrazione si colloca la figura di Gertrude che racconta il suo dramma.

A condurre Gertrude verso questo dramma concorrono diverse cause, una su tutte l'educazione del padre: oppressiva e indirizzata esclusivamente allo scopo di farle accettare la futura condizione di monaca. Ma Gertrude non viene solo dipinta come vittima, bensì anche come colpevole. È vittima per via dell'educazione subita, della strategia delle monache e della tirannica oppressione del padre, ma è anche colpevole perché ha un uso morboso della fantasia, per uscire da una realtà sgradevole; perché oscilla continuamente tra orgoglio e bisogno di affetto e perché possiede una volontà debole che alterna decisione e indecisione.
Un altro conflitto presente nel capitolo è quello tra il principe-padre e Gertrude; un conflitto tra una persona destinata in partenza alla sconfitta e una società impietosa, incarnata dal padre, che, dominata dalla legge dell'interesse, non esita a sacrificare senza scrupoli chi si oppone a tale legge.



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