Capitolo 28 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Analisi e commento del ventottesimo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La Struttura

I grandi avvenimenti di cui si era accennato nel capitolo 27, vengono alla luce in questo capitolo: si parla infatti della carestia e dei suoi drammatici effetti. Il capitolo si apre con un flashback che consente di ripercorrere i fatti storici dall'autunno del 1928 all'autunno del 1629. Il tempo della storia e del racconto ritornano a coincidere al termine della sezione.

Possiamo schematizzare la struttura del capitolo dividendolo in tre sezioni:

1) Il racconto dell'inarrestabile processo economico che conduce
alla carestia;

2) La descrizione della città affamata e dei primi segni del contagio;

3) La descrizione della discesa dei lanzichenecchi, diretti all'assedio di Mantova.


I Nuclei Tematici

La digressione storica analizza le cause che hanno prodotto la carestia in Lombardia, principalmente a Milano. Le responsabilità principali vengono attribuite ai governanti che non sono riusciti ad agire in tempo e che hanno emanato "grida" del tutto inefficaci. Responsabilità che però ricadono pure sul popolo, illuso che "l'abbondanza fosse tornata a Milano" e che di conseguenza non ha badato al risparmio.
Le pagine che ci parlano degli effetti del disastro sono caratterizzate da un'indagine di tipo sociologico che evidenzia come tutte le categorie sociali, siano travolte dalla carestia. L'immagine della città di Milano si contrappone completamente a quella del tumulto di san Martino. Nel capoluogo lombardo domina il silenzio, interrotto dai lamenti dei moribondi: l'esatto opposto delle urla della folla in rivolta.
In questo quadro desolato emerge la figura del vescovo Borromeo che, con la sua carità, sopperisce all'infefficienza dello Stato nel soccorso agli indigenti. Inefficienza, sommata ad una buone dose di insensibilità, che si materializza nell'affrettata decisione di ricoverare al lazzaretto tutti i mendicanti che circolano per le strade.
La descrizione di questi eventi si svolge su un duplice piano: da una parte abbiamo l'analisi delle sofferenze fisiche, dall'altra la degradazione morale.
La carestia è comunque destinata a cessare, non certo per merito degli uomini, con una conseguente diminuzione dei morti, ma, all'orizzonte, un altro, più terribile problema, si avvicina: la peste.

Analizziamo in breve alcuni punti cardine del capitolo:

1) L'uso sfrenato delle risorse è stato causato dall'abbondanza della farina che ha provocato un calo del prezzo del pane. L'insostenibilità della situazione suggerisce l'utilizzo di risone per il pane di mistura. Hanno inizio i fenomeni di accaparramento;

2) Le misure adottate dal governo: divieto di fare scorte, sequesto di metà del risone a chi ne possiede, fissazione di un prezzo politico del grano, divieto di esportare il pane, il grano e la farina dalla città. Gli effetti di questi provvedimento sono praticamente nulli;

3) La carestia: compare in inverno avanzato, la desolazione si impadronisce della città, la manodopera viene licenziata perché i padroni non riescono più a far fronte al pagamento del salario, bambini, vecchi e donne si danno all'accattonaggio, il cardinale Federigo acquista derrate alimentari da inviare nelle zone più colpite della città, seguito dall'autorità civile che appronta un piano d'intervento che fallisce a causa della drammaticità della situazione;

4) L'arrivo della peste: causata dalle precarie condizione igieniche in cui è precipitata la città, il tribunale decide di concentrare gli indigenti sani e malati al lazzeretto senza riuscire a bloccare però il tasso di mortalità che aumenta in modo vertiginoso anche perché il ricovero non è attrezzato a far fronte ad una calamità del genere (manca l'acqua, il cibo e l'igiene è pessimo), entra a Milano l'esercito tedesco al cui interno cova la peste.



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