Capitolo 25 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Analisi e commento del venticinquesimo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La Struttura

Il 25° capitolo rappresenta la continuazione ideale dell'ottavo, che, lo ricordiamo, si era concluso con il fallimento della notte degl'imbrogli. Nella prima parte si descrive il rientro di Lucia e della madre al paese e la conseguente necessità di trovare un rifugio che porterà all'introduzione di due nuovi personaggi: don Ferrante e donna Prassede. Questo capitolo è importante essenzialmente perché porta a compimento varie fasi del racconto che si dovevano ancora concludere. La struttura del capitolo presenta un frequente uso di flashback ("dopo che l'aveva lasciata, eran nate delle cose, che dobbiamo raccontare") e una mancata coincidenza di fabula e intreccio.



I Personaggi e le Tecniche Narrative

Già da qualche capitolo la figura di Don Rodrigo era in lento appannaggio e in questo capitolo il "cattivo" della storia appare non più tanto sicuro di se, nei confronti di Attilio e dell'Innominato appare rozzo e mediocre e fugge ingloriosamente per sottrarsi ad un incontro con il cardinale.
Una partenza descritta attraverso il discorso raccontato in cui vengono messi alla luce ed evidenziati in modo impietoso alcuni particolari dell'evento. Una volta allontanato, possono rientrare in scena Federigo e Lucia. Il paese intanto, liberato dal male, è ritornato ad essere uno spazio positivo e vitale.
Lucia, smarrita e senza futuro, a causa del voto, si affida alla Provvidenza, il cui intervento si materializza nell'offerta di ospitalità da parte di donna Prassede, presentata al lettore attraverso il discorso indiretto e indiretto libero. Uno "stratagemma" che permette di mettere in luce il contrasto tra l'apparenza e la realtà e ridicolizza spietatamente donna Prassede.
Lei si crede di essere intelligente, si considera caritatevole verso il prossimo, si crede una conoscitrice del cuore umano, giudica la sua persona strumento della Provvidenza, mentre in realtà è limitata e piena di pregiudizi, è invadente e presuntuosa, non comprende il carattere di Lucia, di cui vorrebbe fare un'altra se stessa e manca di simpatia e di rispetto verso gli altri e le loro esigenze.

In altre parole, donna Prassede pensa di incarnare i valori di carità e verità, ma in realtà è la completa antitesi di quei personaggi, come Federigo, Fra Cristoforo e Lucia, loro sì, veri interpreti di questi valori tipicamente cristiani. Il capitolo si conclude con la prima parte del colloquio tra don Abbondio e il cardinale. Il curato condivide le idee del cardinale, ma il sacrificio di sé ha un limite: l'incolumità fisica, di conseguenza si conferma un essere debole e pauroso che non può accettare la logica del cardinale, fondata sull'amore per il prossimo.
L'incontro viene presentato attraverso la tecnica del dialogo e del soliloquio (don Abbondio commenta tra sé e sé i fatti accaduti). Al termine del colloquio, Federigo aspetta che don Abbondio si renda conto della sua mancanza. Il cardinale non pretende di ottenere una giustificazione, ma vuole portare il curato a riflettere sulla propria condotta.



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