Analisi: Ad Angelo Mai, Leopardi


di Giacomo Leopardi
Analisi del testo:


Leopardi ha composto questa canzone a Recanati nel gennaio del 1820, prendendo spunto dalla scoperta di parte del De republica di Cicerone ad opera di Angelo Mai, filologo e bibliotecario della Biblioteca Apostolica Vaticana. È dedicata al conte Leonardo Trissino, amico di Pietro Giordani.

I contenuti sono di tipo eroico-civili come nelle prime due canzoni, ma Ad Angelo Mai introduce un nuovo motivo soggettivo-lirico, incentrato sui temi della noia, della disperazione, della nullità della vita. A questo ozio e alla decadenza dell'Italia contemporanea si oppone la storia, ovvero il ricordo della passata grandezza composto da uno spirito eroico e che sa sia soffrire sia realizzare delle imprese. Tra questi uomini gloriosi della letteratura vi sono: Dante, Petrarca, Colombo, Ariosto, Tasso, Alfieri. Secondo Leopardi, la civiltà moderna ha rinunciato all’immaginazione degli antichi per inseguire il mito del progresso scientifico. In questa poesia hanno un ruolo importante gli stati d'animo del poeta caratterizzati da una profonda delusione e sconforto per il crollare delle illusioni e perché sente che la propria vita è minacciata dal tedio e dal senso del nulla.

Schema metrico: la canzone si compone di dodici strofe di 15 versi, dei quali 12 endecasillabi e 3 settenari (il 2°, il 7°, l’11°), con il seguente schema di rime: AbCBCDeFGDeFGHH.

Fra i caratteri stilistici e metrici di questa canzone sono da rilevare in particolare:
  • L’impiego di parole ed espressioni che evocano idea di infinito e di indeterminato (e perciò, per Leopardi, di per sé poetiche): antica, lunga etade, obblio, ignota, infiniti, ecc.; 
  • Il ripetersi dei suoni nasali (in particolare in unione con la vocale a) che produce lo stesso effetto di infinito e indeterminatezza; 
  • L’uso di rime baciate in chiusura di stanza, che danno un tono di sentenziosità e apoditticità: ad esempio, la rima culla:nulla, che rappresenta tragicamente il destino di morte e insignificanza dell’uomo; 
  • La mescolanza di parole classiche, auliche e arcaiche (virtude, duolo, averno, ecc.) e di parole vaghe e in- definite, per sottolineare il dissidio fra antico e moderno.

La canzone può essere suddivisa in tre parti:

Prima parte (vv. 1-55): in questa fase Leopardi non nasconde l'ammirazione per Angelo Mai e lo esalta per aver riscoperto le opere degli antichi padri della letteratura.

Seconda parte (vv. 56-175): qui il poeta appare nostalgico, ripensa al periodo del Rinascimento.

Terza parte (vv. 175-180): nella fase conclusiva si rivolge ad Angelo Mai dicendogli che non deve fermarsi a ciò che a trovato ma che deve continuare le sue ricerche con speranza per cambiare l'attuale condizione degli italiani in modo che quest'ultimi possano compiere nobili azioni o almeno vergognarsi della loro abiezione.


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