Cos'è una trappola petrolifera


Per rilevare trappole di petrolio ci sono vari metodi come il rilevamento sismico a riflessione e il rilevamento aerofotografico. Quando viene trovata una trappola petrolifera c’è lo scavo di un pozzo esplorativo e se occorrono ne vengono scavati altri. Successivamente vengono costruite torri di trivellazione fornite di trivelle e trapani che recuperano il petrolio grezzo che viene trasportato, attraverso gli oleodotti, direttamente alle raffinerie.
Il petrolio si è formato in seguito a trasformazioni subite da materiali biologici (per es., plancton e animali marini) che si sono depositati insieme a sedimenti minerali sul fondo di laghi e oceani. Le aree della superficie terrestre ove questo fenomeno si verifica con maggiore facilità sono quelle in prossimità delle coste marine, vale a dire grandi bacini sedimentari delle piattaforme continentali. Quando si forma, il petrolio viene spremuto al di fuori del materiale fangoso composto da sedimenti e materiale organico (roccia madre) che va via via compattandosi. Il petrolio che si forma tende a migrare verso le rocce permeabili più vicine (in genere arenarie o calcari porosi), che diventano così le rocce magazzino. La densità relativamente bassa degli idrocarburi li porta, in questa fase di migrazione, a occupare le zone più elevate delle rocce magazzino, al disopra dell'acqua in esse presente. Si forma così una trappola petrolifera, in cui si instaurano pressioni che possono arrivare fino a 900 atmosfere e temperature dell'ordine dei 150 °C. Se la trappola petrolifera permette l'estrazione del petrolio in essa contenuto tramite perforazioni, si ha un campo petrolifero coltivabile.

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