Descrizione: Innominato


Descrizione: Innominato

Riassunto dell'Innominato
L'Innominato è una delle figure psicologicamente più complesse e interessanti del romanzo. Personaggio storicamente esistito nel quale l'autore fa svolgere un dramma spirituale che affonda le sue radice nei meandri dell'animo umano. L'Innominato, figura malvagia la cui malvagità più che ripugnanza forse incute rispetto, è il potente cui Don Rodrigo si rivolge per attuare il piano di rapire Lucia. In preda a una profonda crisi spirituale, l'Innominato scorge nell'incontro con Lucia un segno, una luce che lo porta alla conversione; solo in un animo simile, incapace di vie di mezzo, una crisi interiore può portare a una trasformazione integrale. Durante la famosa notte in cui Lucia è prigioniera nel castello, la disperazione dell'Innominato giunge al culmine, tanto da farlo pensare al suicidio, ma ecco che il pensiero di Dio e le parolo di Lucia lo salvano e gli mostrano la via della misericordia e del perdono.

Ruolo nel romanzo
Aiutante dell'antagonista, poi dei protagonisti, personaggio storico (simboleggia il pentimento, la conversione, la redenzione, valori base del cristianesimo). Nobile, potente fuorilegge.

Comportamento
Crudele, risoluto, inquieto, introspettivo, sensibile. Dapprima violento, "aspro, dominante e ostile" (v. valle); poi, a seguito del pentimento, umile e desideroso di espiazione.

Dove lo riscontriamo
19° Capitolo
In seguito alle anticipazioni di Don Rodrigo, la presentazione dell’Innominato avviene nel cap. XIX: «…un terribile uomo. Di costui non possiam dire né il nome, né il cognome, né un titolo, e nemmeno una congettura sopra nulla di tutto ciò. […] un tale che, essendo de’ primi tra i grandi della città, aveva stabilita la sua dimora in una campagna, situata sul confine; e lì, assicurandosi a forza di delitti, teneva per niente i giudizi, i giudici, ogni magistratura, la sovranità; menava una vita affatto indipendente; ricettatore di forusciti, foruscito un tempo anche lui; poi tornato, come se niente fosse […]. Fare ciò ch’era vietato dalle leggi, o impedito da una forza qualunque; esser arbitro, padrone negli affari altrui, senz’altro interesse che il gusto di comandare; esser temuto da tutti, aver la mano da coloro ch’eran soliti averla dagli altri; tali erano state in ogni tempo le passioni principali di costui…».

21° Capitolo
L'innominato era grande, bruno, calvo; bianchi i pochi capelli che gli rimanevano. La faccia era rugosa, infatti a prima vista gli si sarebbe dato più di sessanta anni, ma la durezza dei lineamenti e la vivacità degli occhi facevano invidia a quelli di un giovane. Don Rodrigo espose tutta la sua situazione, l’aiuto di cui necessitava per catturare Lucia e vincere la scommessa col cugino. Dopo un po’, però, l’innominato lo zittì (“come se un demonio nascosto dal suo cuore l’avesse comandato”) dicendo che si faceva carico dell’impresa. Poi, però, non si pentì, ma si trovò indispettito d’aver dato quella parola. Già da qualche tempo infatti iniziava a provare una cert’uggia (fastidio) delle brutte e troppe scelleratezze compiute. L’immagine della morte che, vista di fronte ad una nemico gli raddoppiava l’ira, se gli appariva di notte nel suo castello, gli metteva addosso una preoccupazione improvvisa: la morte era l’unico nemico che non poteva vincere e perciò ogni tanto provava una solitudine tremenda. Il Dio che non aveva mai riconosciuto gli pareva che lo avvisasse della sua presenza. Ma tentava di soffocare la sua nuova inquietudine. Invidiava quei tempi in cui era solito commettere iniquità senza rimorso. La coscienza iniziava, quindi, a far sentire il suo peso su quell’uomo perfido.


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