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La giara, Pirandello: riassunto, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la novella La Giara di Luigi Pirandello: riassunto, analisi del testo, descrizione personaggi e commento.
La Giara, episodio del film Kaos ispirato alla novella di Pirandello, con Franco e Ciccio - Screenshot

La giara è una novella di Luigi Pirandello pubblicata nel 1909 che fa parte dal 1927 della raccolta Novelle per un anno. Nel 1917 l'autore ha scritto la sceneggiatura in dialetto siciliano per una commedia teatrale e successivamente questa scena è apparsa anche nel film Kaor, con gli attori Franco e Ciccio (potrebbe esservi di grande aiuto per la comprensione del testo rivedere questa scena). La novella narra di un proprietario terriero testardo e rissoso che assume un abile conciabrocche per la riparazione di una giara.





La giara di Pirandello

In questa pagina trovate tutto ciò che riguarda La giara di Pirandello: il riassunto dettagliato della novella, l'analisi del testo della novella che comprende il linguaggio, la descrizione dei personaggi, del tempo e dell'ambiente, l'uso di figure retoriche e, infine, un commento personale che fa da riepilogo a tutto quanto e pure un confronto con il personaggio Mazzarò de La Roba di Giovanni Verga. Se stavate cercando qualcosa di più semplice e immediato, vi suggeriamo di leggere il riassunto breve de La giara.



La giara: scheda della novella

Titolo La giara
Autore Luigi Pirandello
Genere Novella
Raccolta Novelle per un anno
Data 1909
Corrente letteraria Verismo
Temi trattati Conflitto tra persone, la testardaggine e l'attaccamento ai beni materiali
Luogo podere delle Quote a Primosole
Personaggi Don Lollò Zirafa, Zì Dima Licasi, contadini, avvocato
Frase celebre «Messere e porco, così trattate? Ma guarda un po' che arie da Carlomagno! Scannato miserabile e pezzo d'asino, ci devo metter olio, io, là dentro, e l'olio trasuda! Un miglio di spaccatura, col mastice solo? Ci voglio i punti. Mastice e punti. Comando io.»


La giara: riassunto

Per la nuova e abbondante raccolta delle olive, il proprietario terriero Don Lollò Zirafa aveva calcolato che sarebbe servita una nuova giara e ne aveva ordinata una di altissima qualità a Santo Stefano di Camastra, rinomata località per l'artigiano della ceramica. Don Lollo era un tipo furioso e litigioso: intentava azioni legali anche per futili motivi e aveva speso parecchio denaro per pagare le prestazioni dei professionisti. Il suo consulente legale, stanco di vederlo continuamente nel suo studio per lamentarsi di questo o di quello, gli aveva regalato il codice civile, in modo che potesse autonomamente trovare una soluzione ai problemi. Chi lo incontrava per strada e aveva intenzione di provocarlo, un tempo gli diceva di sellare la mula, perché era il mezzo che usava per andare dall'avvocato, mentre adesso gli diceva di consultare il codice civile, ed egli gli rispondeva a tono con un insulti e minacce. Da alcuni giorni era inziata la raccolta delle olive e Don Lollò non poteva che essere furioso, ovviamente per sciocchezze, come ad esempio qualche olivo che i suoi operai avevano dimenticato tra i rami. Un giorno alcuni contadini trovarono questa famosa giara spaccata in due e temendo che Don Lollò li accusasse del danno, glielo andarono a dire. Questi si scagliò con rabbia furibonda contro i contadini presenti, ma una volta calmatosi gli suggerirono di contattare un bravo artigiano che potesse riparlarla in quanto il danno non era così grave. Si affidò alle mani dell'esperto conciabrocche Zi' Dima Licasi, che aveva scoperto un mastiche miracoloso di cui ne custodiva gelosamente il segreto. Zi' Dima era un vecchio sbilenco che alle parole preferiva i fatti, consapevole del suo talento in questo campo. Ancora una volta, Don Lollò aveva attaccato briga sostenendo che non avrebbe mai messo il suo olio in una giara riparata solamente con del mastice e che voleva che fosse ricucito anche con i punti, nonostante l'avvertimento che la riparazione sarebbe stata vistosa e avrebbe anche comportato un costo maggiore. Stavolta era Zi' Dima a essere arrabbiato, accetta il lavoro controvoglia perché stava andando contro i suoi principi e lo Zirafa lo aveva trattenuto per non laciarlo uscire dal suo podere. Per la riparazione si mise dentro la giara, spalmò il mastici sulla spaccatura e i fece aiutare da un contadino posto all'esterno di essa per tirare il filo di ferro. Dopo un'ora di duro lavoro, Zi' Dima era esausto e non voleva far altro che uscire da lì dentro, essere pagato e andarsene il prima possibile. Era troppo arrabbiato per accorgersi in principio che la giara per quanto fosse larga di pancia era troppo stretta di collo e i tentativi per uscire sono stati vani. Il contadino che lo stava supportando nel lavoro non riusciva a trattenere le risate, che non fecero altro che attirare l'attenzione di Don Lollò, che rimase incredulo dinnanzi a ciò che aveva appena visto. Anch'egli provò a farlo uscire da lì e non riuscendoci stava perdendo la pazienza. Si rese conto che la giara era perfetta e suonava come una campana, e perciò prese la mula per andare a chiedere un consulto a un esperto legale, non prima di aver pagato la giornata a Zi' Dima e ordinando per lui la colazione, che più che hai soldi o al saziarsi era interessato ad uscire da lì dentro, ma doveva ancora pazientare.
Quando Don Lollò finisce di raccontare tutta la faccende all'avvocato, questi riflette su come uscirne ma non riesce a trattenere le risate per l'assurdità del caso e anche per la testardaggine di Don Lollò che lo stava tenendo sotto sequestro per proteggere la giara. Alla fine lo convince dicendogli che il conciabrocche avrebbe dovuto pagargli la giara come era prima di averla riparata, lasciando al conciabrocche stesso valutarne il costo. Lo Zirafa sembra soddisfatto di questa risposta e ritorna al suo podere, riesce perfino con l'inganno delle parole a farsi valutare la giara un terzo del suo valore iniziale (un’onza e trentatré), quel che però non riesce a ottenere sono i soldi perché Zi' Dima non volendo dargliela vinta a Don Lollò, afferma che piuttosto che pagargliela preferisce restare lì dentro a fare i vermi. Don Lollo non si aspettava questo scenario e stava per riprendere la mula, ma era sera e, per evitare l'accusa di sequestro, disse che tutti coloro che avevano sentito lo Zi' Dima erano testimoni del fatto che era lui che adesso non voleva più uscire e l'indomani l'avrebbe denunciato per alloggio abusivo. Ancora una volta Zi' Dima si difende dicendo che lui era disposto ad andarsene, rompendo la giara e senza pagare. Don Lollò si allontana per riposare, ma quella notte non la passò come le altre: la luna illuminava ogni cosa, i contadini avendo fatto tardi avevano preferito accamparsi e Zi' Dima diede le sue 5 lire a uno dei contadini per acquistare alcool in una taverna lì vicino per festeggiare. Nel cuore della notte Don Lollò viene svegliato dal baccano infernale: ubriachi che ballavano, ridevano e cantavano a squarciagola. Don Lollò, allora precipitatosi fuori come un toro infuriato, dà uno spintone alla giara e la fa rotolare giù per la costa. Rotolando, accompagnata dalle risa degli ubriachi, la giara va a spaccarsi contro un olivo. E la vinse Zi' Dima.



La giara: Analisi del testo

Struttura

Di seguito trovate la suddivisione in sequenze della novella:
  1. La raccolta delle olive e acquisto della giara
  2. Descrizione del personaggio Don Lollò Zirafa
  3. La giara viene trovata rotta dai contadini
  4. Don Lollo viene a sapere della giara rotta e si dispera
  5. L'arrivo di Zi' Dima e descrizione del personaggio
  6. La tecnica del mastice... ma con l'aggiunta dei punti
  7. Zi' Dima rimane intrappolato dentro la giara
  8. Don Lollò va dall'avvocato
  9. La testardaggine di Don Lollò e Zi' Dima
  10. Don Lollò perde la pazienza e rompe la giara, Zi' Dima vince 


Linguaggio

Il linguaggio utilizzato adotta termini appartenenti al lessico borghese (A vossignoria non brucia!), contadino (Non incignata ancora!) e popolare (figli d’un cane, Qua dentro ci faccio i vermi.). Sono presenti descrizioni e le più lunghe riguardano i due protagonisti della novella, che sono descritti sia nell'aspetto che caratterialmente. I dialoghi ricoprono una parte significativa della novella e sono costituiti da battute brevi e coincise, che conferiscono alla novella un ritmo veloce.

Il narratore rimane imparziale dello scontro su chi ha ragione fra i due protagonisti in quanto non commenta la situazione e conclude la novella con una frase breve e concisa che stabilisce il vincitore senza mostrare il seguito dell'esultanza e tutto il resto.



Descrizione dei personaggi

  • Don Lollo Zirafa: è un proprietario terriero della Sicilia, dal carattere scontroso e irascibile, che vuole sempre avere ragione su ogni cosa e pur di avere ragione si rivolge all'avvocato e finisce col sperperare parte delle sue ricchezze in inutili processi.
  • Zi' Dima Licasi: è un abile conciabrocche che è diventato noto in paese per il suo mastice speciale, che gli consente di eseguire dei lavori di qualità e di cui è molto orgoglioso. Viene descritto come sbilenco Anch'egli si fa travolgere dalla rabbia quando vengono messe in discussione le sue capacità, al punto da commettere il grave errore di rinchiudersi dentro la giara senza possibilità di uscirne, ma a differenza di Don Lollò la sua rabbia è temporanea. Egli usa l'ingegno, o per meglio dire la cocciutaggine di Don Lollò, per uscire dalla giara senza dover rimetterci di tasca sua.
  • Avvocato: stanco di vedere Don Lollò lamentarsi nel suo studio, nel tentativo di tenerlo alla larga almeno per i problemi minori, gli dà il codice civile così che possa risolversi i problemi (che lui stesso si crea) anche da solo. Quando Don Lollò e l'avvocato si incontrano per l'ennesima volta per la faccenda della giara, questi sembra divertito per l'assurdità di tutta la faccenda. Offre un valido suggerimento per risolvere il problema ma Zi' Dima non ha alcuna intenzione di risarcire il proprietario della giara.
  • Contadini: hanno paura della furia di Don Lollo, ma ridacchiando, ballando, cantando ubriachi in compagnia del "prigioniero" riconoscono riconoscono in un certo senso l'assurdità della faccenda.


Tempo

La novella si svolge nel periodo della raccolta delle olive e, quindi, della produzione dell'olio. La giara rotta viene trovata alla terza giornata di abbacchiatura delle olive. Il giorno successivo è quello dell'arrivo di Zi' Dima e la novella si conclude nella notte del giorno successivo. Quindi la novella ha una durata di 5 giorni.

Nel testo fabula e intreccio coincidono quasi per tutta la novella, tranne che nella prima parte, nella quale si racconta tramite un flashback (= evento del passato accaduto prima che comincia il racconto) la discussione che ha portato l'avvocato a dare a Don Lollò il codice civile così che possa risolversi alcuni problemi minori anche senza il suo aiuto.



Luogo

Il luogo principale della novella è il podere delle Quote a Primosole che appartiene a Don Lollò Zirafa. Viene nominato anche Santo Stefano di Camastra, che è il luogo dove è stata fabbricata la giara. Altro luogo meno importante è dove si trova lo studio dell'avvocato che per andarvi Don Lollò utilizza la mula come mezzo di trasporto.



Figure retoriche

Di seguito trovate le più evidenti figure retoriche presenti nel testo della novella.
  • Similitudine = "un libricino come quelli da messa"; "bestemmiava come un turco"; "sbraitando a modo di quelli che piangono un parente morto"; "Sonava come una campana"; "come un ceppo antico di olivo saraceno"; "come un gatto inferocito"; "come stordito"; "si dibatteva come una bestia in trappola", "si precipitò come un toro infuriato".
  • Metafora = "minacciava di fulminare".
  • Epifonema = "ci faccio i vermi".


La giara: Commento

È la storia di due persone testarde e troppo orgogliose per venirsi incontro nella risoluzione del problema, che è quello del rimborso della giara. Nemmeno il parere di un avvocato consente ai due di mettersi d'accordo perché ormai non era più una questione di soldi, l'uno voleva prevalere sull'altro come in una gara a chi avrebbe resistito di più.
La novella si conclude con la breve e concisa citazione "E la vinse Zi' Dima", ma in realtà non si può definire una vera e propria vittoria. Certamente non è una sconfitta. Egli avrebbe vinto solo se avesse potuto utilizzare il suo mastice miracoloso o se fosse uscito subito dalla giara. Ovviamente prima o poi sarebbe dovuto uscire da quella giara e al suo interno vi è rimasto per più di mezza giornata e fino a notte fonda. Perfino le 5 lire che aveva guadagnato non gli appartenevano più perché le aveva spese per festeggiare insieme agli altri contadini. Chi certamente ha perso è Don Lollò, egli perde la giara, talmente furioso che non si ricorda nemmeno delle 5 lire, dovrò comprarsi un'altra giara, è anche l'unico dei personaggi che quella notte non festeggia. D'altronde l'autore l'aveva già descritto come un perdente che tutti prendevano in giro e che mettendosi a denunciare tutti stava buttando via il suo denaro. E quello della giara è un altro episodio da aggiungere alle disavventure di Don Lollò.
Il personaggio di Don Lollò non può che riportare in mente un personaggio ideato da Giovanni Verga, Mazzarò, protagonista della novella "La roba". Mazzarò è un uomo arricchitosi per mezzo delle proprie forze ma ossessionato dalla "roba", cioè tutti i beni accumulati nel tempo che non lo rendono felice e che nonostante questo non riesce a staccarsi da essi, proprio come accade al protagonista della novella pirandelliana che non riesce ad accettare che ormai la giara è andata perduta e che dovranno spendere altri soldi per comprarne una nuova.


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