Giunone - Ungaretti: analisi e commento


Appunto di letteratura contenente l'analisi del testo, la spiegazione e il commento della poesia "Giunone" del poeta Giuseppe Ungaretti.

La poesia "Giunone" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1931 e fa parte della raccolta Sentimento del tempo, nella sezione La fine di Crono.



Testo

Tonda quel tanto che mi dà tormento,
La tua coscia distacca di sull'altra...
Dilatati la tua furia un'acre notte!



Analisi del testo e commento

In questa poesia Ungaretti descrive le sue sensazioni nel vedere una meravigliosa figura femminile che esegue un rapido movimento di gambe (es. ha accavallato le gambe) sicura di sé e consapevole della sua bellezza. In particolare la donna in questione è quel tipo di donna con delle belle curve che creano il tormento perfino a un uomo pacato come il poeta, cioè diventa irrequieto solamente osservandola. Lui la paragona a una dea, ma non alla più desiderata dea Venere (associata all'eros e alla bellezza), bensì alla dea Giunone (associata al matrimonio e al parto), la moglie di Zeus, perché la sua bellezza non rappresenta la seduzione bensì il potere, dato che crea il tormento.
 
Nel primo verso vi è un ritmo scandito e spigoloso generato dall'allitterazione della consonante T proprio per evidenziare il pulsare ritmico del sangue in questo endecasillabo (= Ungaretti è sbigottito e tormentato). Nel secondo verso vengono messe in evidenza la rotondità e la morbidezza del corpo della donna. Come potete notare, i due versi per lo stile utilizzato sono in forte contrasto fra loro.

E ciò è dovuto al fatto che l'esperienza erotica che sta vivendo non è lieta, non è appagante. È più come un desiderio ardente che non può essere esaudito (notare i tre puntini di sospensione, come se volesse andare da lei per rivolgerle la parola ma non può) e la notte prende quindi un sapore acre, come a chi resta l'amaro in bocca per non essere riuscito a cogliere l'occasione favorevole.




Figure retoriche

Tonta tanto tormento = allitterazione della T (v.1).

Acre notte = sinestesia (v. 3). L'aggettivo acre appartiene alla sfera sensoriale del gusto.


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