Paradiso Canto 18 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel diciottesimo canto del Paradiso (Canto XVIII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del diciottesimo canto del Paradiso. In questo canto, Dante è turbato dalle parole di Cacciaguida riguardanti il suo esilio ma viene confortato da Beatrice. Cacciaguida indica a Dante alcuni spiriti combattenti per la fede, nel mentre Dante si accorge di essere salito al cielo di Giove dove appaiono gli spiriti giusti che compongono prima una scritta nel cielo e poi la figura di un'aquila. Come conseguenza a quanto visto Dante scaglia un'invettiva contro gli ingiusti tra cui i papi corrotti, e più precisamente nei confronti di papa Giovanni XXII. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 18 del Paradiso.



Le figure retoriche

Beato = perifrasi (v. 2). Per indicare Cacciaguida.

Dolce l’acerbo = ossimoro (v. 3).

Dolce = perifrasi (v. 3). S'intende la gloria futura che gli spetta dopo l'esilio.

L'acerbo = perifrasi (v. 3). S'intendono le brutte notizie della profezia dell'esilio.

Colui ch’ogne torto disgrava = perifrasi (v. 6). Per indicare Dio, ovvero "colui che ripara ogni ingiustizia".

L’amoroso suono del mio conforto = perifrasi (vv. 7-8). Per indicare Beatrice.

Libero fu = anastrofe (v. 15). Cioè: "fu libero, fu sollevato".

‘l piacere etterno = perifrasi (v. 16). S'intende la bellezza divina.

Come si vede qui alcuna volta l’affetto ne la vista, s’elli è tanto, che da lui sia tutta l’anima tolta, così nel fiammeggiar del folgór santo, a ch’io mi volsi, conobbi la voglia in lui di ragionarmi ancora alquanto = similitudine (vv. 22-27). Cioè: "Come talvolta sulla Terra si vede il sentimento nello sguardo di una persona, se questo è tale che tutta la persona sia presa da lui, così nello sfolgorare di quella luce beata verso cui mi voltai compresi quanto il beato avesse ancora desiderio di parlarmi".

Folgór santo = perifrasi (v. 25). Cioè: "luce santa o beata", per indicare Cacciaguida.

Soglia / de l’albero = enjambement (vv. 28-29).

In questa quinta soglia de l’albero che vive de la cima e frutta sempre e mai non perde foglia = metafora (vv. 28-30). Si sta parlando del Paradiso ed esso viene paragonato a un albero che riceve la vita dalla cima, fruttifica sempre e non perde mai le foglie.

Foglia = sineddoche (v. 30). Il singolare per il plurale, "non perde mai le foglie".

Spiriti son beati = iperbato (v. 31). Cioè: "ci sono spiriti beati".

Lì farà l’atto che fa in nube il suo foco veloce = similitudine (vv. 35-36). Cioè: "si manifesterà come nella nube fa il lampo". Sta a significare che scorrerà rapidissimo da una parte all'altra.

Moversi un altro roteando = iperbato (v. 41). Cioè: "muoversi girando, muoversi in tondo".

Vidi moversi un altro roteando, e letizia era ferza del paleo = metafora (vv. 41-42). S'intende che l'altra luce girava in tondo come una trottola per la gioia.

Due ne seguì lo mio attento sguardo, com’occhio segue suo falcon volando = similitudine (vv. 44-45). Cioè: "il mio sguardo attento seguì altri due bagliori, come l'occhio che segue il proprio falcone da caccia mentre vola".

Trasse ... la mia vista = iperbato (vv. 46-47). Cioè: "attrassero la mia vista, attrassero il mio sguardo".

L’alma = perifrasi (v. 50). Cioè: "l'anima" di Cacciaguida.

E vidi le sue luci tanto mere, tanto gioconde, che la sua sembianza vinceva li altri e l’ultimo solere = climax ascendente (vv. 55-57). Cioè: "e vidi i suoi occhi così splendenti, così gioiosi, che il suo aspetto superava in bellezza qualunque altro solitamente avesse, compreso l'ultimo che avevo visto".

E come, per sentir più dilettanza bene operando, l’uom di giorno in giorno s’accorge che la sua virtute avanza, sì m’accors’io che ‘l mio girare intorno col cielo insieme avea cresciuto l’arco, veggendo quel miracol più addorno = similitudine (vv. 58-63). Cioè: "E come l'uomo, sentendo una maggiore gioia nel fare il bene, di giorno in giorno si rende conto di accrescere la propria virtù, così io mi accorsi che il mio ruotare intorno col Cielo era aumentato in ampiezza, vedendo che accrescere la bellezza di Beatrice".

Quel miracol = perifrasi (v. 63). Cioè: "donna miracolosa", per indicare Beatrice.

E qual è ‘l trasmutare in picciol varco di tempo in bianca donna, quando ‘l volto suo si discarchi di vergogna il carco, tal fu ne li occhi miei, quando fui vòlto, per lo candor de la temprata stella sesta, che dentro a sé m’avea ricolto = similitudine (vv. 64-69). Cioè: "E come una donna di carnagione chiara riacquista velocemente il suo aspetto, quando il suo volto si libera dal rossore della vergogna, così avvenne alla mia vista quando vidi la sesta stella che aveva un colore più candido di Marte e che mi aveva accolto nella sua sfera".

Occhi miei = anastrofe (v. 67). Cioè: "miei occhi".

Stella / sesta = enjambement, anastrofe e antonomasia (vv. 68-69). Cioè: "sesta stella", s'intende il sesto pianeta Giove.

Giovial facella = perifrasi (v. 70). Per indicare Giove.

Occhi miei anastrofe (v. 72). Cioè: "miei occhi".

E come augelli surti di rivera, quasi congratulando a lor pasture, fanno di sé or tonda or altra schiera, sì dentro ai lumi sante creature volitando cantavano, e faciensi or D, or I, or L in sue figure = similitudine (vv. 73-78). Cioè: "E come uccelli che si alzano in volo dall'acqua, quasi rallegrandosi a vicenda del pasto consumato, si raggruppano in cerchio o in altre forme, così dentro quelle luci le anime beate si misero a cantare volando, e assumevano l'aspetto ora della lettera D, poi la I, quindi la L".

S’arrestavano e taciensi = endiadi (v. 81). Cioè: "si fermavano e tacevano".

O diva Pegasëa che li ‘ngegni fai gloriosi e rendili longevi, ed essi teco le cittadi e ‘ regni, illustrami di te, sì ch’io rilevi le lor figure com’io l’ho concette: paia tua possa in questi versi brevi! = apostrofe (vv. 82-87). Rivolta alla divina Musa.

‘ngegni ... longevi = paronomasia (v.82 - v.83).

Del vocabol quinto = anastrofe (v. 94). Cioè: "della quinta parola".

Il ben ch’a sé le move = perifrasi (v. 99). Per indicare Dio, il bene che le attira a sé.

Poi, come nel percuoter d’i ciocchi arsi surgono innumerabili faville, onde li stolti sogliono agurarsi, resurger parver quindi più di mille luci e salir, qual assai e qual poco, sì come ‘l sol che l’accende sortille = similitudine (vv. 100-105). Cioè: "Poi, come colpendo i ciocchi ardenti si sprigionano moltissime faville, dalle quali gli sciocchi hanno l'abitudine di trarre presagi, così dalla parte alta della 'M' sembrò che si alzassero più di mille luci, alcune di più e altre di meno, a seconda di come aveva deciso il sole che le aveva accese".

Mille / luci = enjambement (vv. 103-104).

‘l sol = perifrasi (v. 105). Per indicare Dio.

Quei che dipinge lì, non ha chi ‘l guidi; ma esso guida = perifrasi (vv. 109-110). Per indicare Dio, ovvero colui che lì dipinge, non ha modelli né maestri e che lui stesso un maestro.

Contenta pareva = anastrofe (v. 112-113). Cioè: "sembravano contente".

O dolce stella, quali e quante gemme mi dimostraro che nostra giustizia effetto sia del ciel che tu ingemme! = apostrofe (vv. 115-117). Rivolta al pianeta Giove.

Gemme = perifrasi (v. 115). Per indicare i beati.

La mente = perifrasi (v. 118). Per indicare Dio.

Templo che si murò di segni e di martìri = perifrasi (vv. 122-123). Cioè: "il tempio, che fu costruito con miracoli e con il sangue dei martiri". Per indicare la Chiesa.

O milizia del ciel cu’ io contemplo, adora per color che sono in terra tutti sviati dietro al malo essemplo! = apostrofe (vv. 124-126). Rivolta all'esercito del Cielo contro i papi.

Lo pan = perifrasi (v. 129). S'intende il sacramento dell'Eucarestia.

’l pio Padre = perifrasi (v. 129). Per indicare Dio.

La vigna = perifrasi (v. 132). Per indicare la Chiesa.

Colui che volle viver solo e che per salti fu tratto al martiro = perifrasi (vv. 134-135). Per indicare San Giovanni Battista.

Salti = perifrasi (v. 135). Per indicare la danza di Salomé.

Il pescator né Polo = perifrasi (v. 136). Per indicare Pietro e Paolo.


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