Purgatorio Canto 32 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel trentaduesimo canto del Purgatorio (Canto XXXII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del trentaduesimo canto del Purgatorio. In questo canto, Dante, viene invitato dalle tre donne a distogliere lo sguardo da Beatrice per concentrare la sua attenzione sulla processione che ha ripreso il suo corso. Insieme a Stazio e a Matelda segue la processione e vede le vicende allegoriche del carro. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 32 del Purgatorio.


Le figure retoriche

Fissi e attenti = endiadi (v. 1).

Sete = analogia (v. 2). Cioè: "desiderio".

Che li altri sensi m’eran tutti spenti = iperbole (v. 3). Cioè: "che tutti gli altri miei sensi erano inattivi".

L’antica rete = allegoria (v. 6). Cioè: "la forza amorosa di un tempo".

Dal sol percossi = anastrofe (v. 11). Cioè: "abbagliati dal sole".

Glorioso essercito = perifrasi (v. 17). Per indicare la processione.

Come sotto li scudi per salvarsi volgesi schiera, e sé gira col segno, prima che possa tutta in sé mutarsi; quella milizia del celeste regno che procedeva, tutta trapassonne pria che piegasse il carro il primo legno = similitudine (vv. 19-24). Cioè: "Come una schiera di soldati per salvarsi compie una conversione sotto gli scudi, e si gira con le insegne, prima che tutta la massa possa invertire la marcia, così quella milizia del regno celeste ci oltrepassò tutta prima che il carro ruotasse il suo timone".

Quella ch’al serpente crese = perifrasi (v. 32). Per indicare Eva.

Nota = sineddoche (v. 33). La parte per il tutto, la nota anziché il canto.

Un’angelica nota = anastrofe (v. 33). Cioè: "un canto angelico".

Disfrenata saetta = anastrofe (v. 35). Cioè: "una freccia scoccata".

Eramo / rimossi = enjambement (vv. 35-36).

Dispogliata / di foglie = enjambement (vv. 38-39).

La coma sua = anastrofe (v. 40). Cioè: "la sua chioma".

Ne’ boschi lor = anastrofe (v. 42). Cioè: "nei loro boschi".

Non discindi / col becco = enjambement (vv. 43-44).

L’animal binato = perifrasi (v. 47). Per indicare il grifone.

Come le nostre piante, quando casca giù la gran luce mischiata con quella che raggia dietro a la celeste lasca, turgide fansi, e poi si rinovella di suo color ciascuna, pria che ‘l sole giunga li suoi corsier sotto altra stella; men che di rose e più che di viole colore aprendo, s’innovò la pianta, che prima avea le ramora sì sole = similitudine (vv. 52-60). Cioè: "Come le piante terrene, quando scende la gran luce del sole mescolata a quella che brilla dietro alla costellazione dei Pesci (costellazione dell'Ariete), diventano gonfie di gemme, e poi ognuna di esse rinnova il colore dei propri fiori, prima che il sole si congiunga con un'altra stella; così si rinnovò quella pianta che prima aveva i rami così spogli, facendo sbocciare fiori tra roseo e violetto".

Non si canta / l’inno = enjambement (vv. 61-62).

Assonnaro / li occhi spietati = enjambement (vv. 64-65).

Come pintor che con essempro pinga, disegnerei com’io m’addormentai = similitudine (vv. 67-68). Cioè: "come un pittore che dipinge con un modello, descriverei come io mi addormentai".

‘l velo / del sonno = enjambement (vv. 71-72).

Quali a veder de’ fioretti del melo che del suo pome li angeli fa ghiotti e perpetue nozze fa nel cielo, Pietro e Giovanni e Iacopo condotti e vinti, ritornaro a la parola da la qual furon maggior sonni rotti, e videro scemata loro scuola così di Moisè come d’Elia, e al maestro suo cangiata stola; tal torna’ io, e vidi quella pia sovra me starsi che conducitrice fu de’ miei passi lungo ‘l fiume pria = similitudine (vv. 73-84). Cioè: "Come Pietro, Giovanni e Giacomo, condotti a vedere i fiori di quel melo che rende gli angeli ghiotti dei suoi frutti e imbandisce un eterno pranzo di nozze in cielo, dopo essere stati storditi dalla visione, ritornarono in sé al suono della parola (di Gesù) che interruppe sonni ben più profondi, e videro che la loro compagnia era diminuita, essendo spariti Mosè ed Elia, e che il loro maestro (Gesù) aveva mutato la sua veste; così mi svegliai io e vidi che stava china sopra di me quella donna pia (Matelda) che prima mi aveva guidato lungo il fiume Lete".

Fronda / nova = enjambement (vv. 86-87).

Quella ch’ad altro intender m’avea chiuso = perifrasi (v. 93). Cioè: "colei che aveva assorbito tutta la mia attenzione". Per indicare Beatrice.

Sola sedeasi in su la terra vera, come guardia lasciata lì del plaustro che legar vidi a la biforme fera = similitudine (vv. 94-96). Cioè: "Sedeva solitaria sulla terra nuda, come se fosse stata lasciata lì a guardia del carro che avevo visto essere legato dal biforme animale".

Di quella Roma onde Cristo è romano = perifrasi (v. 102). Per indicare il Paradiso, Roma celeste.

Così Beatrice = ellissi (v. 106). Cioè: "così disse Beatrice".

Non scese mai con sì veloce moto foco di spessa nube, quando piove da quel confine che più va remoto, com’io vidi calar l’uccel di Giove per l’alber giù, rompendo de la scorza, non che d’i fiori e de le foglie nove = similitudine (vv. 109-114). Cioè: "Mai un fulmine scese così rapidamente da una densa nube, quando cade da quelle regioni del cielo che sono più in alto delle altre, come io vidi calare dall'alto l'uccello sacro a Giove sull'albero, lacerandone la corteccia, i fiori e le foglie appena nate".

Piegò come nave in fortuna, vinta da l’onda, or da poggia, or da orza = similitudine (vv. 116-117). Cioè: "oscillò come una nave nella tempesta, ondeggiando a destra e a sinistra".

Ne la cuna / del triunfal veiculo = enjambement (vv. 118-119).

La donna mia = anastrofe (v. 122). Cioè: "la mia donna".

L’arca / del carro = enjambement (vv. 125-126).

E qual esce di cuor che si rammarca, tal voce uscì del cielo = similitudine (vv. 127-128). Cioè: "e come una voce esce da un cuore che si addolora, così uscì una voce dal cielo".

E come vespa che ritragge l’ago, a sé traendo la coda maligna, trasse del fondo, e gissen vago vago = similitudine (vv. 133-135). Cioè: "e come una vespa che ritrae il pungiglione, il drago, tirando a sé la sua coda maligna, strappò via una parte del fondo del carro, e si allontanò serpeggiando".

Come da gramigna vivace terra = similitudine (vv. 136-137). Cioè: "come una terra fertile si copre di gramigna".

Sana e benigna = endiadi (v. 138).

Si ricoperse, e funne ricoperta e l’una e l’altra rota e ’l temo, in tanto che più tiene un sospir la bocca aperta = similitudine (vv. 139-141). Cioè: "e di queste penne furono ricoperte l’una e l’altra ruota e il timone, in un tempo più breve di quello che si impiega a tirare un sospiro con la bocca aperta".

Cornute come bue = similitudine (v. 145). Cioè: "fornite di corna come i buoi".

Quasi rocca in alto monte = similitudine (v. 148). Cioè: "quasi come una rocca posta su un alto monte".


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