Purgatorio Canto 31 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel trentunesimo canto del Purgatorio (Canto XXXI) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del trentunesimo canto del Purgatorio. In questo canto Dante, incalzato da Beatrice, ammette piangendo il suo traviamento. Quest'ultima lo perdona e quando Dante alza i suoi occhi per vederla, affascinato da tanta bellezza sviene e al risveglio si ritrova immerso nel Leté per essere purificato. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 31 del Purgatorio.


Le figure retoriche

Fiume sacro = anastrofe (v. 1). Cioè: "sacro fiume".

Come balestro frange, quando scocca da troppa tesa la sua corda e l’arco, e con men foga l’asta il segno tocca, sì scoppia’ io sottesso grave carco, fuori sgorgando lagrime e sospiri, e la voce allentò per lo suo varco = similitudine (vv. 16-21). Cioè: "Come una balestra spezza la corda e l'arco, quando scocca una freccia con troppa tensione, e il dardo arriva a bersaglio con poca forza, così io scoppiai sotto il peso dell'angoscia e buttai fuori lacrime e sospiri, e la voce si affievolì uscendo dalla bocca".

Sospiro amaro = sinestesia (v. 31). Sfera sensoriale dell'udito e del gusto.

La colpa tua = anastrofe (v. 39). Cioè: "la tua colpa".

Tal giudice = perifrasi (v. 39). Per indicare Dio.

Vergogna porte = anastrofe (v. 43). Cioè: "provare vergogna".

Seme del piangere = metafora (v. 45).

Mai non t’appresentò natura o arte piacer, quanto le belle membra in ch’io rinchiusa fui = similitudine (v. 49-51). Cioè: "La natura o l'arte non ti presentarono mai una cosa tanto piacevole (piacer), quanto le belle membra in cui io fui rinchiusa".

Rinchiusa fui = anastrofe (v. 51). Cioè: "fui rinchiusa".

Le penne = sineddoche (v. 58). La parte per il tutto, le penne anziché le ali.

Rete si spiega = sineddoche (v. 63). Il singolare per il plurale, dispiega le reti.

Quali fanciulli, vergognando, muti con li occhi a terra stannosi, ascoltando e sé riconoscendo e ripentuti, tal mi stav’io = similitudine (vv. 64-67). Cioè: "Come i bambini, vergognandosi, se ne stanno zitti con gli occhi a terra, ascoltando e ammettendo la propria colpa, profondamente pentiti, così stavo io".

Riconoscendo e ripentuti = endiadi (v. 66). Cioè: "riconoscendosi colpevoli e profondamente pentiti".

Alza la barba = sineddoche (v. 68). La parte per il tutto, la barba anziché il mento.

Con men di resistenza si dibarba robusto cerro, o vero al nostral vento o vero a quel de la terra di Iarba, ch’io non levai al suo comando il mento
= similitudine (vv. 70-73). Cioè: "Un robusto cerro è sradicato da un vento che spira dalle nostre parti o da quello che soffia dall'Africa con minore resistenza di quella che dovetti vincere per sollevare il mento al suo comando".

Le mie luci = metafora (v. 79). Per indicare i suoi occhi.

Sola una = anastrofe (v. 81). Cioè: "una sola persona".

Vincer pariemi più sé stessa antica, vincer che l’altre qui, quand’ella c’era = similitudine (vv. 83-84). Cioè: "mi sembrava superare in bellezza lei stessa (Beatrice) di una volta, più di quanto lei, quando era viva, superasse tutte le altre donne".

Colei che la cagion mi porse = perifrasi (v. 90). Per indicare Beatrice.

Lieve come scola = similitudine (v. 96). Cioè: "leggera come una gondola".

Fummo ordinate a lei per sue ancelle = similitudine (v. 108). Cioè: "fummo create come come sue ancelle".

Giocondo / lume = enjambement (vv. 109-110).

I tuoi = ellissi (v. 110). Cioè: "i tuoi occhi".

Cantando cominciaro = anastrofe (v. 112). Cioè: "cominciarono a cantare".

Posto t’avem = anastrofe (v. 116). Cioè: "t'abbiamo posto".

A li smeraldi = metafora (v. 116). Per indicare i suoi occhi verdi.

Più che fiamma caldi = anastrofe (v. 118). Cioè: "più ardenti di una fiamma".

Più che fiamma caldi = similitudine (v. 118).

Come in lo specchio il sol, non altrimenti la doppia fiera dentro vi raggiava = similitudine (vv. 121-122). Cioè: "Come il sole in uno specchio, non diversamente il grifone dalla duplice natura si rifletteva dentro".

L’anima mia = anastrofe (v. 128). Cioè: "la mia anima".

Passi tanti = anastrofe (v. 135). Cioè: "tanti passi, un lungo cammino".

La bocca tua = anastrofe e sineddoche (v. 137).

O isplendor di viva luce etterna = apostrofe (v. 139).

L’ombra / sì di Parnaso = enjambement (vv. 140-141).


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