Purgatorio Canto 30 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel trentesimo canto del Purgatorio (Canto XXX) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del trentesimo canto del Purgatorio. In questo canto fa la sua apparizione Beatrice, ma scompare Virgilio e, quando Dante se ne rende conto scoppia a piangere per lo sconforto. Beatrice lo rimprovera duramente per indurlo a versare lacrime di pentimento per il suo comportamento sulla terra. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 30 del Purgatorio.


Le figure retoriche

E che faceva lì ciascun accorto di suo dover, come ‘l più basso face qual temon gira per venire a porto = similitudine (vv. 4-6). Cioè: "e che lì indicava a ciascuno la via da seguire, proprio come l'Orsa Maggiore indica la via a chiunque regge il timone per giungere al porto".

Al carro volse sé come a sua pace = similitudine (v. 9). Cioè: "si volsero verso il carro come al fine ultimo dei loro desideri".

Cantando / gridò = enjambement (vv. 11-12).

Quali i beati al novissimo bando surgeran presti ognun di sua caverna, la revestita voce alleluiando, cotali in su la divina basterna si levar cento, ad vocem tanti senis, ministri e messaggier di vita etterna = similitudine (vv. 13-18). Cioè: "Come i beati il giorno del Giudizio universale risorgeranno in fretta ognuno dalla sua tomba, cantando alleluia con la voce del loro corpo risorto, allo stesso modo, alla voce di così venerando vecchio, si alzarono sul divino carro centinaia di ministri e messaggeri di vita eterna".

Novissimo bando = perifrasi (v. 13). Per indicare il giorno del giudizio universale.

Ministri e messaggier di vita etterna = perifrasi (v. 18). Per indicare gli angeli.

Fior gittando = anastrofe (v. 20). Cioè: "gettando fiori".

Di bel sereno addorno = anastrofe (v. 24). Cioè: "adornato da un bel colore sereno".

E la faccia del sol nascere ombrata, sì che per temperanza di vapori l’occhio la sostenea lunga fiata: così dentro una nuvola di fiori che da le mani angeliche saliva e ricadeva in giù dentro e di fori, sovra candido vel cinta d’uliva donna m’apparve sotto verde manto vestita di color di fiamma viva. = similitudine (vv. 25-32). Cioè: "e ho visto il sole sorgere dietro un velo, così che l’occhio aveva potuto sostenerlo per lungo tempo grazie a spessi vapori che lo temperavano: allo stesso modo, dentro la nuvola di fiori che saliva dalle mani degli angeli e ricadeva in basso dentro il carro e di fuori, mi apparve una donna, con una veste rossa
come la fiamma viva sotto un mantello verde".

Spirito mio = anastrofe (v. 34). Cioè: "mio spirito".

Cotanto / tempo = enjambement (vv. 34-35).

Che da lei mosse = anastrofe (v. 38). Cioè: "che proveniva da lei".

Fuor di puerizia fosse = anastrofe (v. 42). Cioè: "fossi uscito dall'infanzia".

Prima ch’io fuor di puerizia fosse = metafora (v. 42). Cioè: "prima che io uscissi dalla fanciullezza (quando avevo nove anni)".

Volsimi a la sinistra col respitto col quale il fantolin corre a la mamma quando ha paura o quando elli è afflitto = similitudine (vv. 43-45). Cioè: "mi voltai a sinistra con lo sguardo ansioso con il quale il bambino corre verso la mamma quando ha paura o quando o è turbato da qualcosa".

Dramma / di sangue = enjambement (vv. 46-47).

Scemi / di sé = enjambement (vv. 49-50).

L’antica matre = perifrasi (v. 52). Cioè: "l'antica madre", per indicare Eva.

Non pianger anco, non pianger ancora = anadiplosi (v. 56).

Ché pianger ti conven per altra spada = metafora (v. 57). Cioè: "che tu pianga per altri motivi, per un dolore più lancinante".

Quasi ammiraglio che in poppa e in prora viene a veder la gente che ministra per li altri legni, e a ben far l’incora; in su la sponda del carro sinistra, quando mi volsi al suon del nome mio = similitudine (vv. 58-62). Cioè: "E come un ammiraglio che va dalla poppa alla prua della nave per sorvegliare i marinai che governano le altre navi, e li sprona a lavorare bene; così io vidi sul fianco sinistro del carro, quando mi voltai nel sentire prinunciare il mio nome".

Nome mio = anastrofe (v. 62). Cioè: "mio nome".

Regalmente ne l’atto ancor proterva continuò come colui che dice e ‘l più caldo parlar dietro reserva = similitudine (vv. 70-72). Cioè: "con l’atteggiamento sdegnoso degno di un re, continuò a parlare come chi riserva gli argomenti più accesi per ultimo".

Guardaci ben = plurale maiestatis (v. 73). Cioè: "guarda bene qui".

Che qui è l’uom felice = ellissi (v. 75). Cioè: "la sede, il luogo".

Così la madre al figlio par superba, com’ella parve a me; perché d’amaro sente il sapor de la pietade acerba = similitudine (vv. 79-81). Cioè: "Come severa appare la madre al figlio, così Beatrice apparve a me; perché l’affetto materno espresso aspramente ha un sapore amaro".

D’amaro / sente = enjambement (vv. 80-81).

Cantaro / di subito = enjambement (vv. 82-83).

Sì come neve tra le vive travi per lo dosso d’Italia si congela, soffiata e stretta da li venti schiavi, poi, liquefatta, in sé stessa trapela, pur che la terra che perde ombra spiri, sì che par foco fonder la candela; così fui sanza lagrime e sospiri = similitudine (vv. 85-90). Cioè: "Come la neve si ghiaccia tra gli alberi dell'Appennino, colpita dai venti freddi della Schiavonia, poi, sciogliendosi a poco a poco, non appena l'Africa soffia i suoi venti caldi, così che sembra una candela sciolta dal fuoco; così ero rimasto io senza lacrime e sospiri".

Intorno al cor ristretto = anastrofe (v. 97). Cioè: "stretto intorno al cuore".

Angoscia / de la bocca = enjambement (vv. 98-99).

Coscia / del carro = enjambement (vv. 100-101).

Non fura / passo = enjambement (vv. 104-105).

Mutai vita = metafora (v. 125). Cioè: "morii".

E bellezza e virtù cresciuta m’era = sineddoche (v. 128). Cioè: "e bellezza e virtù erano in me aumentate".

A colui che l’ha qua sù condotto = perifrasi (v. 140). Per indicare Virgilio.

Li prieghi miei = anastrofe (v. 141). Cioè: "le mie preghiere".

Scotto di pentimento = enjambement (vv. 144-145).


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