Purgatorio Canto 18 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel diciottesimo canto del Purgatorio (Canto XVIII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del diciottesimo canto del Purgatorio. In questo canto Dante chiede al suo maestro Virgilio spiegazione sulla natura dell'amore. Qui nella IV Cornica incontrano gli accidiosi che si esortano a vicenda a non sprecare tempo per accidia (tra questi spiriti l'abate di San Zeno a Verona). Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 18 del Purgatorio.


Le figure retoriche

Posto avea = anastrofe (v. 1). Cioè: "aveva posto".

Attento guardava = anastrofe (v. 2). Cioè: "guardava attentamente."

Luci de lo ‘ntelletto = enjambement (vv. 16-17).

Poi, come ‘l foco movesi in altura per la sua forma ch’è nata a salire là dove più in sua matera dura, così l’animo preso entra in disire = similitudine (vv. 28-31). Cioè "Poi, come il fuoco si leva verso l'alto per la sua natura, che tende a salire verso la sua sfera, dove, essendo nel suo elemento, resiste più a lungo, così l'animo preso da amore nutre il desiderio".

È nata a salire là dove più in sua matera dura = perifrasi (vv. 29-30). Cioè: "la sfera del fuoco, che sovrasta l’atmosfera".

Sempre esser = anastrofe (v. 38). Cioè: "è sempre".

È da matera ed è con lei unita = antitesi (v. 50). Cioè: "è separata dalla materia e al tempo stesso unita".

Come per verdi fronde in pianta vita = similitudine (v. 54). Cioè: "come la vita nella pianta si vede attraverso il verde delle foglie".

Sono in voi sì come studio in ape di far lo mele = similitudine (vv. 58-59). Cioè: "sono connaturati in voi come nell'ape l'abilità innata di produrre il miele".

Color che ragionando andaro al fondo = perifrasi (v. 67). Cioè: "Coloro che ragionando andarono al fondo della questione", per indicare i filosofi.

Fatta com’un secchion che tuttor arda = similitudine (v. 78). Cioè: "mostrandosi come un grande secchio scintillante".

Aperta e piana = endiadi (v. 85). Cioè: "chiaro e semplice".

Stava com’om che sonnolento vana = similitudine (v. 87). Cioè: "stavo come un uomo che vaneggia vinto dal sonno".

Mi fu tolta / subitamente = enjambement (vv. 88-89).

E quale Ismeno già vide e Asopo lungo di sè di notte furia e calca, pur che i Teban di Bacco avesser uopo, cotal per quel giron suo passo falca, per quel ch’io vidi di color, venendo, cui buon volere e giusto amor cavalca = similitudine (vv. 91-96). Cioè: "E come i fiumi Ismeno e Asopo videro di notte una folla che correva furiosamente lungo il loro corso, quando i Tebani avevano bisogno di Bacco, così in quel girone correva al galoppo, per quanto potevo scorgere, la folla (di anime) che sopraggiungeva spronata dalla buona volontà e dall’amore verso il bene".

Furia e calca = endiadi (v. 92). Cioè: "furiosamente e accalcandosi".

Fervore aguto = anastrofe (v. 106). Cioè: "acuto fervore".

Parole furon queste = anastrofe (v. 112). Cioè: "queste furono le parole".

Vieni / di retro = enjambement (vv. 113-114).

Villania nostra = anastrofe (v. 117). Cioè: "nostra villania".

Ha già l’un piè dentro la fossa = metafora (v. 121). Per dire che è già quasi morente.

Tristo fia = anastrofe (v. 123). Cioè: "sarà dolente".

Mal nacque = perifrasi (v. 125). Per dire che è un figlio illegittimo, fu un figlio bastardo.

Fue / morta = enjambement (vv. 133-134).

Le rede sue = anastrofe (v. 135). Cioè: "i suoi eredi".


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