Purgatorio Canto 2 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel secondo canto del Purgatorio (Canto II) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del secondo canto del Purgatorio. In questa canto Dante e Virgilio si imbattono nell'angelo nocchiero, incaricato di raccogliere sulla sua barca le anime salve destinate al Purgatorio; incontrano le anime dei penitenti e tra questi l'amico Casella che intona una canzone in grado di attirare l'attenzione di tutte le anime e questo fa arrabbiare Catone che le rimprovera per la loro lentezza e negligenza invitandole a correre. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 2 del Purgatorio.



Le figure retoriche

A l’orizzonte giunto = anastrofe (v. 1). Cioè "giunto all'orizzonte".

Più alto punto = anastrofe (v. 3). Cioè "col suo punto più alto".

Di Gange fuor = anastrofe (v. 5). Cioè: "fuori dal Gange".

Sì che le bianche e le vermiglie guance...divenivan rance = personificazione(v. 7). Il soggetto non è una persona bensì l'alba.

Come gente che pensa a suo cammino, che va col cuore e col corpo dimora = similitudine (vv. 11-12). Cioè: "come coloro che pensano al cammino che devono fare e sono pronti col desiderio, ma rimangono fermi con il corpo".

Va col cuore = metonimia (v. 12). Il concreto per l'astratto, il cuore invece che il desiderio.

Qual, sorpreso dal mattino, per li grossi vapor Marte rosseggia giù nel ponente sovra ‘l suol marino, cotal m’apparve, s’io ancor lo veggia, un lume per lo mar venir sì ratto = similitudine (vv. 13-17). Cioè: "come sorpresa dal mattino, Marte, rosseggia sulla superficie del mare a causa dei vapori densi che lo avvolgono, così mi apparve e, possa rivederla ancora, una luce che veniva dal mare".

Che ‘l muover suo nessun volar pareggia = similitudine (v. 18). Cioè: "così rapidamente che nessun volatile può eguagliare il suo modo di muoversi".

Ebbi ritratto / l’occhio = enjambement (vv. 19-20).

Ritratto l’occhio = sineddoche(vv. 19-20). Cioè: "distolsi gli occhi", il singolare per il plurale, l'occhio invece degli occhi.

Lucente e maggior = endiadi (v. 21).

M’appario / un non sapeva = enjambement (vv. 22-23).

Omai vedrai di sì fatti officiali = perifrasi (v. 30). Per indicare i ministri, le figure autorevoli che incotreranno nel purgatorio.

Non si mutan come mortal pelo = similitudine (v. 36). Cioè: "che non si trasformano come le penne dei mortali".

Venne / l’uccel divino = enjambement (vv. 37-38).

L’uccel divino = perifrasi (v. 38). Per indicare l'angelo di Dio.

Snelletto e leggero = endiadi (v. 41).

Tal che faria beato pur descripto = iperbole (v. 44).

Selvaggia/ parea del loco = enjambement (vv. 52-53).

Selvaggia parea = anastrofe (vv. 52-53). Cioè: "sembrava inesperta".

Rimirando intorno come colui che nove cose assaggia = similitudine (vv. 53-54). Cioè: "si guardava intorno come colui che sperimenta cose nuove"

Saettava il giorno / lo sol = enjambement (vv. 55-56).

Lo sol, ch’avea con le saette conte = metafora (v. 56). Cioè: "il sole, con le sue saette infallibili".

La fronte = sineddoche (v. 58). Cioè: "la testa", la parte per il tutto.

Lo salire omai ne parrà gioco = metafora (v. 66). Cioè: "salire il monte ci sembrerà uno scherzo, un gioco".

E come a messagger che porta ulivo tragge la gente per udir novelle, e di calcar nessun si mostra schivo, così al viso mio s’affisar quelle anime fortunate tutte quante, quasi obliando d’ire a farsi belle = similitudine (vv. 70-75). Cioè: "E come la gente si affolla intorno al messaggero che porta notizie di pace, e nessuno si sottrae alla calca, così quelle anime destinate alla salvezza puntarono su di me i loro sguardi, quasi dimenticando di andare a purificarsi".

Trarresi avante / per abbracciarmi = enjambement (vv. 76-77).

Ohi ombre vane, fuor che ne l’aspetto = apostrofe (v. 78). Cioè: "Oh ombre vane, tranne che nell'aspetto".

Com’io t’amai / nel mortal corpo = enjambement (vv.88-89).

L’ala = sineddoche (v. 103). Il singolare per il plurale, l'ala invece delle ali.

Alquanto / l’anima mia = enjambement (vv. 109-110).

Amor che ne la mente mi ragiona = personificazione (v. 112).

La dolcezza ancor dentro mi suona = metafora (v. 114). Cioè: "la dolcezza di quel canto risuona ancora dentro di me".

Come a nessun toccasse altro la mente = similitudine (v. 117). Cioè: "come se a nessuno altri pensieri sfiorassero la mente".

Fissi e attenti = endiadi (v. 118).

Attenti / a le sue note = enjambement (vv. 118-119).

Correte al monte a spogliarvi lo scoglio = metafora (v. 122). Cioè: "correre al monte per liberarvi del peccato".

Come quando, cogliendo biado o loglio, li colombi adunati a la pastura, queti, sanza mostrar l’usato orgoglio, se cosa appare ond’elli abbian paura, subitamente lasciano star l’esca, perch’assaliti son da maggior cura; così vid’io quella masnada fresca lasciar lo canto = similitudine (vv. 124-131). Cioè: "Come quando i colombi, beccando biada o zizzania, radunati per il pasto, quieti e senza mostrare il consueto orgoglio, se appare qualcosa che li spaventa lasciano subito il cibo perché sono assaliti da una preoccupazione maggiore; così io vidi quelle anime appena arrivate abbandonare il canto".

E fuggir ver’ la costa, com’om che va, né sa dove riesca = similitudine (vv. 131-132). Cioè: "e correre verso la montagna come qualcuno che va senza sapere dove andrà a finire".


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