Inferno Canto 25 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel venticinquesimo canto dell'Inferno (Canto XXV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del venticinquesimo canto dell'Inferno. In questo canto dante e Virgilio incontrano il centauro Caco e rimangono a osservare cinque ladri fiorentini (Cianfa Donati, Agnello Brunelleschi, Buoso Donati, Puccio Sciancato e Fracesco dei Cavalcanti) mentre scontano la loro pena subendo delle orrende metamorfosi. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 25 dell'Inferno.



Le figure retoriche

Fuor le serpi amiche = anastrofe (v. 4). Cioè: "le serpi mi furono amiche".

Ahi Pistoia, Pistoia = apostrofe (v. 10).

Cerchi de lo ’nferno scuri = iperbato (v. 13). Cioè: "per tutti i cerchi oscuri dell'Inferno".

In Dio tanto superbo = anastrofe (v. 14). Cioè: "tanto superbo contro Dio".

Non quel che cadde a Tebe giù da’ muri = perifrasi (v. 15). Per indicare Capaneo.

Maremma non cred’io che tante n’abbia, quante bisce elli avea su per la groppa = similitudine (vv. 19-20). Cioè: "Non credo che in Maremma ci siano tante bisce quante erano quelle che costui aveva sulla groppa".

Con l’ali aperte li giacea un draco = anastrofe (v. 23). Cioè "era posto un drago con le ali aperte".

Di sangue fece spesse volte laco = anastrofe (v. 27). Cioè: "spesso produsse un lago di sangue".

E tutto a lui s’appiglia = anastrofe (v. 51). Cioè: "e tutto si aggrovigliò a lui".

Le braccia prese = anastrofe (v. 53). Cioè: "gli afferrò le braccia".

Li diretani a le cosce distese = anastrofe (v. 55). Cioè: "distese le zampe posteriori sulle cosce".

Ellera abbarbicata mai non fue ad alber sì, come l’orribil fiera per l’altrui membra avviticchiò le sue = similitudine (vv. 58-60). Cioè: "L'edera non si abbarbicò mai ad un albero come quella orribile fiera era avvolta alle membra del dannato".

Come procede innanzi da l’ardore, per lo papiro suso, un color bruno che non è nero ancora e ’l bianco more = similitudine (vv. 64-66). Cioè: "come quando si dà fuoco a un papiro, davanti alla fiamma avanza verso l'alto un colore bruno che non è nero ancora e il bianco sparisce".

Due e nessun l’imagine perversa parea = anastrofe (v. 77). Cioè: "l'immagine trasformata sembrava l'uno e l'altro".

Come ’l ramarro sotto la gran fersa dei dì canicular, cangiando sepe, folgore par se la via attraversa, sì pareva, venendo verso l’epe de li altri due = similitudine (vv. 79-83). Cioè: "Come il ramarro, cambiando siepe sotto il sole estivo, sembra un fulmine quando attraversa la via, così appariva come un serpentello strisciando verso il ventre degli altri due".

L’imagine perversa / parea = enjambement (vv. 77-78).

La gran fersa / dei dì canicular = enjambement (vv. 79-80).

Livido e nero come gran di pepe = similitudine (v. 84). Cioè: "livido e nero come un granello di pepe".

Quella parte onde prima è preso nostro alimento = perifrasi (v. 85-86). Per indicare l'ombelico.

Ma nulla disse = anastrofe (v. 88). Cioè: "ma non disse nulla".

Sbadigliava pur come sonno o febbre l’assalisse = similitudine (v. 89-90). Cioè: "sbadigliava come se fosse colpito dal sonno o dalla febbre".

A cambiar lor matera fosser pronte = anastrofe (v. 102). Cioè: "fossero pronte a cambiare la loro materia".

Si facea molle, e quella di là dura = antitesi (v. 111). Cioè: "la sua pelle si ammorbidiva mentre quella dell'uomo si induriva".

Tanto allungar quanto accorciavan quelle = antitesi (v. 114). Cioè: "allungarsi tanto quanto le braccia si accorciavano".

Insieme attorti = anastrofe (v. 115). Cioè: "attorcigliate insieme".

Di color novo = anastrofe (v. 119). Cioè: "di un nuovo colore".

E genera ’l pel suso per l’una parte e da l’altra il dipela = antitesi (v. 119-120). Cioè: "generando pelo su uno dei due e levandolo all'altro".

L’un si levò e l’altro cadde giuso = antitesi (v. 121). Cioè: "uno dei due si alzò e l'altro cadde a terra".

E li orecchi ritira per la testa come face le corna la lumaccia = similitudine (vv. 131-132). Cioè: "e ritrae le orecchie nella testa, come fa la lumaca con le corna".

Li occhi miei confusi fossero alquanto = anastrofe (vv. 144-145). Cioè: "i miei occhi fossero alquanto confusi".

Ed era quel che sol, di tre compagni che venner prima, non era mutato = iperbato (vv. 149-150).


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