Inferno Canto 23 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel ventitreesimo canto dell'Inferno (Canto XXIII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del ventitreesimo canto dell'Inferno. In questo canto Dante e Virgilio, dopo essere riusciti a sfuggire ai minacciosi Malebranche (i diavoli), raggiungono la VI Bolgia dell'VIII Cerchio (Malebolge), dove sono puniti gli ipocriti (coloro che si mostravano in modo diverso rispetto al loro reale comportamento, specie in ambito politico) costretti a indossare della cappe dorate all'esterno e in piombo all'interno (tra questi Catalano dei Malavolti, Loderingo degli Andalò, Caifas). Catalano spiega ai due poeti che Malacoda li ha ingannati, dal momento che tutti i ponti sono distrutti e attraverso i quali non è possibile raggiungere la Bolgia successiva. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 23 dell'Inferno.



Le figure retoriche

N’andavam l’un dinanzi e l’altro dopo, come frati minor vanno per via = similitudine (vv. 2-3). Cioè: "andavamo uno dietro l'altro, come camminano per strada i frati minori".

E come l’un pensier de l’altro scoppia, così nacque di quello un altro poi, che la prima paura mi fé doppia = similitudine (vv. 10-12). Cioè: "E come da un pensiero ne nasce all'improvviso un altro, così da quello ne scaturì un altro che raddoppiò la prima paura.".

Ei ne verranno dietro più crudeli che ’l cane a quella lievre ch’elli acceffa = similitudine (vv. 17-18). Cioè: "essi ci verranno dietro più inferociti del cane che vuole azzannare la lepre".

L’imagine di fuor tua = anastrofe (v. 26). Cioè: "la tua immagine esteriore".

Mi prese, come la madre ch’al romore è desta e vede presso a sé le fiamme accese, che prende il figlio e fugge e non s’arresta, avendo più di lui che di sé cura, tanto che solo una camiscia vesta = similitudine (vv. 37-42). Cioè: "mi afferrò prontamente, come la madre che è svegliata all'improvviso dal rumore e vede il fuoco vicino a sé, e prende il figlio e fugge senza fermarsi, preoccupandosi più di lui che di se stessa, tanto da indossare soltanto una camicia".

Non corse mai sì tosto acqua per doccia a volger ruota di molin terragno, quand’ella più verso le pale approccia, come ’l maestro mio per quel vivagno = similitudine (vv. 46-49). Cioè: "Mai così veloce l'acqua corse lungo un condotto per far girare la ruota di un mulino di terra, quando essa è più vicina alle pale, come il mio maestro scese per quell'argine".

Portandosene me sovra ’l suo petto, come suo figlio, non come compagno = similitudine (vv. 50-51). Cioè: "portandosi me sopra il suo petto come se fossi suo figlio, non un compagno di viaggio".

Fuoro i piè suoi = anastrofe (v. 52). Cioè: "i suoi piedi ebbero toccato...".

Stanca e vinta = endiadi (v. 60).

Tenete i piedi = metonimia (v. 77). Il concreto per l'astratto, "fermate i piedi" invece di dire "rallentate il passo".

Convenia porre un uom per lo popolo a’ martìri = perifrasi (v. 117). Per indicare Gesù.

A gran passi sen gì = anastrofe (v. 145). Cioè: "se ne andò a gran passi".


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