Inferno Canto 17 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel diciassettesimo canto dell'Inferno (Canto XVII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del diciassettesimo canto dell'Inferno. Il canto in cui sono puniti i violenti contro Dio (tra cui gli usurai) e fa la sua apparizione Gerione, una creatura che ha volto umano e corpo di serpente e che simboleggia la frode. Questi aiuterà Dante e Virgilio nella discesa verso l'ottavo cerchio. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 17 dell'Inferno.



Le figure retoriche

E quella sozza imagine di froda = metonimia (v. 7). L'astratto per il concreto, sta a significare "quella sudicia immagine di frode", ed è riferito a Gerione.

Faccia sua = anastrofe (v. 10).

Due branche avea = anastrofe (v. 13). Sta a significare "aveva due zampe".

Dipinti avea = anastrofe (v. 15). Sta a significare "erano dipinti".

Come tal volta stanno a riva i burchi...così la fiera pessima si stava su l’orlo ch’è di pietra e ’l sabbion serra = similitudine (v. 19-24). Sta a significare "Come talvolta i burchielli (piccole imbarcazioni) stanno a riva e tengono parte dello scafo in acqua e parte a terra, e come là fra i Tedeschi ghiottoni (nei paesi nordici) il castoro si prepara a catturare la preda (emergendo in parte dal fiume), così l'orribile fiera stava sull'orlo in pietra e circonda il sabbione infuocato".

La venenosa forca ch’a guisa di scorpion la punta armava = similitudine (vv. 26-27). Sta a significare "l’estremità biforcuta (forca) e velenosa che armava il pungiglione simile a quella di uno scorpione".

E diece passi femmo = anastrofe (v. 32). Sta a significare "e facemmo dieci passi".

A lei venuti semo = anastrofe (v. 34). Sta a significare "giungemmo a lei".

Tutto solo / andai
= enjambement (vv. 44-45).

Non altrimenti fan di state i cani or col ceffo, or col piè, quando son morsi o da pulci o da mosche o da tafani = similitudine (vv. 49-51). Sta a significare "non diversamente fanno i cani in estate, col muso e con la zampa, quando sono morsi da pulci, mosche o tafani".

Li occhi porsi = metonimia (v. 52). Il concreto per l'astratto, gli occhi invece dello sguardo.

Come sangue rossa = similitudine e anastrofe (v. 62). Sta a significare "rossa come il sangue".

Distorse la bocca e di fuor trasse la lingua, come bue che ’l naso lecchi = similitudine (vv. 74-75). Sta a significare "distorse la bocca e tirò fuori la lingua, come un bue che si lecca il naso".

Qual è colui che sì presso ha ’l riprezzo...tal divenn’io a le parole porte = similitudine (vv. 85-88). Sta a significare "Come colui che ha così vicino il brivido della febbre quartana che ha già le unghie livide, e trema tutto solo guardando l'ombra, così divenni io nell'udire quelle parole".

Come la navicella esce di loco in dietro in dietro, sì quindi si tolse = similitudine (vv. 100-101). Sta a significare "Come la navicella lascia la riva procedendo all'indietro, così Gerione si allontanò dall'orlo".

La coda rivolse, e quella tesa, come anguilla = similitudine (vv. 103-104). Sta a significare "mosse la coda tenendola come un'anguilla".

Maggior paura non credo che fosse quando Fetonte...né quando Icaro misero le reni...che fu la mia, quando vidi ch’i’ era ne l’aere d’ogne parte, e vidi spenta ogne veduta fuor che de la fera = similitudine (vv. 106-114). Sta a significare "Non credo che Fetonte avesse più paura quando lasciò le redini del carro del Sole, per cui - come ancora appare - il cielo si incendiò; né (ebbe più paura) il misero Icaro, quando si sentì spennare la schiena dalla cera surriscaldata, mentre il padre gli gridava: «Stai seguendo una strada sbagliata!», rispetto alla paura che ebbi io, quando vidi che mi trovavo nell'aria da ogni lato e non vidi più nulla eccetto quella fiera".

Scaldata cera = anastrofe (vv. 110). Sta a significare "cera surriscaldata".

Come ’l falcon ch’è stato assai su l’ali...così ne puose al fondo Gerione = similitudine (vv. 127-133). Sta a significare "Come il falcone che ha volato a lungo, e che non avendo visto né il logoro né un uccello induce il falconiere a dire: «Ohimè, tu scendi!», e quello scende stanco nel luogo da cui si muove agile, facendo cento giri nell'aria e si posa lontano dal suo padrone, disdegnoso e riottoso; così ci depose al fondo Gerione".

Si dileguò come da corda cocca = similitudine (v. 136). Sta a significare "svanì come una freccia dalla corda dell’arco".


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