Inferno Canto 6 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel sesto canto dell'Inferno (Canto VI) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del sesto canto dell'Inferno, il canto in cui Dante e Virgilio fanno il loro ingresso nel nel terzo cerchio infernale. Qui incontrano Cerbero (un mostruoso cane mastino gigantesco e sanguinario dotato di tre teste) e i lussuriosi, ovvero coloro che in vita hanno ecceduto con cibi e bevande (tra questi Ciacco e la sua oscura profezia sul destino politico della città di Firenze). Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 6 dell'Inferno.



Le figure retoriche

Novi tormenti e novi tormentati = figura etimologica (v. 4).

Come ch’io mi mova e ch’io mi volga, e come che io guati = climax (vv. 5-6). Sta a significare "in qualunque modo mi muova, mi giri, e mi guardi intorno".

De la piova etterna, maladetta, fredda = allitterazione della d (vv. 7-8).

Etterna, maladetta, fredda e greve = climax (v. 8).

Cerbero, fiera crudele e diversa, con tre gole caninamente latra = allitterazione della r (vv. 13-14). Serve a dare un valore espressivo del verso per dare rilievo e allungare la durata del latrato assordante di Cerbero.

E ’l ventre largo, e unghiate le mani = chiasmo (v. 17). Sta a significare "il ventre gonfio e le zampe con artigli".

Graffia li spirti, ed iscoia ed isquatra = climax ascendente (v. 18). Sta a significare "graffia, scuoia e fa a pezzi i dannati".

Urlar li fa la pioggia come cani = anastrofe (v. 19). Sta a significare che "la pioggia li fa urlare come cani".

Come cani = similitudine (v. 19).

De l’un de’ lati fanno a l’altro schermo = anastrofe (v. 20). Sta a significare "cercano di proteggersi l'un l'altro coi fianchi".

Qual è quel cane ch’abbaiando agogna / Qual è quel cane ch’abbaiando agogna = similitudine (vv. 28-33).

Tu fosti, prima ch’io disfatto, fatto = iperbato (v. 42). Sta a significare "tu nascesti prima che io morissi".

La tua città, ch’è piena d’invidia sì che già trabocca il sacco, seco mi tenne in la vita serena = iperbato (v. 50). Sta a significare "La tua città, che è tanto piena di invidia che ormai ha raggiunto il limite, mi ospitò nella vita terrena".

Trabocca il sacco
= metafora (v. 50). Sta a significare che si è raggiunto il limite.

A la pioggia mi fiacco = anastrofe (v. 54). Sta a significare "sono fiaccato dalla pioggia".

Ch’a lagrimar mi ’nvita = anastrofe (v. 59). Sta a significare "che mi viene da piangere".

Verranno al sangue = metonimia (v. 65). L'effetto per la causa. Sta a significare che verranno allo scontro violento.

Tal che testé piaggia = perifrasi (v. 60). Per indicare Papa Bonifacio VIII.

Alte terrà lungo tempo le fronti = iperbato (v. 70). Sta a significare che "la fazione dei Neri reggerà alte le sue sorti politiche".

Le tre faville c’hanno i cuori accesi = metafora (v. 75). Per indicare le cause della discordia.

Di là più che di qua essere aspetta = anastrofe (v. 111). aspetta di essere di là dal Giudizio universale che di qua.

Enjambements = vv. 7-8; 32-33; 46-47; 49-50; 100-101.


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