Paradiso canto 6 - Riassunto


Appunto di letteratura italiana contenente il riassunto del sesto canto (canto VI) del Paradiso dantesco.
Giustiniano nel mosaico di San Vitale a Ravenna.

Tempo: 13 aprile 1300, mercoledì dopo Pasqua

Luogo:
CIELO SECONDO: MERCURIO
Si presenta come una sfera luminosa che si fa più splendente nell’accogliere Beatrice.

Intelligenze motrici: Arcangeli

Personaggi: Beatrice, Dante, Giustiniano, Romeo di Villanova

Spiriti beati: Spiriti attivi per gloria terrena
Sono le anime beate che operarono il bene per ottenere buona fama personale sulla terra. Si presentano come innumerevoli splendori che cantano e danzano ricolmi di letizia; si muovono come pesci in una peschiera.



Sintesi

L'imperatore Giustiniano
Lo spirito che Dante ha invitato a presentarsi e a parlare della propria condizione è l'imperatore Giustiniano, autore del Corpus iuris civilis, sintesi del diritto romano. Giustiniano narra di aver ricevuto l'aquila, simbolo del potere imperiale, circa duecento anni dopo che Costantino l'aveva condotta da Roma a Bisanzio, città posta nei pressi di quei monti da cui Enea l'aveva portata per la prima volta in Italia. Convertito dal papa Agapito alla vera fede, abbandonò l'idea che Gesù Cristo avesse una sola natura, accettando il dogma che in lui esistessero due nature. Da allora si dedicò completamente alla stesura del Corpus, affidando i compiti militari al generale Belisario, che, aiutato da Dio, trionfò sui nemici dell'impero, lo stesso impero che si è mantenuto potente e autorevole nei secoli.


L'aquila, simbolo dell'impero
Ma oggi sia i Ghibellini sia i Guelfi contrastano le ragioni dell'aquila imperiale, degna di riverenza, attraverso i secoli, come testimoniano molteplici episodi. Così Giustiniano cita il combattimento tra Orazi e Curiazi, le guerre fra Romani e popoli confinanti durante il periodo dei re, le battaglie contro Brenno, le dispute contro Pirro e i Cartaginesi. Esalta le imprese di Giulio Cesare, l'uomo che stava portando a compimento la realizzazione dell'impero. Sottolinea l'importanza di Augusto, primo imperatore, con cui l'aquila volò fino al Mar Rosso, e quella di Tiberio, durante l'impero del quale Gesù Cristo morì crocifisso, pagando a Dio il debito che l'umanità aveva contratto con Lui. Conclude infine la storia dell'aquila imperiale con gli episodi della distruzione di Gerusalemme a opera di Tito e della vittoria di Carlo Magno sui Longobardi, che volevano abbattere la Chiesa.


Guelfi e Ghibellini, causa dei mali di Firenze
A questo punto invita Dante a considerare i Guelfi e i Ghibellini come la causa dei mali di Firenze. I primi infatti oppongono all'aquila i gigli gialli della casata reale francese, i secondi sfruttano l'insegna imperiale per finalità di parte. Esorta pertanto i Ghibellini a non utilizzare l'aquila disgiunta dalla giustizia e ammonisce Carlo d'Angiò a temere gli artigli dell'aquila, nel caso in cui tentasse di abbatterla. Rispondendo alla seconda domanda che Dante gli aveva posto, Giustiniano dice che nel Cielo di Mercurio hanno sede gli spiriti che in terra operarono per la gloria e per la fama, deviando così da quel fine supremo che è Dio. Essi però si sentono pienamente appagati perché la loro ricompensa è pari al merito conseguito e tra i vari Cieli esiste la stessa armonia che deriva da un dolce canto prodotto da voci diverse.


Romeo di Villanova
Nel Cielo di Mercurio brilla lo spirito di Romeo di Villanova, ministro di Raimondo Berengario IV, signore di Provenza. La storia vuole che egli, umile e pellegrino, fosse entrato alla corte di Berengario grazie alla sua intelligenza, riuscendo ad accrescerne il patrimonio e a far sposare dignitosamente le quattro figlie del signore. Ingiustamente calunniato, per invidia, dagli altri cortigiani, lasciò la corte e tornò povero e mendico. Ma se il mondo conoscesse la forza d'animo di cui diede prova dopo la sua disgrazia, costretto a elemosinare la vita pezzo a pezzo dopo aver ottenuto le più alte cariche di corte lo loderebbe ancor più di quanto già lo abbia in stima.

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