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Inferno Canto 11 - Parafrasi

Appunto di italiano riguardante la parafrasi del canto undicesimo (canto XI) dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Presso la tomba di Papa Anastasio, illustrazione di Gustave Doré

Dante e Virgilio, per prendere confidenza con il puzzo insopportabile, vanno a ripararsi dietro la tomba del papa Anastasio II. Approfittando della sosta, Virgilio spiega a Dante l'ordinamento dell'inferno. Restano ancora tre cerchi da attraversare, il VII, l’VIII e il IX, dove sono puniti rispettivamente i violenti, i fraudolenti e i traditori. Fuori dalla città di Dite vi sono i peccatori per incontinenza. Questo ordinamento corrisponde all'esame dei vizi fatto da Aristotele nell'Etica.

In questa pagina trovate la parafrasi del Canto 11 dell'Inferno. Tra i temi correlati si vedano la sintesi e l'analisi e commento del canto.



Parafrasi

Al margine di un alto pendio, formato di grossi
pietroni, spaccati e disposti tutti intorno, giungemmo
sopra un cerchio stipato di anime più crudelmente
punite (più crudele stipa); e qui, a causa dell’orribile
eccesso (soperchio) di fetore che manda il profondo abisso,
ci riparammo dietro al coperchio di una
grande tomba (avello), sulla quale vidi una scritta che
diceva: «custodisco il papa Anastasio, che Fotino
distolse (trasse) dall’ortodossia (via dritta)».
«Conviene rallentare la discesa, cosicché il
senso dell’olfatto si abitui (s’ausi) un poco prima
all’insopportabile puzzo; e poi non ci sarà più bisogno di precauzioni».
Così il maestro; e io gli dissi: «Trova qualche compenso
perché il tempo non passi inutilmente».
Ed egli: «Vedi che ci sto pensando».
«Figliolo mio, dentro queste rocce (l’abisso infernale)»,
cominciò a dire, «ci sono tre cerchi, più piccoli
a mano a mano che si digrada, come quelli che ti lasci alle spalle.
Sono tutti colmi di spiriti maledetti;
ma perché poi ti sia sufficiente vederli (senza bisogno di spiegazioni),
cerca di intendere in che modo e in base a quale criterio sono ammassati (costretti).
Il fine di ogni peccato, che merita odio in cielo,
è l’infrazione della legge divina (ingiuria), e ogni azione finalizzata
a questa reca danno (contrista) agli altri o con la violenza o con la fraudolenza.
Ma poiché la frode è peccato tipico dell’uomo,
causa maggior dispiacere a Dio; per questo i fraudolenti
sono puniti più in basso, e li tormenta un maggior dolore.
Il primo cerchio è completamente riservato ai violenti;
ma poiché si può far violenza contro tre diverse categorie di persone,
questo è diviso e strutturato in tre zone.
Si può (pòne) fare violenza contro Dio, contro se stessi e contro il prossimo,
sia a danno delle loro persone che delle loro cose,
come udirai grazie alla chiara spiegazione.
Contro la persona del prossimo si può fare violenza causandogli morte violenta (per forza)
o ferite gravi; contro le sue sostanze (nel suo avere),
tramite rovine, incendi e dannose estorsioni (tollette);
per cui il primo girone punisce, in diversi gruppi,
tutti gli omicidi, quelli che feriscono ingiustamente (mal fiere)
e coloro che danneggiano e depredano.
L’uomo può fare violenza contro la propria persona (in sé)
e le proprie sostanze; per questo è necessario che si penta,
ma senza alcuna utilità (sanza pro, perché ormai dannato in eterno), nel secondo girone,
chiunque si priva della vita sulla vostra terra,
e chiunque con il gioco disperde (biscazza efonde) le proprie ricchezze,
e piange là (sulla terra) dove dovrebbe essere felice.
Si può commettere violenza contro la divinità,
negandola nel proprio intimo (nel cor) o bestemmiandola,
e disprezzando la natura e la sua bontà;
per questo il cerchio più piccolo imprime il suo marchio
sia sui sodomiti e sugli usurai (Caorsa), sia su
quanti bestemmiano, disprezzando Dio col cuore.
La frode, per cui ogni coscienza prova rimorso,
l’uomo può usarla contro colui che si fida e
contro chi invece non possiede (imborsa) fiducia.
Quest’ultimo modo sembra infranga (incida)
soltanto quel vincolo d’amore che stabilisce la natura;
per cui nel secondo cerchio viene racchiusa (s’annida) l’ipocrisia,
la lusinga e chi ricorre ad arti magiche (chi affattura),
i falsari, i ladri e i simoniaci,
i ruffiani, i barattieri e simili peccati.
Con l’altro modo (la frode contro chi si fida) si dimentica il vincolo d’amore naturale,
ma insieme anche quell’altro vincolo che si aggiunge,
per mezzo del quale (di che) si crea uno speciale rapporto di fiducia;
per cui, chiunque tradisce è punito (consunto) in eterno
nel girone più piccolo, dove c’è il centro
dell’universo in cui ha sede Lucifero (Dite)».
E io: «Maestro, il tuo ragionamento (ragione)
procede con molta chiarezza, e suddivide molto
bene questo baratro infernale e le anime sue prigioniere.
Ma dimmi: quelli nella sordida (pingue) palude (gli iracondi della palude Stigia),
quelli trascinati dal vento (i lussuriosi), e quelli che la pioggia colpisce (i golosi),
e che si incontrano rivolgendosi così aspri rimproveri (lingue;si riferisce agli avari e prodighi),
perché non sono puniti dentro la rossa (roggia) città di Dite,
se sono in odio a Dio?
e se non lo sono, perché sono puniti in tal modo?».
Ed egli mi disse: «Perché la tua mente si svia (delira)
tanto da quella dottrina (da quel) che è solita frequentare?
o la tua mente è volta altrove?
Non ti ricordi quelle parole con le quali l’Etica (di Aristotele)
che tu ben conosci (la tua Etica) tratta ampiamente (pertratta)
delle tre disposizioni che il cielo condanna (non vole),
cioè l’incontinenza, la malizia e
la matta bestialità? e come l’incontinenza
offende meno Dio e dunque merita (accatta) minor disapprovazione?
Se tu esamini bene questa sentenza,
e ti ricordi (rechiti a la mente) chi sono quei peccatori
che sono puniti (sostegnon penitenza) fuori della città di Dite,
capirai bene perché siano separati
da questi malvagi (felli), e perché la giustizia divina
meno offesa (men crucciata) li colpisca».
«O sole che rischiari (sani) ogni mente (vista) offuscata,
tu mi appaghi tanto quando mi chiarisci i dubbi (solvi),
che mi rendi grato anche il dubbio stesso non meno del sapere.
Riandiamo ancora un poco»,
dissi io «a quel punto dove tu dici che l’usura
offende la bontà divina, e sciogli il nodo».
Mi disse: «La filosofia (di Aristotele), per chi la sa intendere,
spiega (nota), e non soltanto in un punto (parte),
come la natura proceda (suo corso prende)
dall'intelletto divino e dal suo operare (sua arte);
e se tu consideri bene la Fisica del tuo filosofo (tua),
troverai, dopo poche pagine dal suo inizio,
che la vostra operosità, quando può, segue quella (la natura),
come il discepolo segue il maestro;
così che il vostro operare risulta quasi nipote di Dio.
Da questi due (la natura e il lavoro), se ti ricordi
il principio della Genesi, è necessario (convene)
che la gente si guadagni da vivere e progredisca;
e dal momento che l’usuraio segue una via ben diversa,
disprezza la natura per se stessa e per il suo seguace (il lavoro),
poiché in altro pone la sua speranza (cerca il suo guadagno).
Ma seguimi ormai, perché ho deciso di procedere;
la costellazione dei Pesci sta infatti sorgendo (guizzan) all’orizzonte,
e l’Orsa maggiore (Carro) è ormai nella regione del Coro (del Maestrale, cioè
verso Nord-Ovest, quindi vicino al tramonto),
e più oltre si discende (si dismonta) la ripa».



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