Paradiso canto 1 Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del primo canto del Paradiso (Canto I) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Apollo che scortica il rivale Marsia dopo la vittoria del dio nella gara di canto; dipinto di Bartolomeo Manfredi. Dante invoca Apollo per ricevere l'ispirazione necessaria per descrivere il Paradiso, facendo appello proprio alla potenza del dio da lui manifestata nella gara di cetra.


Analisi del canto

Il canto proemiale
Nell'ultimo canto del Purgatorio la narrazione si era conclusa con la scena di Dante che ha appena portato a termine la definitiva purificazione nel fiume Eunoè, alla presenza di Matelda, Stazio e Beatrice. Da lì riprende la vicenda, ma ora il poeta è da solo insieme a Beatrice, e sul punto di iniziare l'ascesa al cielo. Il canto si divide in due parti: nella prima, fino al v. 36, Dante annuncia al lettore l'argomento della nuova cantica e invoca l'aiuto poetico di Apollo (è il proemio); nella seconda comincia la vera e propria narrazione, con la descrizione dell'ascesa verso la sfera celeste della Luna, e con la trattazione dei primi dubbi fisico-teologici.


Il proemio
Il Paradiso si apre con il tradizionale proemio, articolato secondo le norme della retorica classica in dichiarazione dell'argomento (vv. 1-12), e invocazione alle Muse (vv. 13-36). Data l'eccezionalità del viaggio in Paradiso, nella dichiarazione dell'argomento Dante denuncia subito la difficoltà di riferire la propria esperienza. Per l'altezza della materia, la tradizionale richiesta di aiuto e ispirazione poetica è rivolta, oltre che alle Muse, al dio Apollo, che si rivela come «immagine» cristiana di Gesù. Il brano si collega, sviluppandolo, con il parallelo proemio del Purgatorio, e avrà una sua appendice nell'incipit del canto successivo.


Un «indice analitico» della terza cantica
Il primo canto contiene numerose costanti strutturali della cantica; per questo lo si potrebbe considerare una sorta di «indice analitico» del Paradiso. Ecco le principali voci.
  • Il tema della luce. La rappresentazione del Paradiso avviene principalmente attraverso immagini di luce; già questo canto ne è ricolmo, a partire dalla definizione di Dio che risplende in ogni luogo dell'universo (v. 2). Accanto alla luce, in chiave minore, Dante userà il suono, in forma di canto e musica, che qui appare ai vv. 76-78.
  • Ineffabilità delle realtà del Paradiso. Le sublimi realtà che Dante si accinge a contemplare sono tanto alte che non sarà possibile descriverle efficacemente con parole umane, e in certi casi il poeta vi rinuncerà del tutto. Così è già annunciato ai vv. 4-12 e 70-72.
  • La mitologia. Molto frequente sarà il ricorso di Dante a miti classici, sia per similitudini, sia assimilando figure pagane e figure cristiane, sia descrivendo fenomeni astrologici. Ne sono esempio, nel canto, i riferimenti ad Apollo (vv. 13 sgg.) e a Glauco (vv. 67-69).
  • L'astronomia. Dante immagina il Paradiso distribuito nei vari cieli del sistema tolemaico: da qui la forte presenza di riferimenti astronomici nella cantica. Non si tratta però solo di fantasia poetica, ma anche e soprattutto di affermazioni scientifiche e teologiche in rapporto alle conoscenze dell'epoca. Così ad esempio si rivelerà di primaria importanza la teoria delle influenze celesti. In questo canto, cfr. i passi astronomici ai vv. 37-42 e 121-125.
  • La trasumanazione di Dante. Per compiere il suo eccezionale viaggio in Paradiso, Dante deve oltrepassare i limiti della natura umana terrena: questa è la trasumanazione di cui parla ai vv. 67-72. Si tratta di un processo continuo, che permette al poeta di ascendere a sempre maggiore perfezione, e si manifesta soprattutto nell'acuirsi delle sue capacità visive, poiché sarà il vedere, fisico e intellettuale, il mezzo supremo per la conoscenza del Paradiso.
  • Le similitudini. Tra gli strumenti espressivi di Dante, un posto di rilievo occupano le similitudini: si tratta infatti del mezzo più immediato per rendere l'idea di una realtà soprannaturale irraggiungibile dalla ragione umana. In questo canto ne ritroviamo alcune fra quelle più frequenti in tutta la cantica: quella del pellegrino e del raggio di luce riflessa (vv. 49-54), quella del fulmine (vv. 91-93) e quella dell'arco (vv. 125-126).
  • Il tema dottrinario e i dubbi di Dante. La poesia del Paradiso è costituita in gran parte dalla spiegazione di grandi questioni dottrinarie e teologiche, di cui abbiamo qui un primo eccellente esempio ai vv. 76 sgg., con la trattazione di Beatrice sull'ordine universale. Questo processo di apprendimento viene narrato attraverso un meccanismo di domanda-risposta che si basa soprattutto sui dubbi del poeta (cfr. vv. 82-88 e 94-103).
  • Beatrice. Un'analisi a parte meriterebbe il rapporto fra la donna-guida Beatrice e il poeta, per la ricchezza di gesti, di situazioni psicologiche, di significati religiosi e allegorici. Numerosi momenti di tale rapporto sono già presenti in questo canto; ci limitiamo qui a sottolineare quello dei vv. 100-102.


Una questione teologica: l'ordine universale
Il primo problema teologico trattato nella cantica è quello dell'ordine universale: tutte le realtà dell'universo sono ordinate secondo un disegno provvidenziale divino, che stabilisce per ognuna di esse un fine raggiungibile grazie a uno specifico istinto conferito dalla natura. L'uomo, ad esempio, è stato creato per ricongiungersi a Dio in Paradiso, per cui l'ascesa di Dante ormai purificato avviene «naturalmente», secondo una legge metafisica e fisica di «gravitazione spirituale».



Commento

Tra terra e cielo
Il nucleo fondamentale del canto è al verso 70, in quel trasumanar che rappresenta il culmine della tensione e la realizzazione di un desiderio di antica data. Infatti il tramite del processo mistico che significar per serba non si porta è proprio colei che fu ed è oggetto dell'amore di Dante. Qui, proprio nell'intensità dello sguardo del poeta e nel trasumanar che esce dalla quotidiana esperienza dell'uomo, umano e divino si compenetrano nello scenario luminoso della luce di Dio: Beatrice è la donna finalmente posseduta, ma anche l'angelo che scioglie Dante dai vincoli della terrestrità e l'avvia al Paradiso. Mai donna è stata cantata con tanta passione e contemporaneamente in tale dimensione divina. Dante e Beatrice sono ormai complici di un unico intento grandioso: a raggiungimento della visione di Dio. Questa conquista non è un fatto puramente individuale ma collettivo, riguarda non solo Dante ma tutta l'umanità. È così che l'amore umano diventa strumento di salvazione per ogni uomo: quella scintilla, che colpì Dante a nove anni, è divenuta un fuoco che investe il mondo, perché. anche il mondo bruci dell'amore di Dio. Ancora una volta, per il poeta, Dio è al culmine dell'esperienza umana, non in contrapposizione con l'uomo ma suo compimento e perfezione. Il poeta che ha cantato la disperazione, l'angoscia, la colpa e l'espiazione, che si è inoltrato dentro le viscere della terra e si è affaticato sulla dura salita del Purgatorio è ormai pronto per lo slancio finale verso Dio. Il suo Dio però è una conquista. si trova in seguito a una lunga e impegnativa ricerca, nella quale la ragione gioca un ruolo fondamentale. È lei che, in un continuo confronto con l'istinto, propone di ricostruire un ordine confacente all'uomo: le forze irrazionali sotto plasmate e si dirigono verso un fine che le esalta: non si tratta di reprimere i bisogni terreni ma di realizzarli in una prospettiva più alta. La ragione ha fatto toccare con mano a Dante come l'istinto malguidato sia distruttivo, gli ha fatto comprendere la necessità dell'espiazione ai fitti di una presa di coscienza definitiva, l'ha infine abbandonato allo sguardo protettivo di Beatrice, figura stella rivelazione teologica: quell'amore terreno che poteva diventare colpa e dannazione si è aperto la via del cielo e Dante, attraverso gli occhi di Beatrice, raggiunge il Paradiso.


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