Purgatorio Canto 20 - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del ventesimo canto del Purgatorio (Canto XX) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Ritratto medievale da un codice miniato del re Ugo Capeto


Analisi del canto

Il canto di Ugo Capeto
La figura dell'antico re, fondatore della dinastia di signori francesi che da lui presero il nome di Capetingi, domina praticamente tutto il canto, che suole pertanto essere a lui titolato, come nel caso di altri grandi personaggi danteschi. È dalle sue parole che prendono avvio e si articolano quasi tutti i motivi del canto.


Il tema politico: la condanna della casata di Francia
Nel presentare se stesso, Ugo Capeto traccia la storia della propria dinastia, che diventa occasione per una serrata e drastica condanna della politica contemporanea francese: prima attraverso la rievocazione di fatti politici avvenuti in tempi precedenti il 1300, quindi con i toni ispirati della profezia su ciò che sarebbe avvenuto. È questo il momento più alto di quell'opposizione di Dante ai signori di Francia che percorre l'intera Commedia; il motivo di tale opposizione è da ricercare nella politica anti-imperiale di quei sovrani, e in particolare nella responsabilità diretta che ebbero sui destini di Firenze e sulla stessa condanna di Dante all'esilio. La passionalità, l'intensità di questa condanna è sottolineata tanto dall'altezza e dalla superiore dignità del personaggio di Ugo Capeto, quanto dai toni apocalittici della profezia e della richiesta della vendetta divina sui sacrileghi monarchi di Francia.


Il tema morale: l'avarizia
Ai vv. 82-84 Ugo Capeto maledice l'avarizia, vizio tanto crudele da far rivoltare i padri contro i propri figli, contro la propria carne. Dalla storia privata della casata di Francia si passa così al tema generale della condanna dell'avarizia e dei suoi effetti, tema specifico di questa cornice del Purgatorio. Le parole di Capeto riprendono e completano l'invettiva contro l'avarizia che già Dante aveva pronunciato proprio all'inizio del canto (vv. 10-15), indicandola nell'immagine tradizionale della lupa, la più crudele delle tre fiere che già gli avevano sbarrato il passo nella selva oscura, all'inizio del viaggio oltremondano , e chiedendo al cielo quando finalmente giungerà colui che la caccerà dal mondo (il Veltro promesso e annunciato da Virgilio).


Il terremoto
L'ultima parte del canto segna la ripresa del cammino e della narrazione, e fa da collegamento, da preparazione all'ampia sezione di canti che seguiranno. Il terremoto che scuote la montagna è infatti un avvenimento che richiederà un'ampia spiegazione, e introdurrà il personaggio di Stazio, il poeta latino che si unirà come protagonista di primaria importanza al cammino di Dante e Virgilio in quest'ultima parte del colle.


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