Purgatorio Canto 2 Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del secondo canto del Purgatorio (Canto II) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Arrivo della barca delle anime, Gustave Doré


Analisi del canto

Il canto di Casella
Il viaggio nel Purgatorio entra subito nel vivo, con due avvenimenti che segnano il canto: l'arrivo della navicella di anime condotta dall'Angelo nocchiero e l'incontro con l'amico e cantore Casella. E quest'ultimo episodio il centro poetico del canto, per le sue valenze strutturali, narrative e sentimentali. Nel suo insieme, si tratta di un canto molto dinamico e articolato sia nel racconto sia nei temi: prima l'ampia descrizione geografico-astronomica, poi la miracolosa apparizione del vasello snelletto e leggero (v. 41), quindi l'incontro e il colloquio con il gruppo delle anime, il vario dialogo con Casella, l'intrattenimento del suo canto, e infine lo scioglimento della situazione con il severo intervento di Catone che disperde l'affollamento.


I penitenti
Il primo gruppo di spiriti che incontriamo, appena sbarcato sulla spiaggia del Purgatorio, si presenta con caratteristiche e comportamenti che scopriremo tipici: il loro muoversi e accalcarsi in schiera, l'indecisione e l'ignoranza del luogo, l'indugiare su aspetti terreni, lo stupore e la paura di fronte a Dante. È proprio delle anime del Purgatorio, e specialmente dell'Antipurgatorio, l'essere ancora imperfette, destinate sì alla sublime beatitudine ma intralciate dalle impurità terrene: l'aspro rimprovero di Catone in finale di canto ne è la più chiara denuncia.


La pena del tempo
Elemento fondante del Purgatorio è il suo esistere nel tempo, unico dei tre regni dell'oltremondo. L'Inferno è infatti dannazione eterna e il Paradiso eterna beatitudine; ma il Purgatorio è luogo di passaggio, quindi destinato a finire quando si esaurirà la sua funzione di luogo di espiazione. Il tempo diventa dunque il criterio principale della pena, il tempo necessario alla purificazione per poter raggiungere il Paradiso. Nel canto ne abbiamo la prima indicazione: l'attesa delle anime comincia subito dopo la morte, nell'indugiare alle foci del Tevere fino al momento, stabilito dalla volontà divina, di imbarcarsi sulla navicella dell'angelo.


L'angelo nocchiero
Dante dedica ampio spazio all'apparizione dell'angelo che conduce la navicella degli spiriti. Il personaggio è infatti figura di straordinaria bellezza e sacralità, perché da lui il poeta inizia la conoscenza diretta delle creature celesti. L'angelo riveste anche l'importante ruolo di traghettatore delle anime dalla vita terrena al mondo della salvezza eterna, e in questa funzione corrisponde al Caronte infernale, naturalmente in una situazione capovolta dal punto di vista escatologico.


La figura di Casella
Sul personaggio di Casella si concentrano molti motivi del canto. L'incontro con l'amico Dante è innanzitutto fonte di poesia affettiva e autobiografica: l'emozione dei sentimenti è resa dall'intimità dei toni, dal tentato abbraccio, dal piacere tutto terreno e amicale del cantare. Poi diventa strumento intellettuale per la spiegazione di un fondamentale aspetto dell'oltremondo dantesco, quello del percorso delle anime destinate al Purgatorio, con il riferimento alle particolari condizioni dell'anno 1300 che forniscono indicazioni per la datazione del viaggio di Dante. Infine, nell'impossibile abbraccio, è modello di citazione letteraria (in particolare da Virgilio), e spunto di riflessione sulla fisicità del Purgatorio.


La fisicità nel Purgatorio
Soffermiamoci su due momenti particolari del canto: i penitenti che si stupiscono nel notare che Dante respiri, e che quindi sia ancora vivo, e il tentativo frustrato di abbraccio del poeta a Casella, con le braccia che gli ritornano al petto. Sono i primi due dati, molto concreti, della fisicità del Purgatorio, diversa da quella terrena e anche da quella crudamente materiale che caratterizza i dannati dell'Inferno. Gli spiriti penitenti mantengono il loro aspetto, tutte le sensazioni fisiche, e così patiscono pene corporali come la fame, la sete, il peso di grandi macigni sulle spalle, o altro; ma si tratta di una fisicità spirituale, di natura non carnale, poiché morendo gli uomini perdono l'anima vegetativa. D'altra parte il Purgatorio vero e proprio è luogo di natura celeste e incorruttibile, come spiegherà Virgilio nel canto successivo.


L'incipit del canto
L'apertura del canto si presenta per la prima volta nella forma dell'incipit di natura geoastronomica. Si tratta di uno stile colto che eleva il discorso poetico, spesso coniugato con elementi mitologici (qui limitati all'accenno all'Aurora), e serve solitamente a dare indicazioni di tempo o di spazio: in questo caso, ad esempio, la lunga perifrasi vuole semplicemente dire che è l'alba. L'espediente retorico accompagnerà sempre più di frequente l'ascesa di Dante e Virgilio, come segno di elevazione tanto stilistica quanto spirituale, e diventerà un costante dato di scrittura nella cantica del Paradiso.



Commento

Alla ricerca dei sogni perduti
L'apparizione dell'angelo nocchiero è un momento di serena certezza in un contesto di situazioni estranee all'esperienza umana. Dopo tanti demoni infernali, l'incontro con l'angelo acquista una dimensione rassicurante che si profila via via all'orizzonte di Dante, ancora turbato dall'angoscia precedente. Ormai la rugiada ha lavato il volto del poeta-pellegrino, che è pronto ad affrontare le nuove difficoltà con la coscienza di essere scampato a un tragico pericolo. La situazione di incertezza caratterizza anche le anime che giungono dalla foce del Tevere a bordo della navicella, unite però nella consapevolezza di essere uscite da una condizione di schiavitù: cantano infatti insieme In exitu Isdel de Aegypto, il salmo degli Ebrei fuggiti dalla prigionia d'Egitto, lo stesso che veniva cantato in chiesa nelle cerimonie funebri. L'anima libera dal peccato scioglie il suo canto a Dio e la coralità ravviva il senso di comunione e compartecipazione che caratterizza le anime del Purgatorio.
Il passato, tuttavia, incombe forte e drammatico; sono ancora vive nel pellegrino le immagini sconvolgenti di un mondo stravolto, le strida e gli alti guai, il frastuono di un'atmosfera cupa e sinistra. La caligine tolta dal volto è ancora presente nell'animo di Dante. Il poeta avverte la necessità di una pausa, di un momento di pace, cui si possa abbandonare lo spirito esausto. Affiorano alla memoria le immagini positive di una realtà trascorsa, i momenti di gioia, i sogni accarezzati e mai perduti. Ecco una vecchia canzone d'amore, ricca di ricordi e sensazioni: l'anima rapita si tuffa nella memoria, si abbandona al ricordo, a ciò che di piacevole ha vissuto, si rifugia nell'alvo protettivo degli affetti. Trova così la forza di affrontare, con rinnovato vigore, la nuova realtà. La regressione si realizza sulle note dolci e amiche di Casella, che intona Amor che ne la mente mi ragiona, la seconda canzone del Convivio. Per Dante e per queste anime è come ritrovare una parte di sé, recuperare il passato e farsi cullare in questo rapimento dalla dolcezza del ricordo. Tutti si lasciano trascinare dalle note di Casella, dimenticando di farsi purificare. Aspro giunge il rimprovero di Catone, di colui che ha fatto dell'intransigenza un sistema di vita. L'intermezzo musicale, tutto mondano, che ha spezzato il salmo iniziale e interrotto momentaneamente il percorso di espiazione, è stato tuttavia un incentivo per Dante che sta acquistando la forza per scalare la montagna del Purgatorio. L'intreccio tra musica sacra e musica profana crea un contrasto che si compone nella nuova realtà purgatoriale, in cui cielo e terra convivono nella dimensione pacata del naufrago scampato a un pericolo mortale. Il rimprovero di Catone suggerisce peraltro che è ormai tempo di affrontare la realtà.


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