Inferno Canto 24 - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del ventiquattresimo canto dell'Inferno (Canto XXIV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.


Analisi del canto

Il tema allegorico
Le parole con cui Virgilio sollecita Dante al cammino (vv. 55-57) costituiscono una chiara allegoria: la salita dall'Inferno alle altezze celesti è il cammino che il peccatore pentito deve compiere per la propria redenzione, riacquistando il libero arbitrio che vince ogni tentazione del Male per salire al Bene.


La «bestialità» di Vanni Fucci
È tra le figure più violente e disumane dell'Inferno. Annunciata dalla metamorfosi in cenere e dallo sguardo vacuo dell'epilettico, la sua bestialità domina l'atmosfera del canto in contrapposizione all'atteggiamento sprezzante di Dante.


La profezia di Vanni Fucci
Al di là del riferimento concreto alla guerra tra Lucca e Pistoia, e quindi fra Neri e Bianchi, la profezia di Vanni Fucci costituisce un importante tassello dell'ispirazione profetica e politica della Commedia: il quadro completo si comporrà nel canto XVII del Paradiso.



Commento

Dante e Virgilio scoprono che i diavoli li hanno ingannati. Il ponte che avrebbe dovuto permettere di oltrepassare la sesta bolgia non esiste, sono tutti crollati nel momento in cui Gesù Cristo è morto. Dopo un attimo di sbandamento, Virgilio riprende l'iniziativa e guida Dante ad arrampicarsi su per le rovine del ponte fino a guadagnare l'argine successivo. Superato questo ostacolo, riprendono il cammino e attraversano il ponte che sovrasta la settima bolgia, più ripido e malagevole dei precedenti. Dalla cima di questo, a causa del buio, non è possibile vedere quanto accade nella bolgia. Dante chiede a Virgilio di scendere verso l'argine seguente ed avvicinarsi così al fondo.
L'approccio del pellegrino con la settima bolgia è, per lo più, di tipo visivo: lo spettacolo che si presenta ai suoi occhi suscita forte impressione di orrore che viene sottolineata dagli aggettivi terribile; diversa; cruda e tristissima e dall'intervento dell'autore che si dichiara sconvolto.
Il fondo della bolgia è pieno di serpenti il cui numero e varietà va oltre l'immaginazione umana. Le serpi appaiono subito come strumenti di pena: esse tengono legate dietro la schiena le mani troppo leste a rubare dei ladri e, in modo spaventosamente violento, penetrano nel corpo dei dannati annodandoglisi sul ventre. Ma la pena nono si limita a questo semplice contrappasso: questi si avventa alla gola del peccatore e lo morde, dopodiché il corpo del dannato si incenerisce e immediatamente si ricompone.
I verbi al passato remoto s'avventò, trafisse, s'accese, arse evidenziano la rapidità dell'azione, mentre la sequenza dei sostantivi cenere, terra, polvere trasmettono il senso della distruzione totale del corpo.
Le prime parole del dannato Vanni Fucci indicano il tempo e lo spazio in cui si colloca il personaggio, la Toscana e il mondo contemporaneo, dando subito la sensazione di voler creare una polemica contro Dante.


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