Inferno Canto 14: analisi, commento, figure retoriche


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del quattordicesimo canto dell'Inferno (Canto XIV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Capaneo, immaginato da William Blake

Il canto in cui sono puniti i violenti contro Dio (tra cui i bestemmiatori). Vengono descritti il sabbione infuocato e la pioggia in fiamme e, inoltre, Virgilio racconta a Dante del gigante Capaneo e dell'origine dei fiumi infernali.



Analisi del canto

Capaneo
La seconda parte del canto ha per protagonista Capaneo, un dannato che Dante vede sdraiato sul sabbione infuocato incurante della pioggia di fuoco, che parla prima di essere interpellato, che bestemmia: atteggiamento che lo qualifica come personaggio simbolo dell'orgoglio e della superbia. Era uno dei sette re che assediarono Tebe e che fu ucciso da una folgore di Giove per aver bestemmiato la divinità. L’inutile persistenza nel proprio atteggiamento fa di Capaneo il rappresentante emblematico della categoria dei peccatori qui puniti. Il personaggio si collega al Veglio di Creta, che di tale corruzione è l’emblema.


Il tema allegorico: il Veglio di Creta
Vi sono diverse interpretazioni circa il significato allegorico del Veglio di Creta. Quella più accreditata è la seguente:
Si pensa che possa rappresentare allegoricamente il corso negativo della storia umana, nella successione delle sue quattro età (dell’oro, dell’argento, del rame e del ferro).
I piedi della statua sono di materiali differenti, il piede destro è di terracotta (rappresenta la chiesa, il potere spirituale corrotto), il piede sinistro è di ferro (rappresenta l'impero, il potere imperiale che ha perso prestigio e autorità).
La statua che è collocata al centro del mondo volge le spalle a Damietta, città dell'Egitto, perché dall'Oriente ha origine la civiltà (l'umanità) e con lo sguardo verso Roma che è sede del papato e dell'Impero, nonché punto d'incontro tra cultura pagana e cultura cristiana.
Dal petto in giù presenta delle incrinature dalle quali scorrono le lacrime generate dai vizi e dalle colpe dell'umanità, invece dalla testa in oro non scendono lacrime in quanto questi vizi non erano presenti al tempo dell'età dell'oro.


L'origine dei fiumi infernali
La lacrime che scendono dal petto si raccolgono sul fondo della caverna e tornano nell'Inferno, che rappresenta il Regno di tutti i mali dell'umanità, dando origine ai quattro fiumi infernali (Acheronte, Stige, Flegetonte e Cocito).




Le figure retoriche

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del quattordicesimo canto dell'Inferno. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 14 dell'Inferno.


Natio loco = anastrofe (v. 1). Sta a significare "patria natia".

Quali Alessandro in quelle parti calde d’India vide sopra ’l suo stuolo fiamme cadere infino a terra salde, per ch’ei provide a scalpitar lo suolo con le sue schiere, acciò che lo vapore mei si stingueva mentre ch’era solo: tale scendeva l’etternale ardore = similitudine (vv. 31-37). Sta a significare "Come Alessandro Magno nelle calde regioni dell'India vide cadere intatte sino a terra delle fiamme sulle sue truppe, per cui diede ordine ai soldati di scalpicciare il suolo in quanto il vapore si estingueva meglio prima di propagarsi: Così scendevano quelle fiamme eterne".

Com’esca sotto focile, a doppiar lo dolore = similitudine (vv. 38-39). Sta a significare "proprio come l'esca con l'acciarino, per accrescere il dolore".

Quindi...quinci = figura etimologica (v. 41).

Arsura fresca = ossimoro (v. 42). Sta a significare "calura fresca", detto in tono ironico.

Con miglior labbia = metonimia (v. 67). Sta a significare "con aspetto più sereno", il concreto per l'astratto.

Quale del Bulicame esce ruscello che parton poi tra lor le peccatrici, tal per la rena giù sen giva quello = similitudine (vv. 79-81). Sta a significare "Come dal Bulicame esce un ruscello che poi le prostitute si dividono, così quel fiumiciattolo scorreva giù per la sabbia".

Lo fondo suo = anastrofe (v. 82). Sta a significare "il suo fondale".

Tra tutto l’altro t’ho dimostrato
= allitterazione della t (v. 85).

Duca mio = anastrofe (v. 91). Sta a significare "mio maestro".

La sua testa è di fin oro formata, e puro argento son le braccia e ’l petto, poi è di rame infino a la forcata da indi in giuso è tutto ferro eletto, salvo che ’l destro piede è terra cotta = climax discendente (vv. 106-110).

Che lagrime goccia = anastrofe (v. 113). Sta a significare "che sgorga lacriime".

Enjambements = vv. 1-2; 5-6; 10-11; 16-17; 31-32; 38-39; 43-44; 46-47; 61-62; 97-98; 100-101; 130-131; 139-140.


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