Riassunto vita: Riccardo Bacchelli


Appunto di letteratura sulla vita, le opere e il pensiero in sintesi dello scrittore e drammaturgo italiano Riccardo Bacchelli.

Riccardo Bacchelli nasce a Bologna nel 1891. Sin dai primi anni universitari inizia a impegnarsi nella pubblicistica e nella narrativa, scrivendo articoli sul «Resto del Carlino» e sulla «Patria», pubblicando nel 1911 il suo primo romanzo, Il filo meraviglioso di Lodovico Clò (nella prefazione, intitolata Intenzioni, dichiara di voler stabilire un rapporto costruttivo con il lettore, sottraendo la letteratura dalla sola prospettiva di trarne un guadagno).

Successivamente si trasferisce a Firenze, dove collabora alla «Voce». È questa una fase importante per la crescita intellettuale dello scrittore, in cui si va formando una visione "classica" e tradizionalistica della realtà, polemica verso ogni forma di disordine.

Allo scoppio della prima guerra mondiale Bacchelli parte volontario e, dopo l'esperienza del fronte, torna a Bologna, dove partecipa alla pubblicazione della rivista «La Raccolta». Trasferitosi a Roma, è tra i fondatori della rivista romana «La Ronda».

All'esperienza maturata nel frattempo sono legate le Memorie del tempo presente (prose pubblicate nel 1918-19 sulla «Raccolta», che testimoniano il passaggio all'atteggiamento rondista); il dramma Amleto, pubblicato a puntate sulla «Ronda» nel 1919; il racconto irreale, in forma di apologo, Lo sa il tonno, del 1923.

La successiva produzione letteraria mantiene una continuità ideologica tradizionale e conservatrice, rivolta alle esigenze dei ceti medi.

Bacchelli intensifica inoltre la collaborazione a quotidiani e riviste; nel 1926, trasferitosi a Milano, si dedica alla critica drammatica, curando, sulla «Fiera letteraria», la rubrica Prime rappresentazioni (per il teatro scriverà L'alba dell'ultima sera, 1949, e Nòstos).

L'anno seguente, con la pubblicazione del Diavolo al Pontelungo, ha inizio la sua intensa attività di narratore storico, che, oltre a risultare più affine alla sua visione delle cose, rispecchiandone l'amore per la tradizione, gli farà ottenere ampi consensi da parte del pubblico. Essa raggiunge il punto più alto con i tre volumi Il mulino del Po (composto da Dio ti salvi, 1938; La miseria viene in barca, 1939; Mondo vecchio, sempre nuovo, 1940), grande rappresentazione storica che va dalla fine del periodo napoleonico (1812) e dalla restaurazione fino alla prima guerra mondiale (1918), più di un secolo di storia italiana, osservata appunto da un mulino fluviale.

Il suo gusto per la ricerca è evidente in alcune opere di ricostruzione e riflessione storiografica come La congiura di Don Giulio d'Este, 1931; Nel fiume della storia, 1955; Africa fra storia e fantasia, 1970), che lo inducono a spaziare, negli altri romanzi, in epoche anche molto lontane fra di loro: Il pianto del figlio di Lais (1945), ispirato alla Bibbia; Lo sguardo di Gesù (1948); Il figlio di Stalin (1953); I tre schiavi di Giulio Cesare (1958); Non ti chiamerò più padre (1959), incentrato sulla figura di San Francesco; Il coccio di terracotta (1966), un racconto biblico su Giobbe.

Nella sua vasta produzione narrativa vi sono anche vicende di costume contemporaneo e di argomento amoroso come La città degli amanti (1929); Una passione coniugale (1930); Oggi domani e mai (1932); Rapporto segreto (1967); L'Afrodite, un romanzo d'amore (1969).

La meditazione sulle vicende umane l'ha indotto a dedicarsi anche nella scrittura satirica (La cometa, 1949) oppure in quella fantastica e ironica, in stile favole e con una morale (Lo sa il tonno del 1923, Il progresso è un razzo del 1975).

Lo scrittore è morto a Monza nel 1985.


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