Inferno Canto 4 - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del quarto canto dell'Inferno (Canto IV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.


Analisi del testo

Il luogo dell’azione
Sul luogo dell’azione, il Limbo — ripreso dalla tradizione classica — si concentrano i motivi del canto: la condizione dei dannati, la questione del battesimo, la dimensione affettiva per l’anima di Virgilio, la presenza degli spiriti magni del passato, i significati simbolici.


Virgilio e il Limbo
Trova espressione nel canto il tema del destino particolare di Virgilio, motivo psicologico centrale nella Commedia. Egli insiste nello specificare che questi spiriti non peccarono e anzi furono virtuosi ed eccellenti, perché in questo modo esprime anche un giudizio su stesso, che proprio qui ha sua eterna sede.


L’incontro con i poeti
Inizia con questa implicita definizione dei massimi autori antichi la serie di incontri di Dante con altri poeti, che proseguiranno in tutta l’opera come occasione di riflessione e giudizio sull’attività artistica.


La questione teologica: il battesimo
Dante, moralmente tormentato dal problema della dannazione di anime innocenti e nobili ma non cristiane, espone qui il dogma sul sacramento del battesimo. Il tema verrà ripreso e chiarito in Paradiso, proprio nel cielo della giustizia divina.



Commento

Dante si risveglia dallo stato di incoscienza, avvolto nel quale egli aveva miracolosamente passato l'Acheronte, e si guarda intorno per cercare di capire dove si trova. Al suo atteggiamento pronto e ben disposto, forse da intendersi allegoricamente come un'uscita dal sonno del peccato, si contrappone il turbamento di Virgilio. Quest'ultimo quando rientra nel luogo della sua eterna dannazione, partecipa all'angoscia delle anime eternamente condannate alla sofferenza e alla privazione di Dio. Questa scena rende più umana la figura di Virgilio e avvicina anche il rapporto del maestro al suo discepolo (Virgilio-Dante).
Ancora Virgilio protagonista: egli anticipa la domanda di Dante, quasi fosse desideroso di chiarirgli la condizione di quella schiera di dannati a cui egli stesso appartiene. Essi non sono peccatori, anzi possono aver avuto meriti in vita; la loro unica colpa è quella di non aver conosciuto la vera fede, essere morti senza battesimo o, nel caso di quelli vissuti prima di Cristo, non aver creduto nel vero Dio.
Ora essi sono condannati a desiderare Dio, senza alcuna speranza di poterlo raggiungere. Le parole di Virgilio sono un misto tra la consapevolezza della propria innocenza e rassegnazione al proprio destino.
La lezione è amara anche per Dante perché pure gli uomini di elevate qualità intellettuali e morali non possono con le loro forze raggiungere la verità e la felicità. È la fede l'unico modo per salvarsi e il pellegrino peccatore non perde occasione per essere confermato in essa dalla sua guida. Una volta ribadite le verità di fede, l'autore, con libertà inventiva, crea per un gruppo di anime una situazione di privilegio all'interno dell'uniforme atmosfera di dolore.
Il luogo che esse occupano spicca come un lume in mezzo alle tenebre, il loro aspetto le qualifica anche da lontano come genti degne di onore, i loro gesti e le loro parole sono un esempio di gentilezza e rispetto e sono in grado di esaltare i valori più elevati come l'onore, la fama e la poesia. Tra i valori che hanno contraddistinto il mondo classico sono questi quelli che Dante sente più vivi e più vicini a sé; essi non sono in contrasto con i valori cristiani, anzi Dio stesso mostra di pregiarli (grazia acquista in ciel che sì li avanza).
Nell'intenso e assorto parlare dei sei poeti svaniscono la confusione dei sensi e l'angoscia del cuore, che avevano caratterizzato all'inizio del canto l'approccio col mondo dei dannati.
L'ultima parte del canto contiene una rassegna di grandi personaggi dell'epopea troiana e romana e dei massimi esponenti del pensiero filosofico e scientifico antico e comunque non cristiano.


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