Capitolo 8 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento • Scuolissima.com
     


Capitolo 8 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti dell'ottavo capitolo (cap. VIII) del celebre romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La Struttura

Il capitolo si apre con l'immagine di don Abbondio, tranquillamente seduto sul suo seggiolone. La calma della scena, in cui il curato è colto in un momento di pace dopo il trambusto e le preoccupazioni dei giorni precedenti, prepara abilmente le fasi successive del racconto, ricche di colpi di scena e di intrighi.
Il primo intrigo è costituito dal matrimonio "per sorpresa", fallito per l'inaspettata capacità di reazione dimostrata da don Abbondio. Il fallimento dei piani stabiliti caratterizza anche il secondo intrigo: i bravi trovano vuota la casa di Lucia e disturbati dall'arrivo di Menico, si danno alla fuga; il ragazzo, a sua volta, si affretta, alla ricerca di qualcuno. Se, nella prima parte, domina il silenzio, in quella successiva prevale il suono delle campane che mette tutti in allarme, determinando un movimento dei gruppi: Agnese e Perpetua si precipitano verso la canonica; i bravi prendono la strada che conduce fuori dal villaggio; gli "invasori" hanno lasciato la casa del curato, badando a mettersi in salvo; molti abitanti si sono svegliati e accorrono al campanile per avere notizie. L'interesse del narratore è concentrato sulla gente del paese di cui si raccontano gli spostamenti caotici , l'intralciarsi a vicenda, le domande che si incrociano senza risposta. Questa parte, conclusa con l'allontanamento dal paese della «brigata avventuriera, vede da un lato l'intrecciarsi delle reazioni disordinate della folla; mentre dall'altro, registra il livello più alto finora raggiunto dalla sapiente regia del narratore che, disegnando con abilità i percorsi labirintici dei personaggi, ordina pazientemente i fili dell'intreccio.
Nel convento di Pescarenico (siamo ormai nella parte conclusiva del capitolo) ritornano la tranquillità e il silenzio. L'incontro affettuoso e malinconico con padre Cristoforo ravviva le speranze dei fuggiaschi che si apprestano a raggiungere la riva sinistra dell'Adda.
L'ottavo capitolo chiude la prima fase della storia, che costituisce una sezione a sé, una macrosequenza. Con il nono, si apre un'altra parte, quella che racconta le vicende dei protagonisti ormai divisi.



Lo spazio


Il cerchio del villaggio
Se il primo capitolo si era aperto con la celebre descrizione dì «quel ramo del lago di Como», l'ottavo si chiude con il viaggio in barca sul medesimo lago. Cambia naturalmente l'ottica della narrazione: al punto di vista per così dire neutro del narratore, che descriveva i luoghi nei quali è ambientata la vicenda, si sostituisce quello di uno dei personaggi, Lucia. È attraverso la sua sensibilità e la sua partecipazione emotiva che vengono riproposti i particolari (monti, cime, torrenti, ville), avvolti dalla tristezza dolorosa di chi, contro la propria volontà, si allontana. Si conferma quindi quanto già in precedenza abbiamo osservato: nei Promessi sposi lo spazio non è semplice fondale dell'azione, ma è posto in stretta relazione con i personaggi.


Spazi chiusi e spazi aperti
Nei primi tre capitoli prevalgono gli ambienti chiusi, generalmente rappresentati dalla casa che, in quanto luogo sottratto agli sguardi, è uno spazio sicuro, protettivo: in essa si rinchiude don Abbondio, terrorizzato e ansimante dopo l'incontro con i bravi, ma è anche il rifugio di Lucia, impaurita dalle fastidiose attenzioni di don Rodrigo. A partire dal quarto capitolo, invece, gli spazi chiusi si fanno prevalentemente negativi: pensiamo al palazzotto di don Rodrigo e all'osteria del villaggio, in cui si tramano imbrogli. Anche i luoghi aperti presentano la stessa ambivalenza, la medesima doppia connotazione: il paese ha un carattere positivo, di natura affettiva, perché in esso Renzo e Lucia sono nati e cresciuti; ma, durante la notte degli imbrogli, la piazza e la strada diventano spazi pericolosi, percorsi ostili lungo i quali si muovono affannosamente inseguitori e inseguiti. Sono quindi i sentimenti e gli stati d'animo dei personaggi ad attribuire ai luoghi il loro più autentico significato.


Il tempo (la densità di avvenimenti e azioni)
Giunto a questo punto del romanzo, il lettore potrebbe avere l'impressione che sia trascorso molto tempo: infatti, sono stati narrati numerosi episodi e sono entrati in scena parecchi personaggi. In realtà, la vicenda ha occupato soltanto quattro giorni, da martedì 7 novembre (incontro di don Abbondio con i bravi) alla notte fra venerdì 10 e sabato 11 novembre (fuga dal villaggio).
L'idea di un tempo dilatato è causata dal fatto che il narratore ha riempito di azioni praticamente tutti i momenti principali delle varie giornate, concentrandone addirittura più di una nello stesso momento. Per esempio, la narrazione della giornata di mercoledì 8 novembre occupa due capitoli, il secondo e il terzo, mentre ben tre episodi accadono nella mattinata: l'arrivo di Renzo a casa di don Abbondio e i due colloqui con quest'ultimo; l'incontro del giovane con Lucia e Agnese e la visita al dottor Azzeccagarbugli. Nell'ottavo capitolo, invece, la vicenda narrata, densa di emozioni e di imprevisti, si svolge interamente di sera e di notte, dall'intrusione in canonica per il matrimonio "per sorpresa" fino all'arrivo a Pescarenico e alla fuga in barca.
Si nota la prevalenza dell'ambientazione serale che vede di solito svolgersi i momenti più drammatici della vicenda: è con il buio, con il favore delle tenebre, che si ordiscono e si mettono in atto trame criminose e imbrogli, mentre la suspense raggiunge il culmine.



I personaggi


Le tecniche di presentazione

Le modalità di presentazione seguite nei primi otto capitoli sono essenzialmente due:
  1. attraverso un intervento del narratore (il ritratto di Renzo, quello di Lucia; il racconto della vita di padre Cristoforo, ecc.);
  2. attraverso le parole di un altro personaggio (l'introduzione di Azzeccagarbugli da parte di Agnese; i vari riferimenti a don Rodrigo per bocca di Lucia, Renzo, il frate, ecc.).

Raramente, comunque, un personaggio è già interamente delineato al momento della sua apparizione nel romanzo: la sua fisionomia viene continuamente arricchita e precisata, qualche volta in modo inatteso. Ad esempio, in questo ottavo capitolo abbiamo appreso alcuni particolari dell'aspetto fisico di don Abbondio.


I ruoli
La varietà dei personaggi richiede, per una migliore comprensione dei loro rapporti, una classificazione: può essere utile seguire il criterio che si rifà al ruolo da essi svolto nella storia.
I protagonisti del racconto sono Renzo e Lucia, le vittime coinvolte nella trama del signorotto. In questi primi otto capitoli, Renzo è il personaggio che compare più spesso, seguito da Lucia e Agnese, le quali, a riprova della loro complementarietà, sono presentate sempre insieme. L'antagonista, don Rodrigo, appare di rado in modo diretto e, in ogni caso, è sempre insieme ai bravi oppure a qualche personaggio del suo ambiente, di solito il conte Attilio. Si potrebbe pensare, che egli non esiste come individualità, ma in quanto membro di una precisa classe sociale, quella che detiene ed esercita il potere.
Fra Cristoforo, aiutante dei protagonisti, e don Abbondio, falso aiutante, sono presenti sulla scena in modo equilibrato: sette volte il primo, sei volte il secondo. I personaggi "minori" a carattere positivo (fra Galdino, Tonio, Gervaso) e negativo (Azzeccagarbugli) potrebbero essere considerati aiutanti di secondo grado: nel caso del frate cercatore, ad esempio, la sollecitudine, con cui svolge l'incarico affidatogli da Lucia, aiuta indirettamente la giovane che ha urgente bisogno del consiglio di padre Cristoforo. Azzeccagarbugli, rifiutando la sua consulenza al povero giovane, favorisce le trame di don Rodrigo, pur senza intervenire in modo esplicito.



I nuclei tematici

L'analisi condotta sui precedenti capitoli ci ha permesso di individuare i temi più importanti che sono prevalentemente di tipo morale o religioso: la giustizia e l'ingiustizia, la violenza, l'inganno, la Provvidenza, il contrasto tra apparenza e realtà.
Nonostante il carattere avventuroso che sembrerebbe escludere qualsiasi spazio dedicato alla riflessione, il capitolo ottavo, con cui si conclude la prima parte del romanzo, lì contiene tutti.


Giustizia e ingiustizia
È il narratore che, in una brevissima pausa nella scena del matrimonio per sorpresa, introduce il primo tema: Renzo, entrato di soppiatto in casa altrui, sembra davvero un oppressore e don Abbondio la vittima; in realtà, tutto questo non sarebbe successo se il curato non avesse rifiutato di celebrare il matrimonio. L'ingiustizia può essere evitata solo da una coscienza dotata di coraggio e senso di responsabilità: qualità che, evidentemente, mancano a don Abbondio e agli uomini come lui di tutti i tempi, come mette ironicamente in rilievo per contrasto il narratore.


Il contrasto tra apparenza e realtà
Questa pausa di riflessione mette a fuoco un altro tema, essenziale per interpretare le avventure di Renzo nei prossimi capitoli: il contrasto tra apparenza e realtà. Renzo "sembra" un oppressore, ma la verità è un'altra; le voci della folla dopo l'allarme lanciato dal sacrestano Ambrogio, rivelano, nel loro carattere tendenzioso, uno scarso interesse per la verità.


L'inganno
Anche il tema dell'inganno trova ampio spazio in questo capitolo: i due promessi, con l'aiuto di Agnese e dei testimoni entrano di nascosto nell'abitazione del curato; i bravi, guidati dal Griso, si introducono nella casa di Lucia per rapirla. L'imprevisto, che porta al fallimento di entrambi i piani (la reazione inaspettata di don Abbondio e il suono delle campane) dimostra quanto sia presuntuosa la volontà umana quando, affermando se stessa, tenta di contrastare i piani della Provvidenza.


La provvidenza
Infine la Provvidenza. Il tema è già annunciato dalle parole di padre Cristoforo, nel sesto capitolo. Per il frate, la Provvidenza è la certezza nell'intervento di Dio che non manca mai di aiutare quanti si abbandonano a Lui. Di tal genere erano i pensieri di Lucia che, fiduciosa nel trionfo finale dei piani divini, per quanto misteriosi e di difficile accettazione, aveva supplicato Renzo di non ricorrere all'imbroglio.
Dio «non turba mai la gioia de' suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande».
È significativo che questa dichiarazione di speranza in cui è racchiuso l'insegnamento del romanzo, sia stata collocata alla chiusura del capitolo, nel momento di più profondo dolore, legato all'abbandono e all'esilio.


Fabula e intreccio
La vicenda raccontata fin qui non è semplice da riassumere, perché fabula e intreccio non sempre coincidono. Di solito, gli avvenimenti sono narrati nel loro ordine cronologico, ma il gran numero degli episodi e dei personaggi richiede l'uso del flashback che, narrando un antefatto, informa il lettore di particolari indispensabili alla comprensione della storia.
Per esempio, nel terzo capitolo, Lucia accenna alle fastidiose attenzioni di don Rodrigo e a una misteriosa scommessa: questo riferimento permette di capire pienamente la minaccia dei bravi a don Abbondio. Molto interessante è anche l'impiego della digressione che crea un effetto di simultaneità: mentre il curato si affretta a rientrare in casa, il narratore descrive alcuni caratteri della società secentesca; oppure, mentre padre Cristoforo è in cammino verso la casa di Lucia, viene raccontata la sua vita e la digressione termina proprio quando il frate ha raggiunto l'abitazione della sua protetta. La narrazione "in simultanea" è spesso utilizzata anche indipendentemente dalla digressione. Ad esempio, in questo ottavo capitolo, il narratore racconta prima l'intrigo dei promessi sposi, poi quello dei bravi — che si svolgono nel medesimo tempo — affidando a opportuni interventi di regia la percezione della simultaneità delle azioni.


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