Capitolo 4 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del quarto capitolo (cap. IV) del celebre romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La struttura e le tecniche narrative

In questo capitolo, l'azione narrativa procede appena: esso consiste infatti in un ampio flashback che racconta il passato di padre Cristoforo, essenziale per capire il carattere e il comportamento del personaggio. È evidente perciò che la scelta della tecnica narrativa è funzionale alla scelta strutturale: se la narrazione si propone di far conoscere al lettore un personaggio il cui temperamento si può comprendere solo facendo riferimento al suo passato, il flashback è la tecnica più appropriata per realizzare tale obiettivo. Non mancano all'interno del flashback il dialogo e il discorso indiretto; quest'ultimo permette al narratore, riferendo pensieri, emozioni e sentimenti, di guidare il lettore in un'analisi psicologica dell'animo umano minuziosa e profonda.



Il paesaggio (descrizione soggettiva)

La descrizione dei luoghi è preceduta da una precisazione cronologica: è l'alba, di un nuovo giorno (dunque, giovedì 9 novembre), quando padre Cristoforo si mette in cammino verso la casa di Lucia.
L'incipit del capitolo presenta qualche analogia con l'apertura del primo: l'indicazione del tempo (anche se la passeggiata di don Abbondio sta volgendo al termine ed è ormai sera) e la presentazione dello spazio in cui si inserisce la figura umana. Tuttavia, nel quarto capitolo, il quadro descrittivo è più concentrato ed essenziale, meno ampio ma più segnato dalla presenza umana. La malinconia della stagione autunnale conferisce al paesaggio un tono di pacatezza, di serenità, ravvivato dai colori: il rosso delle foglie di vite, il bruno della terra, il bianco delle stoppie, mentre, su tutto, dominano la luce e il sereno del cielo.
L'armonia della natura è incrinata dalla presenza degli esseri viventi: uomini e mendicanti che suscitano pietà, animali scheletriti dalla fame. L'intensità emotiva della descrizione si può spiegare con il fatto che il narratore vede con l'occhio di padre Cristoforo: è il frate che focalizza la scena, è lui l'osservatore. La sua carità e la sua partecipazione alle sofferenze gli consentono di mettere a fuoco i particolari più dolorosi, i segni della carestia, e rivelano già qualche tratto del suo carattere, della sua statura morale.
Ben diverso era l'atteggiamento di don Abbondio, indifferente al paesaggio. tranquillo e persino ozioso, chiuso in se stesso e nelle proprie abitudini.



I personaggi e i nuclei tematici


La funzione dei personaggi minori
Le molteplici figure del capitolo, quelle cosiddette "minori" (il padre di Lodovico, il maggiordomo Cristoforo, i cappuccini, il fratello dell'ucciso) se, da un lato, contribuiscono a mettere in evidenza la complessità del personaggio principale, dall'altro fanno si che Lodovico non sia presentato come figura isolata, ma sullo sfondo di una generale situazione storica ed economica.


La biografia di Lodovico/fra Cristoforo
Vediamo i punti principali della narrazione che riguardano la vita di fra Cristoforo quando ancora si chiamava Lodovico ed era ricco, beneducato, ma figlio di un mercante. Per questo motivo, non riusciva ad entrare nella cerchia dei nobili cittadini, un gruppo esclusivo e raffinato che lo attirava e lo respingeva al tempo stesso. Così, poiché provava un orrore sincero per la violenza e la sopraffazione, aveva deciso di difendere i più deboli proprio da coloro da cui avrebbe voluto essere accettato. Era una vita insoddisfacente, però: spesso, disgustato provava il desiderio di farsi frate, una fantasia al momento vaga, ma destinata a trasformarsi in realtà.
L'incontro con un prepotente signore, una lite per futili questioni di etichetta provocano la morte del fedele servo Cristoforo, accorso per aiutarlo, e l'assassino del rivale. Dolore, sgomento, rimorso precedono quindi la decisione di entrare nella vita religiosa per espiare quel delitto, che il nome di Cristoforo gli avrebbe ricordato per sempre.
Fra Cristoforo ritiene necessario chiedere il perdono del fratello dell'ucciso, gesto indispensabile per poter cominciare una nuova vita. La cerimonia del perdono, semplice e commovente, diventa l'occasione per pronunciare parole da tempo dimenticate: umiltà, mansuetudine, benevolenza e pace. Padre Cristoforo è un uomo diverso, ma in lui arde ancora qualcosa dell'uomo vecchio: l'amore per la giustizia e la verità, la difesa dei deboli. È per questo che accetta di sostenere la causa dei due promessi sposi ed è a casa di Lucia che lo ritroviamo, alla fine del capitolo.


L'analisi psicologica
Passando all'analisi del personaggio, notiamo che egli ci viene innanzitutto presentato attraverso un ritratto fisico che allude però esplicitamente al suo temperamento: sembra che in lui convivano due anime, una fiera e focosa, eredità dell'uomo vecchio, ed un'altra, animata da un grande ardore di carità e propria dell'uomo nuovo. È evidente che quest'ultimo aspetto può essere compreso solo a partire dal primo e che, in altri termini, il nuovo si spiega col vecchio: per questo motivo, la gioventù burrascosa di Lodovico e la sua conversione sono al centro della narrazione. La conversione infatti non è un evento immediato, fulmineo e, perciò, poco credibile. Manzoni ne dà una spiegazione che si potrebbe definire storica: essa, cioè, non è dovuta all'intervento di forze inspiegabili, ma è stata preparata nel tempo. Dio agisce sul cuore umano, lo trasforma, ma per fare questo ha bisogno della collaborazione dell'uomo, della sua partecipazione consapevole. L'uomo è libero di agire nel mondo, quando, ad un certo punto, appare un segno del volere di Dio, un segno provvidenziale. Dunque, lo stato d'animo di Lodovico era già predisposto, indirizzato ad un cambiamento: il duello con il nobile è il tragico evento che porta a maturazione un processo di rinnovamento interiore che il giovane aveva già in parte avvertito. Infine, l'ingresso nell'ordine cappuccino gli consente di vivere ideali (solidarietà, povertà, giustizia) diametralmente opposti a quelli della società umana corrotta e violenta.



I temi

I temi presenti nel capitolo emergono grazie alla figura di padre Cristoforo e costituiscono altrettanti punti di riflessione sulla condizione umana; ne indichiamo alcuni:
  1. l'onore, il puntiglio, la rivendicazione di privilegi assurdi per la difesa dei quali si può mettere in pericolo la vita di un uomo;
  2. la morte: l'esperienza tragica dell'omicidio compiuto in prima persona e dell'assassinio del servo fedele (il primo, ucciso da lui; il secondo, morto per lui). La scoperta dell'azione distruttiva della violenza porta l'uomo a riflettere e a tentare di dare un senso nuovo alla propria vita;
  3. la ricerca e la difesa della giustizia, che spinge Ludovico prima e fra Cristoforo poi a mettersi dalla parte dei deboli e degli oppressi: prima, a causa della sua onestà e in conflitto con i nobili che lo avevano emarginato; poi, in nome di un più elevato ideale, di un principio religioso. Padre Cristoforo è l'altra faccia della giustizia, dopo quella rappresentata da Azzeccagarbugli.
  4. Il cammino verso la redenzione attraverso l'esperienza del peccato.


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