Capitolo 2 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del secondo capitolo (cap. II) del celebre romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La struttura

Il secondo capitolo è un capitolo fortemente dinamico che, ponendo sulla scena, oltre a don Abbondio, altri personaggi (Renzo, Lucia, Agnese, Perpetua), crea una serie di "quadri", di sequenze narrative dal carattere "binario", i cui personaggi sono in scena a coppie:

a) un primo colloquio tra Renzo e il curato in cui si cominciano a definire i contorni della vicenda;

b) un secondo colloquio tra il giovane e Perpetua che, nonostante il linguaggio allusivo, offre al suo interlocutore una chiave per decifrare il mistero;

c) di nuovo un confronto verbale, piuttosto tumultuoso, tra il promesso sposo e don Abbondio, in cui finalmente emerge la verità;

d) il colloquio conclusivo, quello tra Renzo e Lucia, brevissimo e doloroso.



Le tecniche narrative

I personaggi rivelano i loro sentimenti attraverso il linguaggio: potremmo definirlo il "capitolo della parola". Tuttavia, ci sono parole false, negative (quelle di don Abbondio); parole coperte, allusive, a metà tra il vero e il falso (quelle di Perpetua) e, infine, le parole oneste, quelle di chi cerca di ristabilire la verità (quelle di Renzo e Lucia). È indispensabile fare riferimento alla "parola" e alle sue possibilità espressive, per comprendere che solo l'abile variazione delle tecniche narrative, presente nel capitolo, permette alla parola stessa di rendere una vasta gamma di sentimenti. Possiamo dunque ricondurre tali tecniche narrative a vari modelli:

  1. il soliloquio che, all'inizio del capitolo, rivela lo stato d'animo di don Abbondio; qui, il narratore alterna con abilità il discorso diretto e l'indiretto libero, quando le parole o i pensieri del personaggio vengono riferiti dal narratore;
  2. il dialogo, ampiamente valorizzato nel capitolo con una molteplicità di caratteri: nel primo, quello tra don Abbondio e Renzo, siamo in presenza di un vero e proprio duello verbale, fatto di battute rapide, incalzanti, con l'assenza totale di qualsiasi commento da parte del narratore; nel dialogo con Perpetua, il tono è più pacato, perché il giovane vuole scoprire la verità e, per non insospettire la serva del curato procede con abilità e cautela; nel secondo colloquio con don Abbondio, Renzo non si controlla più e l'ira, che lo agita, è sottolineata da battute brevi, essenziali, che esprimono efficacemente rabbia e minacce; infine, un ulteriore cambiamento di tono si registra nell'incontro con Lucia, poche parole tra il doloroso e il sorpreso: parlare, qui, vuol dire scoprire che Lucia ha tenuto nascosto a lui, al suo promesso, qualcosa di estremamente grave;
  3. il monologo, durante il quale Renzo sembra volere confermare, con i suoi pensieri, l'osservazione fatta in precedenza dal minatore a proposito di una cert'aria di braveria. Tuttavia, la violenza del giovane è puramente verbale, comincia e finisce con la parola, è una fantasia che si dissolve quando l'immagine di Lucia gli si presenta alla mente.



Tematiche

Il tema di fondo in questo capitolo è la violenza; nel primo erano sono i bravi che esercitano la loro violenza su Don Abbondio, mentre in questo è Don Abbondio che la esercita su Renzo. Altri temi presenti sono quello della carestia che viene citata nella descrizione di Renzo: “E quantunque quell'annata fosse ancora più scarsa delle precedenti, e già si cominciasse a provare una vera carestia”; un altro tema molto importante è quello della differenza, che diviene poi violenza, tra i dotti, Don Abbondio, e gli ignoranti, Renzo.



Stile linguistico

È presente un registro linguistico basso, grossolano e rozzo utilizzato da Don Abbondio, quando non addirittura volgare, che contrasta singolarmente con il linguaggio giuridico utilizzato per confondere Renzo. Mentre il registro utilizzato per caratterizzare Renzo è un linguaggio quotidiano, né rozzo come quello di Don Abbondio, né ricercato e fine come quello che caratterizza la personalità e ciò che ruota attorno a Lucia.
Ci sono anche varie figure retoriche, come la Metafora: “siamo tra l’incudine il martello” (r. 85);
e la Similitudine: “L’accoglienza fredda e impacciata di Don Abbondio, quel suo parlare insieme stentato e impaziente, que’ due occhi grigi, che mentre parlava, eran sempre andati scappando qua e là, come se avesse avuto paura d’incontrarsi con le parole che gli uscivano di bocca” (r.151-153).



I personaggi


Don Abbondio
Nelle parole che pronuncia, il curato si conferma sempre più come un pauroso che teme di assumersi le proprie responsabilità, ma si dimostra anche, almeno in principio, un abile negoziatore, che cerca di far leva sui buoni sentimenti del giovane.


Renzo
Renzo è presentato prima di tutto attraverso un ritratto, che ne indica la posizione familiare (è orfano di entrambi i genitori) e sociale (è un agiato filatore di seta, un lavoratore attivo ed onesto). Di lui non si descrive l'aspetto fisico, ma l'abbigliamento indossato nel giorno del matrimonio.
Il carattere di Renzo è tutt'altro che semplice, perché in lui si combinano aspetti diversi, talora contrastanti, che lo rendono credibile, dotato di una psicologia che potremmo facilmente ritrovare in noi stessi: è gioviale e cortese, ma cede facilmente all'istinto e può diventare minaccioso; tuttavia, è capace di controllarsi, se deve raggiungere uno scopo, ma non è disposto a tollerare soprusi o a subire dei torti. L'amore per Lucia e la solidità dei suoi valori morali gli impediscono di commettere azioni di cui un giorno potrebbe pentirsi (per esempio, il progettato assassinio del rivale).


Lucia
La modalità di presentazione attraverso il ritratto e il dialogo viene utilizzata da Manzoni anche per introdurre il personaggio di Lucia. Di lei sappiamo che è giovane (non ne conosciamo l'età precisa), orfana di padre, di umili condizioni sociali, modestamente agiata. Ma l'interesse del narratore, esaurite le poche battute del ritratto fisico, si concentra nel segnalare al lettore, attraverso brevi cenni, alcuni aspetti del carattere di Lucia, che saranno confermati e approfonditi nel corso del romanzo. Vediamo di indicarli: prima di tutto, modestia e riservatezza, anche con le amiche; un sincero orrore del male, che si manifesta nell'angoscia e nello smarrimento con cui ascolta il discorso di Renzo; onestà e innocenza, in virtù delle quali non permette a Renzo di dubitare di lei. Questo profilo femminile comincia a delinearsi nella sua discrezione (che non significa mancanza di forza morale) e ricchezza interiore, qualità non astratte, ma realizzate nella vita quotidiana.


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