Capitolo 36 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento • Scuolissima.com
     


Capitolo 36 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del trentaseiesimo capitolo (cap. XXXVI) del celebre romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La struttura

Si può considerare questo come l’ultimo capitolo del ciclo della peste che annunciato fin dal XXVIII, è stato sviluppato a partire dal XXXI, prima con taglio storico-saggistico e, in seguito più propriamente romanzesco, cogliendo cioè le implicazioni che la vicenda reale della peste produce in quella, inventata, dei personaggi.

Il capitolo XXXVI svolge pertanto una duplice funzione:
  1. Concludere la vicenda dell’epidemia, ormai volta al termine;
  2. Avviare alla soluzione dell’intreccio con il ricongiungimento di Renzo e Lucia dopo venti mesi di dolorosa separazione.

L’intervento di padre Cristoforo permette infatti ai due promessi di celebrare spiritualmente quelle nozze che don Abbondio aveva rifiutato di benedire.
La struttura della narrazione è articolata in due fasi: la prima, che ha per protagonista Renzo, è dominata dal tema della ricerca; la seconda, incentrata sul dialogo fra Renzo e Lucia, è dominata invece dal tema religioso e da quello amoroso, reciprocamente intrecciati attraverso le parole di padre Cristoforo.



I personaggi e i nuclei tematici


La predica di padre Felice ai convalescenti
Padre Felice apre il suo discorso con una lode a Dio che, in mezzo a tanto dolore, potrebbe apparire ingiustificata. In realtà, in tal modo egli esprime la gratitudine nei confronti del Creatore, di cui accetta l’opera, sia che Egli abbia dato la morte o abbia concesso la salvezza; non c’è alcun rifiuto di Dio, nemmeno in un momento come questo, nel quale sembra lecito mettere in dubbio ogni valore, persino quello della sua stessa esistenza. Nella visione provvidenziale, in cui Manzoni crede fermamente, il male e il bene, la morte e la vita si intrecciano e si compongono secondo piani che, pur risultando misteriosi alla limitata comprensione umana, sono invece significativi e necessari seconda la volontà divina.
Il dolore non è inutile, ma reca il segno dell’intervento della divinità che, per questa strada, purifica l’uomo e lo dispone all’incontro con gli altri. La carestia, la guerra e la peste hanno insegnato agli uomini l’abbandono e la totale disponibilità al volere di Dio; i tre flagelli fanno loro comprendere che la vita è un dono prezioso, che non si deve sprecare, ma impiegare per l’affermazione dei valori più alti: la concordia, la pace, la solidarietà. La processione dei convalescenti, simbolo di questa convinzione, rappresenta infatti il viaggio spirituale dell’uomo che, dopo la prova e la sofferenza, ritorna a Dio; a sua volta, la preghiera del giovane presso la cappella si fa portatrice della fiducia e della speranza che animano tutti gli scampati alla peste.


Renzo e Lucia
La ricerca di Renzo rischia di fallire, quando il caso gli viene in aiuto: appoggiatosi ad una capanna per togliersi il campanello da monatto, sente la voce di Lucia. Così, il personaggio femminile più importante del romanzo rientra nell’intreccio senza colpi di scena, ma con quella discrezione e dolcezza che sono tipiche della sua figura.
Superata l’emozione del primo momento, il dialogo tra i due acquista i caratteri di uno scontro tra mentalità diverse: da un lato Renzo, non comprendendo le ragioni di Lucia e i suoi propositi fermi, la incalza in nome di quell’amore profondo e leale che, permettendogli di superare tante disgrazie, lo ha condotto fin li; dall’altro, Lucia è tormentata dal conflitto fra la sua religiosità retta e limpida e i suoi sentimenti verso il giovane, per nulla mutati.
Poiché ciascuno è fermo nelle proprie idee, la situazione non si sbloccherebbe senza l’intervento di padre Cristoforo, la cui funzione è opposta a quella di don Abbondio: mentre quest’ultimo aveva ostacolato il matrimonio dei due promessi; il frate lo rende possibile.


Padre Cristoforo e il suo messaggio religioso
Sciogliendo il voto di Lucia, fra Cristoforo prospetta ai due promessi la futura vita comune; in un discorso assai importante, egli raccoglie e ribadisce con grande forza persuasiva molte idee guida del romanzo:
  • la vita dell’uomo come viaggio verso una meta che non si trova in questo mondo; il tempo è commisurato all’eternità, che è il tempo di Dio;
  • il contrasto tra i valori mondani, destinati ad una breve durata, e gli eterni valori spirituali che bisogna però conquistare attraverso la prova e la sofferenza purificatrice;
  • la forza degli affetti autentici che va oltre la morte;
  • la concezione pessimistica della storia, propria di chi sa che il mondo segue un vangelo di superbia e d’odio;
  • la persuasione che l’unica opposizione possibile al male è quella della fede, animata dallo spirito del perdono.

Il gesto, di forte valore simbolico, con cui fra Cristoforo trasmette a Renzo e Lucia il “pane del perdono” conclude una pagina di profondo significato morale e religioso. Potremmo affermare che, dal punto di vista ideale, sia questa la vera conclusione del romanzo: il punto in cui il narratore affida a un personaggio d’eccezione — padre Cristoforo — la sintesi della sua concezione cristiana della vita.


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