Il Decadentismo Sintesi


Riassunto:
Per Decadentismo si intende quella corrente letteraria che comprende le manifestazioni letterarie più importanti fra 1880 e 1915 circa (le date sono solo indicative). Precisamente si parla di Decadentismo in Italia, Estetismo o Modernismo in Inghilterra, Simbolismo in Francia. AL di là di queste sigle, è chiara la matrice della tendenza: promuovere un'arte antinaturalista, che si fondi quando sfugge alla ragione (l'inconscio, l'enigma). Insiste perciò su elementi irrazionali, come la sensazione o l'intuizione.

Le diverse fasi del Decadentismo
Nella corrente letteraria del Decadentismo dobbiamo distinguere due fasi principali:
- la prima, indicativamente, va dal 1875-80 circa fino al 1910;
- la seconda si prolunga fin verso il 1920-25 (anche queste date sono indicative).

La prima fase corrisponde al Decadentismo più irrazionale e ribelle: esso è caratterizzato dall'estetismo, dal culto della sensazione, vissuta quale alternativa al generale disfacimento, alla decadenza del mondo, uno stato d'animo assai diffuso tra gli intellettuali di fine Ottocento, come si è detto il primato non del cuore, degli affetti, ma degli istinti, delle pulsioni individuali, dell'inconscio. Sono tutte zone che i poeti decadenti esplorano volentieri, affidandosi a un linguaggio alternativo, quello dei simboli.
E' la fase segnata in Francia dai poeti simbolisti (Baudelaire, Verlaine, Rimbaud), e in Italia dagli scrittori della Scapigliatura milanese: quest'ultima è l'avanguardia degli scrittori antiborghesi e ribelli (Arrigo Boito, Iginio Ugo Tarchetti, Emilio Praga e altri) attivi tra Milano e Torino intorno al 1870. Più duratura e qualitativa fu la partecipazione al Decadentismo di Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annuznio. Punto d'arrivo di questa prima fase, infine sarà l'esperienza delle avanguardie di primo Novecento (Futurismo, Espressionismo, Surrealismo ecc.), le quali condividono con il primo Decadentismo diversi aspetti: l'atteggiamento della ribellione, l'affidarsi all'inconscio, agli istinti, e anche la fiducia che la protesta degli intellettuali possa migliorare la realtà.

La seconda fase è quella del Decadentismo di Italo Svevo e Luigi Pirandello, e, in senso europeo, di James Joyce, Marcel Proust, Thomas Mann, Robert Musil. Questo più maturo Decadentismo è orientato non a crogiolarsi nella crisi, ma a conoscerla criticamente: la letteratura deve attestare la mancanza di certezze e di prospettive, deve rappresentare la debolezza degli individui e della loro coscienza. Quanto al letterato, egli non può mutare la realtà di fatto: la rivela, senza più illudersi di poterla migliorare. L'artista insomma si separa definitivamente dalla società: non è più un ribelle, come accadeva ai romantici, ma , più dolorosamente, un inetto (Svevo), un uomo senza qualità (Musil), un'indifferente (dal romanzo d'esordio di Alberto Moravia, Gli indifferenti, del 1929).
Se il primo Decadentismo si orientava per lo più alla poesia, questo secondo privilegia la prosa, il romanzo, come strumento primario per conoscere le storture del mondo. Con esso ci troviamo, di fatto, nel vivo della più matura letteratura del Novecento.

Simbolismo e rinnovamento del linguaggio poetico
Le origini del Decadentismo risalgono agli ultimi decenni dell'Ottocento. Già intorno al 1860-70 si manifesta, in numerosi scrittori europei, una diffidenza nei confronti del Positivismo e della sua fiducia nella scienza e nella ragione. Tale concezione si espresse nell'opera di alcuni poeti francesi, a cominciare da Charles Baudelaire (1821-67), l'autore dei versi raccolti in I fiori del male (1857). A suo giudizio, lo scrittore deve porsi non il compito di annunciare la verità, quanto quello di svelare i segreti legami che s'instaurano tra le cose e nella natura, indagando nelle zone più profonde e misteriose della vita umana. La poesia diviene allora uno strumento utile a rivelare il significato dei simboli presenti ovunque intorno a noi. Nel celebre sonetto Corrispondenze, Baudelaire descrisse il poeta come uno che sa muoversi nella foresta di simboli che è il mondo. Per gli altri tutto è geroglifico, incomprensibile: il poeta invece è un decifratore, un veggente (per il suo seguace Rimbaud).
I maggiori esponenti del Simbolismo, la corrente poetica che inaugurò la stagione della poesia moderna, furono tutti eredi di Baudelaire e della sua novità. Se Emile Zola con il suo romanzo naturalista (che si stava affermando proprio in quegli anni e nella medesima città, Parigi) intendeva rinnovare il rapporto letteratura realtà, i poeti simbolisti hanno invece l'obiettivo di trasformare radicalmente il linguaggio poetico, proprio per raggiungere quelle zone nascoste della natura e della vita umana che l'indagine scientifica non può toccare, quelle che nessuna resa oggettiva o fotografica del mondo può raggiungere.
La poetica del Simbolismo si fonda sul valore della parola: la parola pura, che, indipendentemente dal suo significato primo e superficiale, rinvia a una realtà più profonda. Per raggiungerla, i simbolisti valorizzano alcune figure retoriche, come la sinestesia (cioè l'accostamento) simultaneo di percezioni provenienti da sensi diversi) o l'analogia (la messa in relazione di due o più cose distanti fra loro nella realtà). Nello stesso tempo essi rinnovavano la metrica e il ritmo dei versi, per raggiungere un'insolita musicalità.

Gli sviluppi del Simbolismo
Le prima manifestazioni del Simbolismo, risalgono agli anni settanta dell'Ottocento, con le raccolte di Arthur Rimbaud (Il battello ebbro, 1871, Una stagione all'inferno, 1873, Illuminazioni, 1874) e di Paul Verlaine (1844-96), il quale divulgò la nuova poetica pubblicando nel 1884 l'antologia I poeti maledetti. La figura più consapevole del Simbolismo fu Stéphan Mallarmé (1842-98), il poeta di Il pomeriggio d'un fauno (1876) e di Un colpo di dadi non abolirà mai il caso (1897).
Il nuovo linguaggio dei simbolisti divenne presto un punto di riferimento per la poesia europea tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. Ricordiamo tra loro:

  • in Europa, i francesi Paul Valéry (1871-1945) e Guillaume Apollinaire (1880-1918), gli austriaci Reiner Maria Rilke (1875)-1926) e Georg Trakl (1887-1914), l'anglo-americano Thomas Stearns Eliot (1888-1965) e gli spagnoli Antonio Machado (1875-1939) e Federico Garcia Lorca (1898-1936);
  • in Italia guardano al linguaggio del Simbolismo alcuni dei maggiori poeti di primo Novecento: oltre a Pascoli (Myriace, 1891) e a D'Annunzio (Alcyone, 1903), si ricordano i poeti vociani (così chiamati perché collaborano alla rivista La Voce) Clemente Rebora e Dino Campana. Giungeremo per questa via a Giuseppe Ungaretti e ad Eugenio Montale, i maestri dei poeti ermetici degli anni Trenta.


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