Giosue Carducci: Rime Nuove


La raccolta delle Rime nuove è senz'altro la più importante e significativa di Carducci. Il libro, pubblicato per la prima volta da Zanichelli di Bologna nel 1887, comprende centocinque poesie, composte tra il 1861 e il 1887 e distribuite in nove sezioni. L'autore faticò a trovare l'esatta armonia e la necessaria coerenza fra queste liriche, appartenenti a momenti così diversi; il risultato finale è però felice.
Nel libro Carducci riuscì a fissare un'immagine ideale di sé e della propria arte, offrendo con essa una compiuta sintesi poetica, nella quale ritroviamo l'evolversi della sua poetica e della sua ideologia, dalle origini giovanili fino agli esiti più maturi.
Tra i filoni tematici più importanti delle Rime nuove, il primo è quello della poesia storica o di celebrazione. Soprattutto in queste liriche Carducci indossa i panni, a lui così congeniali, del poeta vate, maestro e guida della nazione, per riproporre in chiave positiva episodi, spesso leggendari, del Medioevo italiano (Il comune rustico, La legenda di Teodorico, Su i campi di Marengo, Faida di comune).
Le sue ricostruzioni storiche sono abbastanza rigorose e, soprattutto, riescono a penetrare e far rivivere lo spirito dei fati narrati. Nelle liriche migliori l'erudizione e la retorica lasciano spazio ad atmosfere ora epiche, ora tragiche, ora persino fiabesche (come accade in La figlia del re degli Elfi o in re di Tule). Talvolta la celebrazione investe la storia recente: è il caso dei dodici sonetti di Ca ira (il titolo è ripreso da un inno giacobino), dedicati alla vittoria dei francesi a Valmy (settembre 1792) contro gli austro prussiani.
trovano posto nella raccolta anche sonetti dedicati a Omero, Viriglio, Dante, Ariosto e altri: essi costituiscono l'omaggio del poeta professore ai grandi autori della civiltà letteraria.
Un secondo filone è quello intimistico e autobiografico, che si sviluppa tra memoria, natura e immaginazione poetica.
A poesie di tipo nostalgico (Visione, Nostalgia) si accompagnano testi ambientati nella vita della campagna, con i suoi umili quadri di vita animale e vegetale (come avviene nelle liriche Il bove, San Martino, Virgilio).
L'ispirazione più sincera si rivela nei testi della trilogia maremmana (Traversando al Maremma toscana, Idillio maremmano, Davanti San Guido) e nelle due liriche ispirate alla morte del figlioletto Dante, Pianto antico e Funere mersit acerbo (titolo virgiliano che significa: travolse una morte acerba, prematura).
Altre liriche sono dedicate alla celebrazione della bellezza classica: è la linea che ispira le tre bellissime odi delle Primavere elleniche, tutte del 1872, tra le più felici dell'intera produzione di Carducci.
Ma al di là dei vari filoni tematici, molte liriche delle Rime nuove nascono da un motivo comune: l'opposizione tra l'esaltazione della vita (intesa come partecipazione all'armonia della natura e come godimento delle sue bellezze) e il pensiero o sentimento della morte, della caducità e fragilità di ogni esistenza terrena.
I due motivi sono complementari, poiché l'amore per ciò che vive rende più incisiva e forte la coscienza dell'ineluttabilità della fine; in tal modo ogni gioia dell'ora presente viene incrinata da note di dolore e da tristi presentimenti. E' precisamente questa dialettica che ispira la parte più suggestiva della poesia carducciana.


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