Riassunto 11 capitolo I Malavoglia


Riassunto:

Una volta ‘Ntoni Malavoglia aveva visto due giovanotti che si erano imbarcati qualche anno prima a Riposto e quando erano tornati spendevano meglio di comare Cipolla e le ragazze gli stavano dietro. Intanto era il periodo della salatura delle acciughe e tutti erano felici e si raccontavano storie ai ragazzi per tenerli allegri. ‘Ntoni parlava di volere andarsene da Trezza per arricchirsi, ma tutti erano contrari. La cugina Anna raccontava della storia di un principe che si portava la figlia Mara, ma ‘Ntoni disse che era impossibile perché le mancava la dote. La cugina Anna ribatté che è stato lasciato da Barbara. Perché erano diventati poveri. Intervenne la Mena e pensando ad Alfio Mosca disse che è beato l’uccello che fa il nido al suo passerello. Dunque ‘Ntoni cominciò a brontolare e andò a letto di cattivo umore. D’allora in poi lui stanco della solita vita e voleva cercare fortuna, ne parlò con la madre ma questa cercava di distoglierlo dall’idea. Il nonno vedendo che c’era qualcosa ce non andava chiamò in disparte ‘Ntoni per chiedergli che cosa voleva. Questi cominciò a parlare della sua idea di andare in cerca di fortuna e di voler diventare ricco. Ma il nonno cerca anche lui di distoglierlo da queste idee e gli dice con fermezza che la sua è paura di vivere e parla di sua madre, di sua sorella e di tutti gli altri che soffrono ma non hanno paura di lavorare e faticare per vivere. In conclusione ‘ntoni si mise a piangere. Continuò i giorni seguenti ad essere imbronciato e la madre gli disse che se voleva partire poteva andarsene ma al ritorno non l’avrebbe più trovata perché ormai era molto stanca e cominciava a piangere e se lo teneva stretto al collo. Così ‘Ntoni decise di rimanere per volere della madre, perché la sua partenza avrebbe provocato molti danni alla famiglia. La Longa era molto stanca e pallida, e non sapeva che lei doveva partire per un viaggio senza ritorno. A Catania c’era il colera e la gente scappava dalle campagne e si rifugiava in città. Le acciughe non venivano più acquistate e quindi per potere vendere i barilotti si abbassavano i prezzi. La Longa vendeva uova e pane fresco ai forestieri per fare qualche soldo. Col colera in gira non si doveva accettare niente dagli sconosciuti, camminare lontano dai muri e non sedersi sui sassi. Un giorno la Longa molto stanca si sedette su un sasso e prese il colera, quindi tornò a casa con le occhiaie nere e il viso giallo. Mena e Lia terrorizzate, cominciarono a piangere mentre le preparavano il letto. Poi vennero padron ‘Ntoni e i nipoti, e la Longa era già a letto. Non c’era in giro nessun dottore e quindi attorno a lei c’erano i suoi cari che quella sera vegliarono con la candela accesa. Sul tardi vennero a pigliarsi la Longa, ma nessuno venne a fare la visita del morto, perché avevano paura del colera. Ormai in strada c’era solo don Michele, tutti gli altri erano rintanati come conigli, e guardava la Mena. Intanto Lia si era fatta una bella ragazza. Tutti sentivano la mancanza della Longa ma soprattutto Mena che aveva preso il suo posto. Quando finì il colera dei denari raccolti con molta fatica ne erano rimasti solo la metà, ‘Ntoni voleva andare in cerca di fortuna, ma a Mena importava che lui rimanesse con loro. Stavolta il nonno disse che i genitori non c’erano più e poteva fare quello che voleva, e agli altri ci badava lui fin quando rimaneva in vita. Mentre preparava la borsa al fratello la Mena piangeva come se non lo avrebbe più rivisto. Il nonno gli dette il denaro e dei consigli, la vicine lo vennero a salutare. Infine salutò tutti e se ne andò coi lacrimoni agli occhi Mena e Lia si misero in un cantuccio e continuarono a piangere ad alta voce, perché un altro se ne era andato. La Nunziata che era con loro disse che così se ne era andato anche suo padre.


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