Eugenio Montale: La storia


Testo:

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l'ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C'è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.
La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.


In questo che è uno dei più importanti di Satura, il poeta si diverte (ma con una punta di amarezza) a ironizzare sulla storia: un concetto ritenuto importante e filosofica, e che invece Montale smonta passo passo. Emerge, nel finale, la raffigurazione dell'angolino in cui l'anziano scrittore si nasconde per osservare la vita.


Temi: l'impossibilità di definire la realtà e la direzione delle cose - le contraddizioni insite in ciò che esiste - il nascondersi come unica possibilità di sopravvivenza.


Anno: 1969


SCHEMA METRICO: due stanze di versi liberi, con numerose assonanze, rime e allitterazioni.

Analisi del testo
La poesia è costruita sulla contrapposizione tra due elementi: ciò che la storia non è ciò che essa, viceversa, è. La lirica si sviluppa per antitesi e dinieghi. Per esempio il v. 14 dice che la storia non procede: le viene negato, cioè, proprio quel movimento per cui la storia è storia!
Il v. 15, invece, rivela che c'è un binario su cui la storia si sposta; ma è un binario speciale, senza orari, direzioni, certezze. Ancora un'affermazione che non dice, in realtà, nulla.
In una poesia del 1922, I limoni, Montale cercava l'anello che non tiene, capace di liberarlo dalla catena della costrizione, della necessità. Il tema viene ripreso anche qui, nella prima strofa della Storia.
Il poeta smantella via via ogni idea comune sulla storia. Sono infatti demolite l'una dopo l'altra:

  • la speranza cristiana di un inizio e di un compimento della storia;
  • la certezza scientifica che tutti i fatti si connettono e si connettono e si spiegano tra loro;
  • la convinzione della filosofia idealistica per cui si fa storia pensandola;
  • l'ideologia marxista della storia fatta dalle classi povere.
Tra tante sottrazioni, l'unica definizione in positivo della prima strofa sembra quella dei vv. 20-21: la storia non è intrinseca / perché è fuori.

La seconda parte della poesia ruota attorno a due immagini: quella della ruspa e quella della rete a strascico. Il poeta affida l'idea della sopravvivenza a immagini di buio, di nascondimento, di discesa.
Nell'ultima strofa, a partire dal v. 36, si compie il vero paradosso. Del resto, nell'ottica satirica dell'ultimo Montale, soltanto il paradosso può rivelarsi vero.
Quello della negatività della storia è uno dei più antichi motivi di Montale, come dimostra Non chiederci la parola, un componimento del 1923.


Analisi Linguistica
La storia evidenzia il rovesciamento stilistico che si compie in Satura rispetto alle prime raccolte di Montale. Il loro tono alto, drammatico, si capovolge in un tono medio-basso, satirico.
La perifrasi La storia non... si ripete per ben nove volte; il concetto di ciò che la storia non è viene rafforzato dalla serie di anafore e dalla fitta rete di assonanze, rime, rime interne strettamente associate.
Nella prima strofa la catena delle negazioni si snoda compatta: i periodi sintattici, brevi e sentenziosi, corrispondono quasi sempre ai periodi metrici.
A partire dal v. 28 il testo sembra cambiare registro anche sul piano stilistico. Infatti i primi 27 versi sono accorpati in un'unica strofa, lunga e ininterrotta, mentre adesso muta sia la misura della strofa sia quella dei versi.

Commento
Il componimento è suddiviso in due parti. La prima (occupata da un'unica, lunga strofa) accumula una serie di negazioni, per dire ciò che la storia non è e rovesciare così i luoghi comuni che la cultura europea ha costruito sul concetto di storia. Quest'ultima, dice Montale:
- non obbedisce ad alcuna logica intrinseca (non è una catena), perciò quello che è avvenuto dopo non può giustificare nulla di ciò che è successo prima
- non procede verso nessuna direzione determinata
- non è il prodotto di una provvidenza o di una filosofia.
- non ha nulla da insegnare a chi osserva il passato.
Dopo la serie delle negazioni, la seconda parte della poesia (divisa in due strofe più brevi) passa alla pars costruens, ovvero dice ciò che la storia è. Ma c'è pochissimo, quasi nulla, da dire o da sapere sul suo conto. La storia si lascia dietro anfratti e ripari in cui ci si può infilare per nascondersi. Essa infatti non punisce e non premia nessuno e quindi qualcuno può sopravvivere alla meglio. Ma chi riesce a sfuggire alla rete a strascico della storia non è neppure consapevole della propria (relativa fortuna).

Noi non possiamo dire nulla di preciso sul mondo e sulla storia. Sappiamo solo, in parte, ciò che la storia non è. E' il tema della prima strofa. La storia resta indecifrabile, ambigua. E anche quando, nella seconda parte, sembra finalmente che la poesia chiarisca, in positivo, cosa la storia sia, neppure allora se ne dà una definizione chiara.

Montale rimane qui fedele alla sua visione negativa già affermata al tempo di Non chiederci la parola poichè la storia è completamente irrazionale, qualcuno, inconsapevolmente, si salva, ma per fare che poi?
La dissacrante parodia del poeta non ci lascia speranze o attese. Coerentemente, anche le strutture sintattiche e stilistiche sembrano svilupparsi alla rinfusa, irrazionalmente, come appunto irrazionale è la storia degli uomini: la poesia si fa specchio del caos che ci circonda e che, soprattutto è dentro di noi.


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