Figure retoriche: Digitale Purpurea, Pascoli


di Giovanni Pascoli
Figure retoriche:



Nella prima delle tre parti il dialogo tra le due ragazze rievoca l’atmosfera del convento e della fanciullezza ,creando un clima di candore di innocenza . I particolari che lo connotano sono innanzitutto la nota di bianco riferita alle suore. Al clima verginale si contrappone la presenza perversa del fiore della morte col suo profumo insidioso.
Nella parte seconda ,attraverso un ‘analessi il passato lontano nel ricordo si materializza nel presente. Pure qui  si ripropone l’atmosfera di innocenza come ad esempio la purezza del cielo, il libro buono che le fanciulle leggono. Però tutto quel candore cova un segreto fermento : lo preannuncia la formula”sentor d’innocenze e di mistero” con i due sostantivi a contrasto e lo evidenzia l’episodio del colloquio in parlatorio che rivela le inquietudini erotiche delle ragazze,che fanno pensare al sacro e profano.
Nella parte finale  tra le ragazze torna il motivo dell’innocenza ,ma per la terza volta il clima di candore viene spezzato dal motivo perverso del fiore .Al momento del congedo Rachele confessa all’amica il segreto dell’esperienza del fiore proibito. Si ha un nuova analessi che fa rivivere il passato ma l’atmosfera è cambiata :non più il candore del convento ma un clima sospeso ,percorso da segrete inquietudini.Ad essa si intona lo stato d’animo della fanciulla che sta per compiere il gesto trasgressivo.Quello che la spinge a tentare la trasgressione di assaporare il profumo del fiore velenoso è il “ fermento” lasciato nel suo animo da un sogno erotico , uno stimolo rimasto inconsapevole nell’anima e per questo più eccitato e morboso.


Queste le figure retoriche, le ho prese da yahoo e non sò se sono affidabili.
Allitterazione : in fr ( quando dice “ un fru fru tra le fratte”), in i e s( “finissime sistri d’argento”) e in i (“ tintinni a invisibili porte”).
Anafora : chiù (viene ripetuto alla fine d’ogni strofa), sentivo (ripetuto nella seconda strofa, nei primi due versi è usato in senso fisico, dato che si riferisce a degli elementi, nel terzo è usato in senso psicologico, perché esprime un sentimento che il poeta prova).
Onomatopea : “finissimi sistri d’argento“( perché riproduce il suono stridulo delle cavallette che assomiglia ai sistri, strumenti musicali utilizzati dagli egiziani nelle cerimonie sacre. Nel nostro caso sono utilizzate per un rito funebre), “chiù” (che riprende il suono naturale dell’assiuolo, perciò forma un onomatopea pura) e “fru fru di fratte” (che riprende il rumore proveniente dai cespugli).
Metafora : “alba di perla” ( il cielo assomiglia ad un alba di perla), “nebbia di latte“ (nebbia simile al latte), “un sospiro di vento” ( si paragona il vento ad un sospiro), “squassavano le cavallette finissimi sistri d’argento” (si paragona il suono stridulo prodotto dalle cavallette, fregando le zampe posteriori, al suono prodotto dai sistri, strumenti musicali egiziani).
Ipallage : “nero di nubi”.
Sinestesia : “soffi di lampi”( vengono associate ai lampi silenziosi).
Similitudine : “com’eco d’un grido che fu” ( paragona il sussulto alla voce ad un grido che gli evocava un dolore lontano).
Antitesi : tra “nero e bianco”, infatti, Pascoli parla di “un nero di nubi “ e “nebbia di latte“.


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