Inferno Canto 23 - Riassunto


Appunto di letteratura italiana contenente il riassunto del ventitreesimo canto (canto XXIII) dell'Inferno dantesco.
Gli ipocriti, illustrazione di Giovanni Stradano (1587)

Tempo: sabato 9 aprile 1300, verso le nove antimeridiane.

Luogo: cerchio 8° - bolgia 6°: ipocriti. La bolgia è abbastanza angusta; ai piedi della parete di roccia più interna, sono ammassate le pietre del ponte crollato.

Personaggi: Virgilio, Dante, Catalano de' Malavolti, Loderingo degli Andalò, Caifa, Anna, i membri del sinedrio.

Ipocriti: Hanno nascosto agli occhi della gente il loro peccato, campioni di doppiezza e finzione. La pena rappresenta bene il contrasto tra l'apparenza e la realtà: camminano molto lentamente, imprigionati dentro enormi cappe fratesche, d'oro rilucente all'esterno ma in realtà di pesantissimo piombo. Durante il loro procedere, calpestano altri ipocriti stesi a terra, crocifissi con tre pali di legno: sono Cada, sommo sacerdote, il suocero Anna e gli altri membri del sinedrio che condannarono a morte Cristo con falsi pretesti.




Sintesi

Dante teme il ritorno dei diavoli
I due poeti camminano soli e silenziosi. Dante è preoccupato per quanto è accaduto ai diavoli Malebranche e teme che questi presto li raggiungano per vendicarsi. Invita pertanto Virgilio a trovare al più presto un nascondiglio per entrambi. Virgilio afferma che l'unico rimedio per sottrarsi alla furia dei diavoli è calarsi nella sesta bolgia. Virgilio non ha ancora finito di parlare, quando Dante si accorge del veloce sopraggiungere dei diavoli.


Nella sesta bolgia, fra gli ipocriti
Virgilio allora afferra Dante e scivola lungo la costa della bolgia fino a toccare il fondo della bolgia inferiore, la sesta, luogo di pena degli ipocriti. Dante vede i dannati procedere tanto lenti per il peso delle loro cappe di piombo dorato, che a ogni passo ha di fianco nuove anime di ipocriti. Il poeta chiede allora a Virgilio di indicargliene qualcuna, ma dietro di sé sente la voce di un dannato, suo conterraneo.


Catalano e Loderingo
Esortato da Virgilio, Dante si ferma e attende. Avanzano lentamente verso di lui, desiderosi di parlare, Catalano e Loderingo, frati gaudenti di Bologna, i quali scontano la colpa di aver ipocritamente lavorato per il bene collettivo, inseguendo invece vantaggi personali.


Caifa e i giudici del Sinedrio
Improvvisamente l'attenzione del poeta viene attratta da un dannato crocifisso in terra con tre pali. Si tratta di Caifa, colui che consigliò ai Farisei di uccidere Gesù in nome del bene comune, sul corpo del quale devono passare tutti gli ipocriti con il loro peso. Della stessa pena soffrono Anna, suo suocero, e i membri del Sinedrio che giudicarono Cristo. Infine, Virgilio chiede a Catalano se ci sia una via d'uscita dalla bolgia e, apprendendo che non c'è, comprende di essere stato ingannato da Malacoda nella quinta bolgia. Mentre Catalano sottolinea ironicamente che, tra i vizi dei diavoli, c'è anche la menzogna, Virgilio e Dante si allontanano.


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