Purgatorio Canto 21 - Riassunto


Appunto di letteratura italiana contenente il riassunto del ventunesimo canto (canto XXI) del Purgatorio dantesco.
Il poeta Publio Papinio Stazio in gara durante le feste in onore di Dafne (dipinto di Frederic Leighton - 1876)

Tempo: mattina di martedì 12 aprile 1300

Luogo: Cornice V

Personaggi: Dante, Virgilio, Stazio

Penitenti e pena: Avari e prodighi. Giacciono bocconi con il viso rivolto a terra, con le mani e i piedi legati, e piangendo recitano il versetto del Salmo 118 «L’anima mia è attaccata alla terra»: per contrappasso la posizione prona, lo sguardo rivolto in basso e le parole pronunciate dichiarano il loro colpevole attaccamento ai beni terreni. Di giorno gridano esempi di generosità e povertà, di notte esempi del loro vizio di cupidigia.



Sintesi

Un'anima porge un saluto di pace
Dante è fortemente desideroso di conoscere perché la montagna del Purgatorio abbia tremato e perché si sia udito il grido Gloria in excelsis Deo, quand'ecco all'improvviso appare un'ombra che segue i due poeti e che porge un saluto di pace. Virgilio allora coglie l'occasione per chiederle spiegazioni sui fenomeni che incuriosiscono Dante e lo spirito li informa che non si tratta di fenomeni di ordine naturale, ma divino.


Spiegazione del terremoto e del canto
Quando infatti un'anima si è liberata dalle scorie del peccato ed è pronta a salire in Paradiso, la montagna si scuote e contemporaneamente tutte le anime cantano il Gloria in un tripudio festoso di ringraziamento a Dio. È ciò che è appena accaduto proprio allo spirito che sta parlando.


Stazio elogia Virgilio senza riconoscerlo
Questi, il poeta latino Stazio, rivela di essere stato, in vita, un prodigo, prima di convertirsi segretamente al cristianesimo, e dichiara di dover ringraziare per le proprie doti poetiche e per la fama che ne è conseguita l'opera che fu la sua prima fonte di ispirazione, l'Eneide. Proclama apertamente che sarebbe disposto a rimanere ancora un anno in Purgatorio se gli fosse stato dato di vivere contemporaneo di Virgilio, che tanta parte ebbe anche nella sua conversione.


Stazio rende omaggio a Virgilio
Preso da un'incontenibile gioia, Dante ammicca ma tace, sotto lo sguardo imperioso di Virgilio, che non intende svelare la propria identità. Stazio però si accorge dell'atteggiamento di Dante e gli domanda perché i suoi occhi siano tanto ridenti. Virgilio, alla fine, permette che si sveli la verità e Stazio, d'impulso, si getta ai piedi del Maestro per abbracciarlo in segno di gratitudine. Virgilio gli ricorda, con molto affetto, che le anime non hanno consistenza corporea e Stazio si giustifica affermando che il suo gesto è stato dettato da una riverenza così profonda da fargli dimenticare che gli abitanti dell'aldilà sono solo ombre e non corpi consistenti.


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