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Paradiso Canto 2 - Riassunto

Appunto di letteratura italiana contenente il riassunto del secondo canto (canto II) del Paradiso dantesco.
La Luna fotografata da Apollo 12

Tempo: 13 aprile 1300, mercoledì dopo Pasqua

Luogo: Cielo primo - Luna: L’atmosfera di questo cielo si presenta come una nube luminosa, densa, compatta e senza macchie, simile a un diamante colpito dal sole.

Intelligenze motrici: Angeli

Personaggi: Beatrice, Dante

Spiriti beati: Spiriti mancanti ai voti. Sono le anime sante di coloro che, per violenza subita, non portarono a termine l’impegno preso nei confronti di Dio con i voti religiosi.



Sintesi

Invito ai lettori
Dante invita coloro che hanno scarsa cognizione delle cose divine ad abbandonare la lettura della sua opera perché, se proseguissero incapaci di comprendere quanto dirà, si perderebbero. Esorta invece i restanti lettori a porre attenzione al suo dire, perché narrerà avvenimenti che susciteranno la loro ammirazione più di quanto non abbiano fatto Giasone e gli Argonauti con le loro imprese.


Nel Cielo della Luna: le macchie lunari
Con la velocità della freccia scoccata da una balestra, Dante e Beatrice entrano intanto nel Cielo della Luna e per spiegare come il corpo solido del poeta abbia potuto compenetrarsi con quello del satellite egli ricorda l'unione in Cristo della natura umana con quella divina. Dante vuol conoscere l'origine delle macchie lunari e Beatrice, dopo aver confutato la credenza popolare secondo la quale esse sarebbero la rappresentazione del fascio di spine portato sulle spalle da Caino, esiliato sulla Luna, dimostra falsa anche la teoria di Averroè, seguita da Dante, che considera tali macchie causate dalla densità e dalla rarefazione della sostanza della Luna alle "p" quali corrisponderebbero le parti oscure e quelle lucenti. Beatrice gli spiega che nel cielo stellato esistono molti astri, differenti nella qualità e nella quantità della loro luce.


Densità o rarefazione
Se solo la rarefazione o la densità della loro sostanza provocassero tale differenza nel bagliore delle stelle, in esse agirebbe un solo influsso che si diversificherebbe unicamente per la maggiore o minore o uguale quantità distribuita a ogni stella. Ma l'ordine universale del cosmo richiede una virtù diversa per ciascuna stella, e virtù diverse debbono dipendere necessariamente da cause sostanziali diverse; sicché queste cause, secondo il ragionamento di Dante, risulterebbero tutte annullate, salvo quella unica della rarefazione e della densità. Inoltre, se la rarefazione della materia fosse la ragione delle macchie, o il nostro pianeta sarebbe rarefatto da parte a parte, oppure muterebbe strati nel suo spessore. Se si verificasse la prima ipotesi, ci accorgeremmo di questo nelle eclissi di sole, perché la luce solare trapasserebbe interamente le parti rare. Se invece succedesse che il raro non si estenda da parte a parte, dovrebbe esistere un termine a partire dal quale la densità non permetta più il passaggio della luce. Vero è che Dante —  aggiunge Beatrice — potrebbe obiettare che dove c'è il raro il raggio appare scuro perché non è riflesso dalla superficie della Luna, ma da un punto più interno. Si tratta di un errore da cui lo può liberare un esperimento. Occorre che Dante prenda tre specchi, che ne collochi due a uguale distanza da sé, e che il terzo, disposto più lontano, appaia situato in mezzo ai primi due. Occorre anche che, dietro alle sue spalle venga collocato un lume: sebbene l'immagine del lume che proviene dallo specchio più lontano sia minore per grandezza, il suo splendore apparirà qualitativamente identico a quello degli altri due. Tutto questo sgombra le opinioni di Dante sull'origine delle macchie; e Beatrice vuole ora rivelargli una verità così luminosa che scintillerà ai suoi occhi come una stella.


I Cieli e le Intelligenze angeliche
Nell'Empireo gira un cielo, il Primo Mobile, nella cui virtù ha fondamento l'esistenza dell'universo sensibile. Il cielo successivo, delle stelle fisse, distribuisce quella virtù universale e indifferenziata, ricevuta dal Primo Mobile, nelle varie entità stellari. Gli altri sette cieli sottostanti, per le differenze che sono loro intrinseche, dispongono quelle virtù, divenute peculiari. per conseguire i propri scopi e le proprie influenze. Così i cieli funzionano come gli organi del corpo animale: ricevono dal cielo superiore l'influenza trasmessa originariamente dal Primo Mobile e la trasmettono a quello inferiore. Il moto e l'influsso dei cieli derivano dalle Intelligenze angeliche, che presiedono a ciascuno dei nove cieli; e il Cielo delle stelle fisse trae la sua impronta dall'Intelligenza profonda che lo fa muovere. S'odia dei Cherubini, e trasfonde tale virtù alle stelle, che sono contenute in esso. Restando una, ma differenziatasi nelle diverse stelle. Tale Intelligenza moltiplica la propria virtù che, compenetrata con il corpo stellare, per la natura gioiosa dell'Intelligenza da cui emana, risplende per tutto il corpo della stella. Da essa, combinata in diverse leghe, deriva la diversa luminosità tra stella e stella, e anche tra parte e parte dello stesso astro; e non dalla densità o rarefazione del corpo celeste.


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