Capitolo 9 I Promessi Sposi - Riassunto


Riassunto del nono capitolo (cap. IX) del romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


Dove: la strada per Monza; l'osteria di Monza; il convento dei cappuccini e quello delle monache.

Quando: notte fra il 10 novembre; mattina dell'11 novembre 1628.

Chi: Renzo, Lucia, Agnese, il barcaiolo, il padre guardiano, la monaca di Monza.
Nel flashback troviamo inoltre: il principe, la principessa, il principino, la badessa, la cameriera, il paggio.



Sintesi


L'arrivo a Monza e la separazione dei due promessi
Approdati all'altra riva dell'Adda, i tre fuggiaschi trovano ad aspettarli un baroccio, sul quale giungono a Monza. Qui si rifocillano in un'osteria, per poi separarsi: Renzo sulla via per Milano, le donne, insieme al barocciaio, al convento dei cappuccini.


Il padre guardiano conduce le donne al monastero della signora
Il padre guardiano, letta la lettera di fra Cristoforo, decide di affidare le donne alla protezione della signora, una monaca di alto rango che, per quanto non sia la badessa, gode di grande autorità nel convento (è il barocciaio a fornire queste informazioni alle donne, lungo il viaggio verso il monastero). Il padre guardiano anticipa alla signora la vicenda dolorosa di Lucia, quindi ammette le donne nel parlatorio, dove la monaca le attende. La descrizione del suo aspetto lascia intuire in lei turbamenti e moti di ribellione, peraltro confermati da alcune battute amare o maliziose pronunciate nel corso del colloquio con le donne. Esse sono comunque accolte e alloggiate presso la fattoressa del convento.


La storia di Gertrude: la prima infanzia
Per spiegare quanto di strano era stato avvertito nel comportamento della monaca, il narratore apre un ampio flashback, che occuperà la restante parte del capitolo e l'intero capitolo successivo. La storia della monaca viene raccontata per tappe, a partire dalla nascita in una famiglia nobile e ricca che, prima ancora che venga alla luce, la destina alla vita claustrale, affinché l'intero patrimonio familiare sia ereditato dal primogenito. Chiamata con il nome di una santa di nobile famiglia, Gertrude subisce fin da bambina un pressante condizionamento psicologico, perché ogni discorso sul suo futuro sottintende il suo ingresso in convento.


L'educazione in convento e la supplica al vicario delle monache
A sei anni, Gertrude viene introdotta in convento per ricevervi un'educazione, come era costume per le figlie di famiglie nobili. In realtà, il padre ha manifestato i suoi progetti di monacazione della figlia alla badessa che, con altre monache, si rende complice nell'opera di condizionamento della bambina. Il contatto con le compagne, che le prospettano altre scelte di vita oltre a quella monastica, inquieta Gertrude, tanto più quando l'ingresso nell'età adolescenziale suscita in lei turbamenti e sogni.
Per quanto vagheggi l'idea del matrimonio, Gertrude si lascia tuttavia persuadere a inviare al vicario delle monache - un ecclesiastico incaricato di vagliare la sincerità delle vocazioni - la supplica per essere ammessa alla vita monastica. Se ne pente, però, e scrive al padre una lettera in cui smentisce la scelta del chiostro. La badessa le fa intendere che ha commesso una grave colpa. Questa è la situazione quando Gertrude lascia il convento per rientrare in famiglia per un mese, come, era consuetudine per chi volesse diventare monaca di clausura.


ll ritorno a casa e l'episodio del paggio
A casa, Gertrude viene emarginata dal resto della famiglia, relegata in una solitudine umiliante. Perfino i servitori si adeguano al comportamento del principe e degli altri familiari, tranne un giovane paggio per il quale Gertrude prova un'attrazione particolare. Sorpresa da una cameriera con un biglietto destinato al paggio, viene punita con la reclusione; in capo a pochi giorni, la giovane scrive al padre una lettera in cui invoca il perdono e si dichiara disposta a compiacerlo in ogni suo desiderio.


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