Riassunto capitolo 26 I Promessi Sposi


Riassunto del ventiseiesimo capitolo (cap. XVXI) del romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


Dove: nel paese dei promessi sposi, nel paese di villeggiatura di donna Prassede, nel paese di Bortolo.

Quando: dicembre 1628, nei giorni della visita del cardinale al paese dei promessi sposi e nelle settimane seguenti.

Chi: il cardinale, don Abbondio, il curato della parrocchia dell'innominato, Agnese, Lucia, donna Prassede, Renzo, Bortolo, don Gonzalo Fernandez de Cordova, il residente di Venezia in Milano.



Sintesi

ll colloquio fra il cardinale e don Abbondio: seconda parte
Alla domanda del cardinale, che vuol sapere quali provvedimenti abbia preso per difendere Renzo e Lucia dalla prepotenza di don Rodrigo, don Abbondio non risponde. Il cardinale lo incalza, chiedendogli conto dei motivi da lui addotti per rifiutare il matrimonio: don Abbondio capisce che le donne hanno parlato e cerca di difendersi come può, domandando a sua volta quale comportamento avrebbe dovuto tenere in una situazione così rischiosa. Oltre a pregare e aver fede nell'aiuto di Dio - dice il cardinale - il curato avrebbe dovuto rivolgersi al suo vescovo e rassicurarsi al pensiero che non sempre le minacce vengono attuate: sono le stesse argomentazioni che aveva a suo tempo usato Perpetua, come ben ricorda don Abbondio. Ma, egli obietta ancora, è facile dar consigli quando non si è in diretto pericolo: di queste parole il cardinale riconosce la fondatezza, subito accettandone il rimprovero implicito e chiedendo a don Abbondio di indicargli le sue debolezze. Ovviamente il curato si schermisce, anzi loda lo zelo del cardinale, senza rinunciare, però, a un'ulteriore accusa nei confronti dei due promessi, colpevoli di aver tentato il matrimonio «per sorpresa». Infine, alle nuove obiezioni di Federigo e al suo rinnovato invito ad amare il proprio gregge, don Abbondio prova qualcosa di simile al rimorso, ed è sincero quando promette di ravvedersi.


Il dono dell'innominato
Il giorno successivo, donna Prassede arriva al paese per prendere con sé Lucia, che deve così separarsi dalla madre; ma, poiché il luogo di villeggiatura della gentildonna non è molto distante, Agnese e Lucia si potranno rivedere. Intanto giunge un dono dall'innominato: cento scudi d'oro, che potranno servire per la dote di Lucia o per l'uso che le donne riterranno migliore. Agnese li riceve dal cardinale, li ripone a casa, nel saccone e, all'alba del mattino dopo, si mette in cammino per comunicare la bella notizia a Lucia.


Lucia rivela ad Agnese il voto
Alle parole della madre, entusiasta per le possibilità che la cospicua somma di denaro offre loro, Lucia risponde con la rivelazione del voto di verginità fatto alla Madonna. Agnese rimane interdetta, ma, insieme alla decisione della figlia, accetta l'incarico di trovare una persona fidata che scriva a Renzo di rinunciare all'idea del matrimonio; Lucia desidera inoltre che metà della somma avuta in dono sia inviata a Renzo. Le due donne si separano tra abbracci e lacrime, con la prospettiva di rivedersi, al più tardi, l'autunno dell'anno successivo: Lucia, infatti, seguirà donna Prassede a Milano.


L'inutile ricerca di Renzo
Agnese, in realtà, non riesce a mettersi in contatto con Renzo che sembra scomparso. Il governatore di Milano, don Gonzalo Fernandez de Cordova, non aveva rinunciato a farlo ricercare, facendo pressioni presso le autorità della Repubblica veneta. Nessuno però aveva potuto trovarlo perché Bortolo, messo sull'avviso, aveva provveduto a trasferirlo in un altro paese, sotto falso nome; peraltro, le ricerche delle autorità venete erano state alquanto superficiali, perché esse tendevano a incoraggiare i filatori di seta milanesi a trasferirsi sul loro territorio. Per spiegare l'assenza di Renzo, Bortolo aveva inoltre messo in circolazione una serie di versioni diverse che furono tutte riferite all'inviato del cardinal Federigo: per il momento, dunque, Renzo risulta introvabile.


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