Capitolo 26 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento
     


Capitolo 26 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Analisi e commento del ventiseiesimo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La Struttura

Gran parte del capitolo ventisei è occupato dal dialogo, per altro già iniziato nel precedente, tra don Abbondio e il cardinale. Il colloquio tra i due personaggi è quindi un'unica sequenza suddivisa in due parti; la prima prende il capitolo 25 dove era stato posto l'argomento della discussione ovvero la mancata celebrazione delle nozze, mentre nella seconda, nel capitolo in analisi, abbiamo don Abbondio che espone e cerca di difendere il proprio "sistema di vita".
Al termine del dialogo, l'attenzione del narratore si sposta sulle due
donne, Lucia e Agnese, la quale viene a conoscenza del voto di Agnese. Si ritorna anche sulle orme di Renzo, ormai in salvo nel bergamasco. L'autore trova però necessario, anche per spiegare l'insuccesso delle ricerche fatte sul suo conto dal cardinale e da Agnese, introdurre un flash-back per raccontare cos'è successo al giovane promesso sposo.


Personaggi e Nuclei Tematici

L'argomento principale del colloquio tra il cardinale e don Abbondio consiste nella difesa, da parte di quest'ultimo, del proprio comportamento e di conseguenza di un intero sistema di vita. Lo stesso dialogo presenta il contrasto tra l'ideale (incarnato dal cardinale) e il reale: in altre parole il conflitto tra ciò che si dovrebbe fare (e che per altro il cardinale fa) e invece ciò che si fa (Il coraggio uno non se lo può dare).

Vediamo meglio questo conflitto.

Cardinale: ha un senso altissimo della giustizia e della missione sacerdotale, ma si rende conto del dramma di don Abbondio, costretto a vivere in una società violenta.

Don Abbondio: fragilità e paura per la propria vita, mutamento graduale (si commuove e riflette sul proprio operato), tuttavia non vi è una vera e propria conversione. Egli rimane legato a quella tremenda paura che è il nucleo della propria personalità.

Questi due personaggi trovano dei punti in comune soltanto al pensiero della vecchiaia e della morte, non viene quindi riproposto quel rapporto profondo che era maturato in seguito alla conversione dell'Innominato.

Come detto nella sezione "Struttura", la parte conclusiva del capitolo è dedicata a Lucia, Agnese e a Renzo, di cui, dopo l'esito felice della fuga, non si era saputo più nulla.

Troviamo quindi un altro dialogo, questo volta tra Lucia e sua madre. In questa circostanza Agnese scopre il voto fatto da Lucia che prova una "gran ripugnanza" a rivelarlo. Questa "ripugnanza" è dovuta al fatto che Lucia è ancora molto legata al giovane Renzo di cui per altro lei non ha più notizie. Lucia sa comunque che la forza per affrontare e superare questo momento difficile arriverà solamente dalla Provvidenza, a cui si abbandona totalmente.
Arriviamo infine a Renzo. Nella presentazione del narratore possiamo subito notare un legame tra verità e apparenza. In effetti, il giovane è innocente, se ha commesso qualche errore è stato per la sua ingenuità. Agli occhi della giustizia, però, che si basa soltanto su ciò che appare, egli è un "malandrino, un ladrone pubblico, un promotore di saccheggio e d'omicidio". E' importante questo tema in quanto rappresenta la denuncia, da parte del Manzoni, dei politici dell'epoca, insensibili e facili a condannare un uomo. Politici però che, con grande ironia, vengono beffati da un semplice popolano (Bortolo, il cugino di Renzo), il quale riesce con le sue piccole astuzie a depistare le indagini della grande macchina della giustizia e a salvare Renzo.



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