Capitolo 21 I Promessi Sposi - Riassunto


Riassunto del ventunesimo capitolo (cap. XXI) del romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


Dove: lungo la strada dalla Malanotte al castello dell'innominato; nel castello.

Quando: dicembre 1628, la sera e la notte successive al rapimento di Lucia.

Chi: Lucia, la vecchia, il Nibbio, l'innominato.



Sintesi

Lucia è accolta dalla vecchia
Alla Malanotte, Lucia è trasferita dalla carrozza nella bussola in cui l'attende la vecchia. I suoi tentativi di consolarla e di farle coraggio, come il padrone le ha ordinato, non recano tuttavia alcun conforto alla giovane, la quale continua a chiedere perché mai sia stata rapita e a supplicare, in nome della Vergine, di essere liberata.


ll Nibbio fa la sua relazione all'innominato
Mentre la bussola avanza, il Nibbio la precede di corsa per riferire all'innominato che tutto è stato fatto secondo i suoi ordini. Il signore si stupisce nell'udire il capo dei suoi bravi confessare che la giovane gli ha fatto compassione: il primo impulso è di liberarsene, mandando subito il Nibbio ad avvertire don Rodrigo affinché qualcuno dei suoi venga a prelevare Lucia. Ma una voce interna si leva a contraddire la prima risoluzione; il Nibbio viene congedato con l'ordine di presentarsi la mattina successiva per eseguire i comandi del padrone. Questi, sempre in bilico fra la tentazione di ignorare Lucia e quella di scoprire in che modo essa abbia potuto suscitare compassione nel Nibbio, si risolve infine per il confronto diretto.


L'incontro fra Lucia e l'innominato
Nell'entrare nella stanza in cui Lucia è rinchiusa con la vecchia, l'innominato ordina alla fanciulla, che se ne sta raggomitolata in un angolo, di alzarsi. Lucia si offre come vittima in suo potere, suscitando sulle sue labbra parole di rassicurazione del tutto insolite. Lucia prima protesta per la violenza di cui è stata fatta oggetto, quindi prende a supplicare con sempre maggior fervore affinché l'innominato compia un'opera di misericordia che gli varrà il perdono di Dio nel momento del giudizio. Egli si allontana senza aver nulla promesso, se non un nuovo incontro per la mattina successiva, dopo aver raccomandato alla vecchia di prendersi cura di Lucia.


La notte di Lucia
Una donna porta da mangiare, ma Lucia, rifiutati il cibo e il letto che la vecchia, sia pur con stizza, le offre, e rimane nel suo cantuccio sul pavimento. L'angoscia sembra averla vinta su di lei, tanto che a un certo punto desidera morire. Ma proprio in quel momento prende a recitare il rosario; pensando poi che la sua supplica sarebbe stata più ascoltata se accompagnata da un sacrificio, fa voto di rimanere vergine, rinunciando al matrimonio con Renzo, pur di essere liberata e poter ricongiungersi con la madre. Finalmente la sua ansia si placa e, ormai quasi all'alba, riesce ad addormentarsi.


La notte dell'innominato
Anche l'innominato trascorre una notte insonne, rimproverandosi dapprima di aver incontrato Lucia, le cui parole lo hanno profondamente turbato, ma ammettendo che, in altre circostanze, la vista delle proprie vittime non lo aveva minimamente scosso. Tutta la sua vita gli si presenta alla memoria, e ora gli atti violenti gli appaiono degni di condanna: non più frutto di una volontà di autoaffermazione spinta all'estremo, ma prove di una sorta di schiavitù a cui egli si è assoggettato. Al culmine della disperazione, afferra una pistola per uccidersi; ma l'idea del proprio cadavere sformato, in mezzo alla curiosità della gente, lo frena; il pensiero di un'altra vita, di un giudizio di Dio dopo la morte, viene a occupare la sua mente, portando all'estremo la sua inquietudine. Le parole che Lucia aveva pronunciato: "Dio perdona tante cose, per un'opera di misericordia!",  gli tornano però alla memoria, aprendo una nuova prospettiva, anche se ancora confusa, nella sua vita. All'alba, pochi momenti dopo che Lucia si era addormentata, le sue orecchie sono colpite da un lontano suono di campane. In fondo alla valle, scorgendo persone vestite a festa che si affrettano a una meta comune, si domanda che cosa mai possa unire tanta gente diversa.


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