Capitolo 21 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento
     


Capitolo 21 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Analisi e commento del ventunesimo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La Struttura

Il capitolo si può dividere in due grandi macrosequenze, la prima parte racconta dell’angosciosa notte trascorsa da Lucia nel castello dell’Innominato, mentre la seconda mette in luce l’altrettanto angosciosa notte passata dall’Innominato in un’altra parte del castello.
Due vicende solo presentate come simultanee dal punto di vista temporale grazie all’abilità del narratore-regista che ci trasporta da un’ala ad un’altra del castello.
Come Renzo a Milano (vd. Analisi dei capitoli dal XI al XVII), anche Lucia dovrà superare una prova difficile, dalla quale però uscirà umanamente più arricchita e maturata.


Lo Spazio

In questo capitolo, e anche nel precedente, gli spazi acquistano un carattere prettamente simbolico che approfondisce le caratteristiche dell’Innominato.
Abbiamo la solitudine dell’uomo (“l’essere innanzi a tutti gli dava talvolta il sentimento d’una solitudine tremenda), la solitudine dei luoghi (“schegge e macigni, erte ripide, senza strada e nude”), la superiorità fisica e potere (“dominava all’intorno tutto lo spazio. Era grande, bruno, calvo”) e l’altezza (“il castello dell’Innominato era a cavaliere a una valle … sulla cima d’un poggio”).
Come per il castello di Don Rodrigo, anche quello dell’Innominato, è posto su un’altura che sta a simboleggiare, assai chiaramente, l’immagine della sua volontà che domina incontrastata le vicende dei contemporanei


I Personaggi

In questo capitolo emerge molto bene come Lucia sia la completa antitesi dell’Innominato.
All’inizio, Lucia è il simbolo dell’innocenza e della fede ed è la vittima perseguitata, mentre l’Innominato incarna le forze del male, rifiuta la grazie divina ed è il persecutore della vittima. Nel seguito invece, Lucia riprende la propria fermezza e l’autocontrollo e si congeda dall’Innominato con una richiesta di liberazione. L’Innominato è invece profondamente turbato dalle parole di Lucia e si congeda da lei con una promessa di liberazione.
Dopo il dialogo tra l’Innominato e Lucia si inserisce un altro personaggio, protagonista di un episodio che si colloca all’interno del capitolo. Stiamo parlando della vecchia serva. Una scelta, questa, che serve a smorzare il tono quasi patetico e commovente del capitolo. La vecchia incarna i difetti del carattere, le passioni di cui il narratore aveva accennato nel capitolo precedente: la stizza e la pigrizia alle quali si aggiunge l’ingordigia. Servile e sempre timorosa delle possibili reazioni del padrone, assiste Lucia perché così le è stato comandato, ma senza autentica compassione. Il suo monologo rappresenta una pausa nella narrazione e prepara il dramma dei protagonisti rappresentato dalla notte.
In Lucia, l’angosciosa notte rappresenta l’alterazione fisica e psichica, in cui si mescolano realtà e immaginazione, la caduta nell’angoscia, una forte tensione emotiva, il ricorso alla preghiera e voto di non sposarsi. Il tutto si conclude con un profondo sonno.
Nell’Innominato invece possiamo notare un intenso senso di disperazione, acuito dall’esame delle scelleratezze commesse, forte tensione emotiva (come Lucia, anche lui ha un forte desiderio di morire). L’alba imminente rappresenta l’uscita definitiva dal male.
Nonostante tutto, l’Innominato non si è ancora completamente convertito. Lo sarà soltanto dopo l’incontro con il cardinale Federigo Borromeo.



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