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Eneide Libro VI - Analisi temi e personaggi

Analisi dei temi trattati, il tempo, lo spazio, il narratore e descrizione dei personaggi del sesto libro dell'Eneide.
Enea e la Sibilla Cumana traghettati da Caronte


I temi

Dominante nella parte iniziale del libro è il tema della morte degli innocenti: Miseno che viene punito da Tritone, i fanciulli morti anzitempo, le anime che si affollano presso la barca di Caronte, i suicidi, Palinuro, sono personaggi la cui morte è inspiegabile e non è consolata né dalla gloria né dalla pienezza di una vita vissuta fino alla maturità. La seconda parte del libro è legata al tema del futuro luminoso di Roma, la città che i discendenti di Enea fonderanno.
Anchise, il padre di Enea da poco scomparso, si assume il compito di profeta e illustra le anime dei grandi di Roma, incarnando il tema politico della celebrazione della gloria futura e dall'alta missione civilizzatrice. L'opera di Enea sarà dura, richiederà coraggio e forza di sopportazione, sarà segnata dalla vittoria finale, ma anche da numerose sconfitte e gravi dolori: tutto questo gli è richiesto in quanto realizzatore della funzione provvidenziale che il Fato gli ha assegnato. L'incontro tra Enea e Anchise, scopo primario della discesa agli Inferi, chiude significativamente il libro e apre la parte successiva del poema: la profezia, posta alla fine dei primi sei libri, quando ormai sono prossime a concludersi le peregrinazioni dei Troiani, ribadisce la futura grandezza di Roma e riconforta Enea mentre sta per affrontare nuove prove. Alcuni elementi del racconto, quali il ramo d'oro, la porta dell'aldilà da cui Enea ritorna, il viaggio stesso, assumono significati simbolici, difficilmente definibili, ma confermano il destino eccezionale dell'eroe, scelto per questa straordinaria avventura.



La struttura del libro

Due sequenze, di diversa ampiezza, scandiscono la narrazione:
  • la prima (vv. 1-235), inerente la profezia della Sibilla; 
  • la seconda (vv. 236-901), inerente la discesa nell'oltretomba e l'incontro con Anchise. La seconda parte, preparata dalla prima e collegata ad essa dalla mediazione della Sibilla, è certamente dominante sia per l'estensione sia per il significato.



Le fonti

Il precedente omerico (Odissea XI) ha influenzato senza dubbio Virgilio, fornendo lo spunto e rappresentando un modello narrativo, in parte seguito dal poeta latino. Quest'ultimo, però, inserisce numerosi elementi specificamente romani, quali, ad esempio, la sfilata dei Romani illustri, o di derivazione filosofica (la teoria della metempsicosi), finalizzati a introdurre il tema della futura gloria romana, che è ovviamente estraneo all'Odissea.



Il narratore

Il poeta è il regista della narrazione, in cui introduce con sapiente equilibrio le parti descrittive e gli interventi dei personaggi. Tuttavia, nella seconda parte, domina la figura di Anchise, la cui voce (narratore di secondo grado) si sovrappone a quella del poeta, narratore di primo grado, e risulta particolarmente suggestiva perché portatrice di una verità superiore.



Lo spazio

Lo spazio esterno del sesto libro è Cuma, unica tappa del viaggio dalla Sicilia alle foci del Tevere, sede di un oracolo di Apollo, e l'Averno, il lago che si riteneva ingresso all'Erebo, vero scopo della sosta di Enea. Il mondo dell'aldilà, nel quale a Enea è concesso di passare vivo dal mondo dei vivi, è segnato dal dolore dei suoi abitanti e dal rimpianto della vita trascorsa e perduta; solo nella scena dei Campi Elisi si apre a una considerazione serena della morte: lo spazio rappresenta perciò soprattutto l'idea che il poeta ha dell'uomo e del suo destino. E inoltre importante osservare che, mentre Odisseo nell'XI dell' Odissea non entra nel mondo dei morti, ma si ferma sulla soglia di esso, Enea attraversa tutto l'aldilà disegnandone una topografia, frutto in gran parte della fantasia di Virgilio, soprattutto per quanto riguarda la divisione del mondo ultraterreno in due aree fondamentali, quella dei dannati e dei beati, oltre a una sorta di "limbo", in cui vagano le anime degli insepolti.



Il tempo

La narrazione abbraccia un arco di tempo che va dalla discesa agli inferi fino alla sera successiva.


L'ordine della narrazione
La narrazione è lineare, cioè segue la successione cronologica degli avvenimenti; solo la profetica visione di Anchise apre un'ampia prospettiva sul futuro, che anticipa il futuro glorioso di Roma (prolessi).



I personaggi

Da questo libro in poi l'aspetto pubblico del personaggio di Enea si accentua: egli è il capo dei suoi uomini, ha su di sé la responsabilità di fondare la nuova città, che il Fato gli ha destinato; più sfumato è il rilievo dato ai suoi sentimenti e alle sue scelte personali. Sotto questo aspetto, i momenti più sentiti sono l'incontro con Didone, che porta l'eco della passione amorosa anche oltre la vita terrena, la commiserazione dei fanciulli e dei morti giovani o per ingiusti motivi, la tristezza per la morte di Palinuro e di Deifobo, personaggi che rivelano all'eroe pensoso il dramma dell'infelicità e la durezza del Fato. La morte degli individui resta un enigma inspiegabile, mentre la profezia di Anchise ribadisce il valore dell'eroismo in rapporto al piano del Fato: ma anche le parole di Anchise si piegano al compianto quando egli celebra la morte del giovane Marcello: dopo l'esaltazione della gloria e della prosperità, il dolore riporta nel cuore del dilemma del destino umano.


Gli dei
Non gli dei, ma il Fato è protagonista di questo libro, filtrato dalle parole di Anchise, che ne rappresenta la mediazione "umana": in nome del Fato il protagonista ha già abbandonato Didone e ripreso il viaggio, in nome del Fato affronterà tutte le prove successive. La presenza della Sibilla, nello stesso tempo profetessa e guida dell'eroe, depositaria di segreti divini, sottolinea che Enea è un uomo chiamato a un destino eccezionale.



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