Eneide Libro 4 - Riassunto
     


Eneide Libro 4 - Riassunto


Riassunto del libro IV (quarto) dell'Eneide.

La morte di Didone, Roma, Galleria Spada, 1631

Didone, ormai preda della passione per Enea, confida alla sorella Anna il suo amore, ma afferma di non volere nuove nozze, per fedeltà al marito Sicheo; tuttavia, ella riesce a convincerla a cedere ai doni di Venere, mostrandole come un matrimonio con Enea possa rivelarsi utile per il suo popolo circondato da genti ostili.

Le sorelle decidono quindi di offrire un sacrificio a Giunone, protettrice delle nozze e quest'ultima rimprovera Venere di aver catturato la regina con le sue trame e le propone di far sposare i due, sperando di trattenere così Enea in Africa e di impedirgli la fondazione di Roma; Venere accetta, affidando a Giunone il compito di convincere Giove di questo progetto, visto che la dea vuole danneggiare i Troiani e vorrebbe opporsi ai disegni del Fato. Durante una festosa battuta di caccia, Giunone scatena un violento temporale che costringe Enea e Didone a nascondersi in una grotta, dove la dea li unisce in un matrimonio furtivo.

La fama dell'accaduto si diffonde e si ingigantisce, arriva fino a Iarba, figlio di Giove e sovrano di Libia, che era stato rifiutato da Didone: sdegnato, si rivolge al padre e lo prega di punirla. Giove asseconda la preghiera del figlio e soprattutto garantisce il piano del Fato: manda infatti Mercurio da Enea per spingerlo a partire, ricordandogli la sua fatale missione.

Enea, confuso e mortificato per l'errore religioso, all'apparire di Mercurio non si sottrae al suo dovere: fa subito preparare le navi, sperando di trovare un modo per annunciare a Didone la partenza, ma prima che egli gliela possa comunicare, la donna si avvede dei preparativi e lo accusa di volerla abbandonare, senza alcuna gratitudine verso di lei, senza alcuna traccia di sentimento: Enea risponde che si deve adeguare al volere dei Fati e che non può rimandare la partenza. Mentre l'eroe troiano ultima i preparativi, Didone lo scongiura invano, tramite la sorella Anna, di attendere almeno qualche tempo.

Ormai in preda alla follia, tormentata dalla voce del marito, che le sembra chiamarla, e da funeste visioni, Didone medita il suicidio; infine ordina ad Anna di innalzare un rogo nel cortile più interno della casa dove essa brucerà le armi, il letto nuziale, tutto ciò che le ricorda Enea, con il pretesto del consiglio di una maga. Durante la notte, piena d'angoscia, Didone decide il suicidio, oppressa anche dal rimorso di aver tradito il marito.

Nel frattempo Mercurio appare in sogno a Enea che, ormai sicuro di aver adempito al suo dovere, dorme sereno, e gli consiglia di partire subito, senza attendere l'alba: quindi in fretta i Troiani partono festanti. Non appena Didone vede la flotta, ormai lontana, procedere a vele spiegate, si abbandona alla disperazione e mette in atto il suo piano, suicidandosi sul rogo preparato con il pretesto del rituale magico, dopo aver maledetto Enea e la sua discendenza. La sorella Anna, che accorre quando ormai è troppo tardi, è sconvolta dal dolore e dal rimorso di aver incoraggiato l'amore per Enea; infine Giunone, impietosita dalla sofferenza di Didone agonizzante, invia Iride a strapparle il capello cui è ancora legata la sua vita, liberandola così dal dolore.


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